TERREMOTO EMILIA/ A Pomeriggio 5 il parere dell’esperto e le interviste ai volontari della Croce Rossa. 5 giugno 2012

- La Redazione

Nella prima parte della puntata odierna di Pomeriggio Cinque si torna a parlare del terremoto in Emilia, per poi concentrare l’attenzione sul tema della violenza sulle donne e sulla cronaca

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Pomeriggio 5, riassunto prima parte 5 giugno 2012 – Nella prima parte della puntata odierna di Pomeriggio Cinque si torna a parlare del terremoto in Emilia, per poi concentrare l’attenzione sul tema della violenza sulle donne e sugli ultimi fatti di cronaca. Per quanto riguarda i tragici eventi avvenuti in Emilia-Romagna, il terremoto purtroppo non ha colpito soltanto gli adulti ma anche i bambini, che ai microfoni di Pomeriggio Cinque raccontano il prima e il dopo, così come lo hanno vissuto e lo stanno vivendo attualmente. A sostengo dei più piccoli sono arrivati anche i clown della Croce Rossa Italiana ed è andato a parlare con loro a Cavezzo (MO) Davide Loreti, l’inviato di Pomeriggio Cinque. Si tratta di ragazzi, tutti volontari, che normalmente lavorano negli ospedali e che ora hanno messo i loro sorrisi a disposizione dei terremotati. Vera Slepoj, psicologa e psicoterapeuta è invece ospite in studio e spiega che solitamente per aiutare i bambini in queste situazioni si tende a raccontare loro delle fiabe, che possono rivelarsi ottimi mediatori. Altrettanto importanti sono poi i disegni, attraverso i quali i più piccoli possono esprimere quello che hanno provato. Per avere dei dati scientifici più specifici riguardo al terremoto, è stato chiamato a parlare in trasmissione anche il sismologo Enzo Boschi, il quale afferma che la sequenza sismica sembra stia diventando meno violenta. Lesperto vuole però chiarire che si tratta di considerazioni basate solo su sensazioni, perché i terremoti non si possono prevedere e questo lo sappiamo tutti molto bene. In esclusiva Pomeriggio Cinque propone oggi l’intervista alla mamma di Biagio Santucci, operaio di appena 25 anni che lavorava in una fabbrica che produceva macchinari per la dialisi e che è crollata in seguito alla scossa di domenica scorsa. La mamma di Biagio si trova a Mirandola, in una tenda, e dal giorno della tragedia non riesce ad alzarsi dalla sua brandina. Biagio era stato assunto da poco ed era un precario, ma amava tantissimo il suo lavoro, racconta la donna piangendo. In collegamento telefonico c’è Luigi Pagano, Vicecapo di Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che si schiera a favore della possibilità di utilizzare dei detenuti per la ricostruzione in Emilia, ipotesi lanciata dal ministro della Giustizia Paola Severino. La proposta ha fatto però discutere, soprattutto tra gli abitanti del luogo. 

Per parlare invece di stalking e violenza sulle donne, si parte dal caso di Sara, 33 anni, che vive in un incubo da quando ha denunciato il padre di suo figlio. Da allora sono iniziate le minacce di morte per lei e per i suoi familiari. La donna ora vorrebbe lanciare un messaggio, invitando le donne a denunciare, perché la denuncia può essere una liberazione quando ci si trova a vivere un massacro interiore di quel tipo. Ma non tutte le donne che denunciano hanno la fortuna si Sara. Antonella ad esempio, nel 2007, è stata uccisa dal suo fidanzato Luca e oggi ospite in studio c’è Rosa, sua mamma, che spiega che allora nessuno fece niente per salvare sua figlia, nonostante le tante denunce. La sensazione di allora consisteva in una totale solitudine ed abbandono da parte delle istituzioni, e così la ragazza è morta mentre il suo fidanzato è stato condannato a 16 anni. La mamma ammette di non credere più nella giustizia, perché a quei tempi si sarebbe dovuto fare in modo di tenere quella persona lontana da sua figlia. Ad altre mamme che potrebbero essere in ascolto, Rosa vuole dunque dire di denunciare, ma sottolinea che poi è importante che ci sia attenzione da parte di chi gestisce le denunce. Questo pomeriggio si raccoglie anche la testimonianza di Paolo, il padre di un’altra ragazza, Sonia, che è stata minacciata e picchiata da suo marito tanto da averlo denunciato per ben tre volte. La Procura l’aveva rassicurata, invece nulla di concreto è stato fatto e la donna è stata abbandonata al suo destino. Eppure quella di Sonia era una sorta di morte annunciata. Allora però – era il 2000 – ancora non esisteva il reato di stalking, che oggi è stato invece introdotto.



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