CHE TEMPO CHE FA/ Chi è Massimo Gramellini, vice direttore de La Stampa e autore di “Fa bei sogni”

- La Redazione

Autore della rubrica “Buongiorno” su La stampa, Massimo Gramellini è opinionista a Che tempo che fa su Rai Tre dal 2005. Ecco chi è il giornalista torinese

massimo-gramellini
Massimo Gramellini

Il giornalista e scrittore Massimo Gramellini nasce a Torino 2 ottobre 1960, da una famiglia di origini romagnole trasferitasi nel capoluogo piemontese per motivi di lavoro. Dopo aver conseguito la maturità classica, il giovane Gramellini decide di intraprendere gli studi universitari iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza che, però, insoddisfatto, abbandona. Nel 1985 si ritrova, casualmente, a scrivere per una rubrica del Corriere dello Sport cosa che, di fatto, segnerà l’inizio della sua carriera di giornalista. Fino al 1991 continuerà a scrivere di sport, collaborando prima con la redazione del quotidiano milanese Il Giorno e, successivamente, con quella romana de La Stampa. In questi anni, avviene la svolta della sua vita lavorativa, che lo porterà ad occuparsi di politica negli infuocati anni di Mani Pulite e che, successivamente, lo condurrà, nel 1993, in una Sarajevo sotto assedio come inviato di guerra, esperienza che lo segnerà nel profondo. Nel 1999 gli verrà assegnata una rubrica di ventidue righe in prima pagina su La Stampa, “Il Buongiorno”, che diverrà ben presto un vero e proprio cult molto amato dai lettori. Nel 2005, grazie ormai alla consolidata popolarità dei suoi articoli, Gramellini ritorna a Torino, dove gli viene conferito il ruolo di vicedirettore de La Stampa. Contemporaneamente, ha inizio la sua avventura televisiva, grazie alla collaborazione con Fabio Fazio nella trasmissione “Che Tempo che Fa”, in cui gestisce rubriche settimanali molto apprezzate dai telespettatori. Nel 2010, Gramellini si cimenta anche come scrittore, pubblicando il suo primo libro, “L’Ultima Riga delle Favole”, edito Longanesi, una favola esoterica che ha come tema principale il superamento delle paure e dei blocchi che ci impediscono di realizzarci e di vivere la vita appieno. Il libro ottiene un buon riscontro di pubblico, con circa 250.000 copie vendute. Proprio in concomitanza con la pubblicazione de “L’Ultima Riga delle Favole”, scopre, grazie alle rivelazioni di una vecchia amica di famiglia, la verità su un episodio che ha segnato profondamente tutta la sua esistenza, ossia la morte della madre avvenuta quando aveva solo 9 anni. Per circa 40 anni, infatti, gli era stato raccontato che la morte della sua giovane mamma fosse avvenuta per cause naturali, anche se, in fondo al suo cuore, egli sentiva che la versione a lui narrata non poteva corrispondere alla realtà dei fatti. Giuseppina Pastore, infatti, sceglie volontariamente di porre fine alla sua vita, lanciandosi dal balcone del suo salotto, poco dopo aver dato la buonanotte al piccolo Gramellini. Questa verità sconvolge il giornalista, che, per tutta la vita, è stato attraversato da insicurezze e rancori per la morte inspiegabile di sua madre, cosa che ha compromesso per lungo tempo anche i suoi rapporti con le donne. Tutto ciò, però, viene tramutato in uno stimolo positivo, che lo porta a scrivere un vero e proprio romanzo confessione, dal titolo “Fai bei Sogni”, in cui narra il difficile percorso interiore intrapreso per accettare la morte di sua madre e, in un certo senso, perdonarla. Il libro, commovente e introspettivo, balza molto presto in cima alle classifiche italiane, con più di un milione di copie vendute.

Sempre estremamente calato nella più stretta attualità, l’ultimo suo “Buongiorno” è dedicato alla denuncia dell’Ocse che definisce i giovani italiani come “inoccupabili”. Gramellini indica come responsabile di queste perdita di appetibilità dei nostri ragazzi a livello lavorativo, la classe dirigente del nostro Paese che ha ” tolto risorse all’istruzione, alla ricerca e alla formazione”. Aggiunge, inoltre, che i giovani italiani sono assolutamente demotivati e scoraggiati anche a causa di un sistema corrotto in cui il merito non viene premiato e solo gli “ammanicati” riescono ad andare avanti e avere successo. La chiosa finale è, come sempre, a effetto: Gramellini, infatti, sostiene che il problema italiano non è rappresentato dai non occupabili ma, piuttosto, da coloro che hanno occupato fin troppo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori