SERVIZIO PUBBLICO/ Travaglio: ho votato Beppe Grillo. Lite tra Cacciari e Lerner (video). Puntata 7 marzo 2013

- La Redazione

Nella puntata di Servizio Pubblico di ieri, giovedì 7 marzo, tra gli ospiti di Michel Santoro c’erano Enrico Mentana, Gad Lerner, Rosi Bindi e, in collegamento, Massimo Cacciari

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Michele Santoro (Infophoto)

Tra mari e monti. Michele Santoro ha aperto la puntata di Servizio Pubblico di ieri, giovedì 7 marzo, riprendendo il refrain della sigla introduttiva, per analizzare la difficile situazione politica che segna questa prima decade di marzo. Le elezioni sono alle spalle, ma allorizzonte sembra non profilarsi nessuna possibilità di intesa tra i partiti che hanno “vinto”. Un cappello introduttivo ricco di analisi, ipotesi, congetture, possibilità e programmi rifiutati. Un accenno allo slogan che vorrebbe Berlusconi come “stravincitore”. E poi? La cruda realtà rimane inchiodata al fatto che la Nazione non ha ancora un esecutivo in grado di mettersi a lavorare in maniera consapevole per il bene dei cittadini. Da qui il titolo della puntata: La scelta del Presidente. Michele Santoro afferma quanto a Grillo piaccia la solitudine, viste le posizioni assunte nei confronti di ogni possibile apertura nei confronti del Pd. Laccenno alla violenza di piazza viene analizzato dal conduttore e ridotto a unerrata lettura fornita da parte dei media: Grillo teme la violenza, sembra, tornando a leggere con accortezza lintervista rilasciata alla rivista Time. Una possibilità preoccupante. Potrebbe apparire un accenno alla violenza il progetto di eliminare tutti i partiti, così come lidea di ottenere una maggioranza “bulgara” alle prossime elezioni? Il pericolo della violenza è autentico, come quello che Bersani e Grillo corrono di perdere unennesima occasione per cercare un minimo punto dincontro. E Napolitano? Pensa realmente a un governo Rodotà, in perfetta antitesi col precedente governo Monti? Alla rete, questo, piacerebbe e molto.

Il servizio dedicato allo scandalo dei voti comprati per far cadere lesecutivo Prodi nel dicembre 2008, offre unintervista col professore intrisa di forte preoccupazione. A Romano Prodi, quello che urta, è la violenza che viene inflitta alla democrazia da parte di un sistema che, inutile ripeterlo, agonizza nella corruzione totale. Il ribrezzo è rivolto alla tragica commistione di faccende personali, interessi privati, in quello che dovrebbe essere il campo neutro degli interessi pubblici. Comunque, sono i tre milioni di euro chiesti dal senatore De Gregorio a gridare allo scandalo. Gli ospiti intervenuti promettono accesa discussione. Tre conduttori televisivi agguerriti, Gad Lerner, Enrico Mentana, lo stesso Michele Santoro, sembrano poter stringere dassedio un isolato Marco Travaglio. Rosi Bindi, da parte sua, offre la solita manovra difensiva della dirigenza Pd armai sullorlo di una possibile rottamazione. Marco Travaglio esordisce con un secco no a un possibile governo Bersani/Grillo. Sostiene che per il Pd, una scelta del genere potrebbe risultare estremamente imbarazzante. Per capire, è sufficiente confrontare i due programmi elettorali, troppo diversi. Sarebbe difficile, dal suo punto di vista, arrivare a unagenda comune come nelleconomia del governo della Regione Sicilia. Quali sono le ragioni? Travaglio, che ha sostenuto e votato Grillo, non si sbilancia. 

Rosi Bindi non è d’accordo con le posizioni di Travaglio ricordando che spetta ai vincitori della consultazione elettorale la responsabilità di dotare la Nazione di un governo e che la scelta di colui o coloro che si dovranno impegnare in questa difficile impresa deve partire dal Quirinale. Inoltre, non sono da trascurare i punti dellagenda europea sottoscritti dal precedente esecutivo Monti. Un tradimento di questi onerosi accordi condurrebbe lItalia al fallimento esponendo a una crisi preoccupante lUe stessa. Lintermezzo dedicato a Renzi non rivela nulla di nuovo. Il sindaco di Firenze, inseguito, non lascia trapelare nessuna rivelazione in merito a una sua possibile ricandidatura anzi, richiama alla necessità di lavorare senza perdere troppo tempo per uscire da questa situazione di stallo. Enrico Mentana esordisce affermando che le elezioni di febbraio hanno sbriciolato ogni equilibrio politico esponendoci davanti a una situazione inaspettata. Dal suo punto di vista, il Pd auspicherebbe un governo di forte rappresentanza, come nelle intenzioni pre-elettorali. Questa sarebbe, a suo giudizio, lultima carta da giocare.

Gad Lerner ritorna sulla scelta di Travaglio di aver votato per il M5S. Riconosce la sua difficile posizione, davanti a tre conduttori, appunto, con la possibilità di venire letteralmente “spolpato” per le posizioni assunte. Lerner, con lucidità, ammette di non averne azzeccata una, in materia di previsioni elettorali, per questo, si sente in forte imbarazzo anche se propende con favore verso un incarico conferito a Bersani. Interessante l’intervento, fuori studio, di Massimo Cacciari. La sua domanda ruota attorno a una cifra: come mai, il 75% degli italiani hanno votato per Berlusconi, Grillo oppure si sono astenuti? Il punto da non trascurare, a giudizio del filosofo, è proprio questo. Quali motivazioni si celano dietro una scelta di questo genere? Il fatto di essere un Paese allo sfascio è evidente, ma da un punto di vista culturale e sociale? Come ha potuto la Lombardia tornare in braccio alla Lega di Maroni dopo i danni causati dalla presidenza Formigoni? Nasce poi un piccolo battibecco tra Cacciari e Lerner (in ultima pagina il video).

Secondo Paolo Becchi, ordinario di filosofia del diritto presso l’Università di Genova, i numeri usciti dalle urne sentenziano che Grillo deve governare. Il voto dei giovani che sostengono il movimento chiede questo a gran voce, legittimandolo. M5S ha diritto di governare, stando a questi ragionamenti. Potrebbe apparire una forzatura, come le spinte verso un “governassimo” esercitate da Grillo stesso.

Su questo tema, controverso, è intervenuta la giornalista tedesca Petra Reski, presente in studio. Nell’intervista da lei fatta al leader M5S, sembra che trapeli questo azzardo politico anche se, dopo un’accorta rilettura, l’intervistatrice stessa arriva a sostenere che Grillo mai avrebbe indicato un possibile governo Pd/Pdl. Una discussione interessante, vivace, ma sempre ferma, malgrado gli invitati, sulle solite questioni malgrado i servizi proposti, dove si fa sempre più cenno alle evidenti sofferenze economiche e sociali che gli italiani stanno sempre più vivendo nella quotidianità.



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