ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO/ Amadeus: con la beatbox mi voglio divertire. Che rimpianto per Leredità…

- int. . Amadeus

Con Altrimenti ci arrabbiamo, il programma di Rai Uno, mi sono messo in gioco, spiega AMADEUS, che descrive Pietro Iossa, il suo maestro di beatbox, come molto bravo e paziente

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Amadeus e il suo giovane maestro Pietro Iossa

«Mi sono messo in gioco e mi voglio divertire. questo lo spirito con cui Amadeus affronterà anche la seconda puntata di Altrimenti ci arrabbiamo, il nuovo talent show condotto da Milly Carlucci, in onda questa sera su Rai Uno. In diretta dallAuditorium Foro Italico vedremo le dieci coppie in gara, formate da un personaggio famoso e da un professore di età compresa tra i 10 e i 17 anni, esibirsi in una delle discipline scelte (tra queste cè la break dance, la beatbox, le percussioni, la ginnastica artistica). Insieme ad Amadeus, gareggiano Tania Caniotto, Pablo Espinosa, Simone Corrente, Gianfranco Vissani, Maria Grazia Cucinotta, Nino Frassica, Nicoletta Romanoff, Gabriele Rossi e Attilio Romita.

Sembrava dovesse durare solamente quattro puntate e invece visto il successo del suo esordio, probabilmente il programma verrà allungato. E intanto è stato annunciato il super ospite della puntata: in studio arriverà Michael Bublè, il cantante canadese che probabilmente ne approfitterà per presentare il suo nuovo album in uscita il 16 aprile To be loved. Ma sentiamo da Amadeus (impegnato con la beatbox) che atmosfera si respira allinterno della trasmissione e come si sta trovando.

Comè stato il suo approccio alla beatbox?

Complicatissimo. qualcosa che non ho mai fatto nella mia vita. Magari a uno può essere già capitato di ballicchiare o a strimpellare la chitarra: quelle sono cose che vengono un po più naturalmente. La beatbox, ovvero il riprodurre certi suoni con la bocca, invece non avevo mai provato a farla. Appena me lhanno detto sono andato a guardarei su internet di che cosa si trattasse e mi sono detto: Non riuscirò mai a imparare. Piano piano, però, mi sto cimentano, almeno nel fare i suoni basic, quelli più semplici. Ci provo almeno, anche se poi il mio insegnante mi dice Sai, io è da quando ho 8 anni che lo faccio e io gli rispondo Tu praticamente ci hai impiegato 7-8 anni a imparare, io come faccio in 7-8 giorni?. 

A proposito, come si trova con il suo maestro Pietro Iossa?

un ragazzo di 16 anni, che, al di là del talento, è grande per letà che ha: è molto attento, ha una grande professionalità, ha voglia di insegnarmi, ha pazienza. In alcuni casi quello grande sembra lui e quello piccolo io.

In quale altra disciplina le sarebbe piaciuto misurarsi?

Mi piace misurarmi in tutto ciò che arriva dalla strada. Mi piace molto lhip hop, forse mi sarebbe piaciuto fare il rap o anche il Wushu. Devo dire però che sono contento di essere stato abbinato alla beatbox, che è quella che conoscevo meno, così ho lopportunità grazie a Pietro e al programma di Milly Carlucci di approfondire la mia conoscenza.

Sente la competizione con gli altri concorrenti?

No. Lo prendo come un gioco. Non è come a Ballando con le stelle. Qui, avendo ognuno un genere diverso, non avverto la competizione diretta. Certo è una gara, quindi vorrei comunque far bella figura, soprattutto per il mio coach e mi piacerebbe vincere per lui, però personalmente ho affrontato questa trasmissione come un gioco: non avverto il senso della gara.

Questa è una trasmissione sui giovani talenti, che si misura con unaltra gara di giovani talenti, ovvero Amici. Cosa pensa di questo scontro? Cosha in più Altrimenti ci arrabbiamo?

Sono sempre a favore dei talent show, mi piacciono, a differenza dei reality. Il talent mette in condizione una persona che ha del talento di mostrarsi. “Amici” è un programma assolutamente consolidato negli anni, è una gara che riguarda ballerini piuttosto che cantanti con tanti ospiti importanti. “Altrimenti ci arrabbiamo” è un programma, secondo me, perfetto per il pubblico di Rai Uno, per le famiglie, che può piacere ai bambini come anche alle persone di una certa età: è bello perché mette in condizione dei bambini e ragazzini di esprimere ciò che sanno fare. Non sono loro a essere proiettati in un mondo di adulti, ma è il contrario. È un programma che ha un sapore familiare che trovo molto bello e interessante. È un esperimento a mio avviso ben riuscito che nel tempo può solo migliorare.

 

Qual è il suo rapporto con la radio?

Fare radio per me è come andare al bar a trovare gli amici anche se poi lavoro in una radio che è la prima in Italia (Rtl 102.5, ndr). Attualmente conduco un programma che si chiama “Miseria e Nobiltà” dalle 13 alle 15 insieme al Conte Galè. Quando sono libero da impegni televisivi la radio la faccio sempre con passione. Mi piace perché è un modo per aver un contatto con le persone molto immediato. La radio, infatti, a volte è più immediata rispetto alla tv, che spesso ha tempi di preparazione molto più lunghi e costruiti.

 

A quale delle trasmissioni che ha condotto è più legato?

È naturale che dica “L’eredità”, perché è una trasmissione che ho scovato, era un format argentino che ho portato su Rai Uno. Mi sento un po’ il suo papà ed è una cosa che mi inorgoglisce molto. Poi devo dire che sono rimasto molto legato anche a “Festa di classe”, la mia prima trasmissione su Rai Due, a “Festivalbar” che ho condotto per cinque anni. Quando poi mi diverto le trasmissioni me le ricordo tutte con piacere, vale anche per tante altre. “L’eredità”, però, è quella che mi ha dato la popolarità, la gente a distanza di tanti anni mi associa ancora a essa.

 

Rifarebbe tutte le scelte che ha fatto, dal punto di vista professionale?

Sul passaggio dalla Rai a Mediaset, lasciando “L’eredità”, le dico onestamente di no. Tornassi indietro non rifarei le stesse scelte. Nella vita ci si trova spesso davanti a un bivio e si cerca di fare la scelta giusta: a volte va bene altre volte no. Lasciare “L’eredità” è stato un errore. Lo dico sempre che bisogna dare retta alle mogli: Giovanna (Civitillo, la moglie di Amadeus, ndr), che era la “scossa” de “L’eredità” mi diceva: “Non lasciarla anche se sembra che potrebbe essere l’ultimo anno, anche di là (Mediaset) promettono…”. E io lì non le ho dato retta, ho ascoltato il canto delle sirene e mi è andata male. Pazienza. Questo serve di insegnamento a qualsiasi età. Dovessi ritornare a condurre un quiz, nel preserale sulla Rai, questa volta mi devono abbattere per farmelo mollare, mi ci incatenerò, non lo lascerò più.

 

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ci sono dei progetti in cantiere, vediamo. Sto bene in Rai, è casa mia: dal 1999 fino a oggi, tranne tre annim sono sempre stato in Rai, che mi ha dato la grande popolarità e mi ha permesso di sperimentare tanti programmi. Credo che ognuno di noi trovi il suo spazio in una determinata azienda. Nel mio caso mi accorgo che Rai è casa mia e anche la gente per strada mi identifica con la Rai e questo mi fa piacere. Ho sempre sognato fin da ragazzino di poter condurre un programma sul primo canale fin dai tempi in cui guardavo Mike Bongiorno, la Corrida di Corrado o Canzonissima di Raffaella Carrà.

 

Dunque, la rivedremo presto?

Mi auguro che le voci che circolano si possano concretizzare e spero di rilasciare presto un’altra intervista a ilsussidiario.net per dirvi che sono in onda Su Rai Uno con un programma.

 

(Elena Pescucci)

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