LE STORIE DI CHI L’HA VISTO?/ Lo strano caso dei “mostri” di Ponticelli: tre innocenti condannati all’ergastolo?

- La Redazione

I tre condannati per la morte delle piccole napoletane Nunzia e Barbara, dopo 30 anni, hanno nuovamente chiesto la revisione del caso, professandosi, ancora una volta, innocenti

ponticelli
Barbara e Nunzia, uccise a Ponticelli nell''83
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Anche questa settimana, l’appuntamento con “Chi l’ha visto?” viene prolungato di un’ora e dedicato al racconto di alcuni importanti casi. ritornato all’attenzione dell’opinione pubblica un caso che a suo tempo suscitò grande scalpore. Nel 1983 due bambine, una di 7 ed una di 10 anni, furono portate via, seviziate ed uccise nel quartiere Ponticelli di Napoli. Si tratta di Barbara e Nunzia: il loro fu uno dei casi di omicidio piu efferati che l’Italia ricordi. Furono trovate il giorno successivo alla scomparsa, semicarbonizzate, in un canale alla periferia di Napoli. Furono arrestati poco tempo dopo tre ragazzi della zona, incensurati, e condannati all’ergastolo. Loro si proclamavano innocenti, per la giustizia erano colpevoli e per l’opinione pubblica diventarono subito dei mostri. Adesso i condannati, dopo aver scontato 27 anni di carcere ed essere stati rilasciati per buona condotta, chiedono la revisione del processo, continuando a ribadire la loro innocenza in merito all’assassinio delle due povere bambine. La Corte ha accettato l’istanza di revisione per la quale gli avvocati hanno presentato nuove prove, con la speranza di togliere il marchio infamante di assassini si tre, anche se nessuno potrà restituire loro gli anni passati dietri le sbarre. La storia si svolge nel popoloso quartiere di Ponticelli, dove le bambine stanno giocando insieme in cortile. All’improvviso, verso le sette di sera, vengono viste incamminarsi mano nella mano con un sacchetto di merendine e salire su una Fiat 500 blu. Quella stessa mattina, Barbara aveva confidato a un’altra sua amichetta di giochi che insieme a Nunzia sarebbe andata da un ragazzo soprannominato “Tarzan tutte lentiggini”, che si chiama in realtà Gino. I loro corpi vengono ritrovati il giorno dopo nell’argine del fiume Pollina a pochi km da casa. Subito fu chiamato in causa un venditore ambulante solito ad atti di libidine nei confronti dei bambini, che possedeva tra l’altro una 500 blu. Ma ben presto uscì di scena e non fu neanche possibile analizzare la sua auto perché l’aveva fatta rottamare. Il colpo di scena ci fu quando un ragazzo testimoniò di aver ricevuto la confidenza da alcuni suoi amici, che avevano ucciso le bambine. Si trattava di Giuseppe e Salvatore La Rocca, Luigi Schiavo e Salvatore Imperante, che si sono dichiarati sempre innocenti. Ci furono una serie di ritrattazioni da parte del ragazzo in questione ma alla fine confermò la sua versione. 

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Si spera ora che venga riaperto il caso, anche se non ci sono più reperti a disposizione da poter analizzare, e si può solo far leva su nuove testimonianze. La seconda storia è quella dell’agente Salvatore Verdura, trovato morto di infarto a Capo Rizzuto nel gennaio 2011. La famiglia non crede che si tratti di morte naturale ed avanza l’ipotesi di omicidio per cui chiede indagini più approfondite. Il figlio aveva chiamato Salvatore la sera precedente ma lui aveva riattaccato velocemente perché c’era un gran trambusto. Verrà ritrovato direttamente la mattina successiva e verrà detto ai familiari che era stato colto da infarto alla guida della sua auto. Ma varie cose non li convincono, tra cui una ferita alla testa da cui ha perso molto sangue ed il fatto che l’auto non fosse la sua ma di una donna. Quella notte inoltre fu sentito uno sparo nell’istituto dove si trovava Salvatore, che potrebbe essere connesso con la sua morte. È stata per questo richiesta l’autopsia sul corpo dell’uomo ma per ben due volte è stata rifiutata. Viene intervistata la moglie ed i familiari che erano accorsi nei primi momenti e tutti chiedono giustizia per un poliziotto che era stato anche parte della scorta di Falcone. Il finale della trasmissione è dedicato alla storia delle due donne di Castel del lago, Velia Claudia Carmazzi e Maddalena Semerano, figlia e madre, scomparse nel 2010. Per il loro omicidio ed occultamento di cadavere sono stati rinviati a giudizio Massimo Remorini e Francesco Tureddi. Quest’ultimo aveva fatto importanti rivelazioni accusando l’amico e dicendo di averlo visto bruciare i corpi delle due donne in un bidone. Si spera che aggiunga qualcosa a queste dichiarazioni, che possano far trovare indizi su un eventuale ritrovamento di resti per provare la colpevolezza di Remorini. L’uomo aveva prima raggirato le due donne acquistando ad un prezzo irrisorio le loro case, poi aveva consumato tutto il loro danaro ed infine le aveva sistemate in una roulotte in un campo dove vivevano in condizioni disumane. Viene trasmessa l’intervista ad un’altra donna sua vittima, ma che si è riuscita a salvare.  

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