SERVIZIO PUBBLICO/ Lultima di Santoro se ne va tra i buoni, i ricchi e i cattivi

- Luca Maggi

Ieri sera è andata in onda lultima puntata di Servizio pubblico per questa stagione televisiva, al solito guidata da Michele Santoro. Il commento di LUCA MAGGI

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Michele Santoro (Infophoto)
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Il monologo di apertura di Michele Santoro, durante lultima puntata in palinsesto di Servizio Pubblico, fa appello al ricordo di Franca Rame, scomparsa da pochi giorni, che «chiamava a notte fonda, terminata la diretta, per dare una mano alle donne di cui parlavo in trasmissione. Perché lei era «ricca, ma anche generosa. Il servizio dapertura illustra la crisi del settore delle costruzioni, in particolare i tanti appartamenti invenduti che paralizzano ledilizia. E la situazione drammatica è accostata alle tante storie di chi, a causa della crisi economica, ha perso la casa per pignoramenti e sfratti.

Dallo studio prorompe Diego Della Valle, ospite anche per le importanti decisioni che coinvolgono Rcs in questi giorni. Il presidente di Tods racconta proprio della svolta raggiunta in serata circa laumento di capitale e la necessità di evitare altri favori alle banche che penalizzino gli azionisti e Rcs, per poter giungere anche nel mercato delleditoria a una condizione di maggiore mercato e minore monopolio.

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La storia raccontata da Sandro Ruotolo, invece, parla del suicidio di Giovanni, un muratore che si è dato fuoco dopo che la sua casa è stata venduta allasta, a seguito di un pignoramento per insolvenza delle rate di un mutuo. In diretta intervengono i figli, che spiegano come il padre avesse lavorato sodo per pagare, ma che la banca era stata poco aperta al dialogo. Terminato il collegamento, Santoro cerca reazioni fra gli ospiti in studio: Emanuele Ferragina, professore di Politiche sociali presso lUniversità di Oxford, sottolinea che da ventanni è in atto uno spostamento della ricchezza da chi aveva di meno a chi già aveva di più; verso le argomentazioni di Della Valle, Ferragina obbietta che anche se si critica sempre la politica, anche la classe dirigente ha fatto carne da macello di chi aveva di meno. Rispondendo alla provocazione, Della Valle sposta il problema sullassenza di lavoro, di competitività e di solidarietà: se mancano questi elementi, «i discorsi non servono.

Dopo lo stop pubblicitario, Marco Travaglio sembra chiudere la stagione con una sorpresa, lanciandosi coltello fra i denti contro i grandi imprenditori che negli ultimi anni sono finiti sotto inchiesta per guai con il fisco: da Agnelli a Bulgari, fino a Passera e Berlusconi. E quando sembrava che il Travaglio potesse finire, magari solo per una puntata, ecco invece una sciabolata di cinque minuti sul processo al Cavaliere per frode fiscale. Sia mai che destate qualcuno, in preda al caldo, possa dimenticarsi di qualche pagina di un processo di Berlusconi.

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La parola torna agli ospiti e Ferragina spiega come, rimproverando sempre allo Stato che investe poco nella ricerca (Italia al 16 posto su 23 paesi), tutti dimenticano che, per quanto riguarda la ricerca finanziata dalle imprese, il risultato è peggiore (Italia 19 Paese su 23): è necessario, dunque, che anche le imprese tornino a investire nello sviluppo, invece di portarsi gli utili allestero. Infatti, come spiega Gianni Dragoni, i fratelli Riva, proprietari del gruppo che ha gestito lIlva di Taranto, hanno portato fuori dallItalia ben 1,2 miliardi di euro – per sottrarli alla tassazione – attraverso acquisti fittizi che li hanno traghettati in un paradiso fiscale.

Il terzo servizio dalla “società civile” indaga le condizioni degli abitanti delle case popolari dell’Aler, dove l’abusivismo si alterna alle scarse condizioni igieniche e ai problemi sociali legati allo spaccio di droga o alla presenza di anziani privi del dovuto sostegno. La risposta potrebbe essere abbandonare l’euro? Non è dato saperlo, anche se Alberto Bagnai, professore associato di politica economica a Pescara, è ripreso dalle telecamere di Servizio Pubblico mentre spiega come senza una svalutazione della moneta è impossibile riaprire gli investimenti.

L’ultima puntata si chiude con Vittorio Sgarbi, chiamato al centro dell’arena di Santoro a decantare le bellezze d’Italia e a stigmatizzare chi le macchia, le infanga e le distrugge. Con la passione insita nel personaggio, si coglie tutta la verità del voler puntare sulla tradizione culturale e i paesaggi del Paese, invece che da false ricette modaiole. Certo forse l’intervento sull’Aquila è condito con una certa furbizia, poiché è saputo che l’unica cosa da fare del centro storico è abbatterlo (o spendere miliardi e miliardi di euro per restaurarlo), mentre Sgarbi lo vorrebbe come primo punto d’intervento del prossimo governo, di qualsiasi colore sia. Ma è indubbio che il turismo e la cultura sono stati trascurati negli ultimi anni, anche da ministri che si curavano più dei canili che dell’affluenza di turisti. Infine, un video di Grillo in comizio chiude l’intervento di Sgarbi prima del break pubblicitario: dall’attacco a Rodotà alla stoccata finale, dove «ce la giocheremo così: i buoni contro i cattivi».

Le ultime due emozioni della serata sono offerte dalla premiazione del Concorso per Giovani Reporter, organizzato da Servizio Pubblico e vinto da Valentina Parasecolo con un servizio su tre giovani agricoltori, e le vignette di Vauro, con omaggio finale a don Gallo e Franca Rame. Nell’aria si sente ancora il grido di Grillo, lanciato in due piccoli frammenti lungo la puntata, mentre i “ricchi di più” sfilano e predicano a Servizio Pubblico, e «buoni o cattivi, non è la fine: prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare».

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