L’AMORE E LA VITA/ Una serie tv per ricordare il mistero dell’esistenza

- Giuseppe Feyles

Con il titolo Lamore e la vita, questa sera su Rete 4 va in onda la prima puntata della serie inglese Call the midwife. GIUSEPPE FEYLES ci spiega perché val la pena seguirla

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Lamore e la vita - Call the midwife

Arriva anche in Italia Call the Midwife, altra straordinaria serie televisiva prodotta dalla Bbc. Rete 4 la trasmetterà in prima visione assoluta da questa sera, alle 21:15, con il titolo Lamore e la vita – Call the midwife. Per ora sono solo tre serate, ma in Inghilterra ne sono già state prodotte altre due stagioni. La sceneggiatura riprende fedelmente le memorie di Jennifer Worth, levatrice nei Docklands della Londra degli anni Cinquanta. Le memorie sono pubblicate in Italia da Sellerio.

Al centro del racconto cè una giovane infermiera chiamata a prestare la sua opera, insieme con altre compagne laiche, presso un convento di suore anglicane che lavorano come levatrici in una zona proletaria di Londra. La giovane conoscerà un mondo fatto di povertà ma anche di grande dignità umana e, soprattutto, di straordinaria apertura alla vita e di capacità di accoglienza. Insieme conoscerà lopera delle suore che, accompagnando le nascite, aiutando le madri e le loro famiglie, sono la presenza di un fattore diverso nella città.

I personaggi sono delineati con finezza, ciascuno con i propri tratti psicologici e ciascuno con i propri difetti ma anche con le proprie energie positive. Domina su tutto la figura della superiora del convento, che incarna insieme carità e competenza professionale (è anchessa levatrice). Da lei emana una certezza e una luce che finirà per interrogare profondamente la protagonista. La nostra forza e la nostra guida – ed è la prima cosa che la superiora dice alla giovane infermiera appena giunta al convento – è Gesù Cristo.

In Inghilterra Call the Midwife ha superato il successo di Downton Abbey, altra serie trasmessa da Rete 4, ed è stata campione di ascolti in tutto il mondo. Il perché di tanto successo è nella impeccabile confezione, ma soprattutto nella originalità dei contenuti. Call the Midwife racconta vicende legate a un luogo e a un tempo particolari, ma lo spettatore doggi può sentirle comunque vicine.

La descrizione della vita delle periferie londinesi rispecchia il tessuto sociale del dopoguerra di molti quartieri europei, e anche italiani. Non tanto quello atomizzato degli anonimi casermoni operai, ad esempio di Milano o Torino, ma piuttosto quello delle vecchie case di ringhiera, dei centri storici, delle borgate sorte spontaneamente tra la città e la campagna. Oggi quel mondo non cè più. I balconi sono celle e i centri storici sono stati sventrati per far posto alla movida. Con esso si è perso il calore umano, la solidarietà, la capacità di sacrificio che ne illuminava la povertà. E anche il racconto dellopera delle suore, sempre rispettoso, richiama il lavoro che tanti laici e religiosi tuttoggi svolgono tra i più bisognosi.

Ma l’attualità della serie è soprattutto nel fatto che sa toccare con profondità temi universali, scritti nella natura dell’uomo. Call the Midwife è un commovente inno alla vita, alla bellezza del nascere, alla fatica del vivere e anche alla sacralità della morte. È un racconto a volte duro, mai melenso, spesso ironico. La gioia di nascere e vivere, pur dentro le difficoltà e le contraddizioni, è la grande protagonista della serie.

“Ciò che mi ha sempre colpito, in una creatura umana appena nata, è la sua impotenza” scrive Jennifer Worth. Potremmo tradurre impotenza con dipendenza. Se, come ripeteva sempre don Giussani, la natura di una cosa si vede dalla sua origine, riguardare con realismo il momento della nascita può aiutare a capire il mistero della vita.



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