SI ALZA IL VENTO/ Il “testamento” di Miyazaki che porta in alto gli spettatori

- Emanuele Rauco

In sala fino al 15 settembre, il film di Hayao Miyazaki è forse lultimo nella carriera del grande maestro dellanimazione giapponese. La recensione di EMANUELE RAUCO

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Una scena del film

Era già un film splendido dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno, ma dopo la notizia che Si alza il vento sarà probabilmente lultimo film di Hayao Miyazaki il suo valore cresce e diventa più importante, quasi quello di un testamento. In sala con Lucky Red fino al 15 settembre, il film nominato allOscar si pone infatti come summa e vetta delle passioni, ossessioni e talenti del maestro giapponese dellanimazione.

Il protagonista è un ingegnere aeronautico la cui grande passione per il volo lo porta a immaginare la sua vita solo attraverso ali e costruzioni. Finché non incontra una ragazza durante il terremoto di Tokyo, una donna che segnerà per sempre la sua vita sentimentale e personale, conducendo il racconto fino alle porte della Seconda guerra mondiale, quando i sogni di Jiro dovranno battere in ritirata contro la dura realtà.

Scritto dallo stesso Miyazaki, Si alza il vento (titolo italiano di Kaze tachinu) è la biografia animata di Jiro Horikoshi, costruttore giapponese famoso per gli avveniristici aerei della Seconda guerra mondiale, che nelle mani del maestro nipponico, diventano una struggente storia damore e una riflessione sullossessione, anche stilistica, del regista per il volo.

Un film completamente adulto e per un pubblico pienamente maturo che rielabora il cinema classico americano (da Frank Capra a Howard Hawks fino a Coppola, che con il cinema giapponese ha ottimi rapporti fin dai tempi di Kagemusha) e giapponese, soprattutto Akira Kurosawa e Yasujiro Ozu, per raccontare la vita di un uomo come tentativo di volare sopra le miserie e i dolori – come diceva il poeta Paul Valéry, Il vento si alza, bisogna cercare di vivere -, gli orrori della guerra e della morte, lottando con la propria morale e il senso di colpa (lo stesso del nonno di Miyazaki che costruì bombardieri per lesercito giapponese) ma perseguendo i suoi unici due sogni, lamore per la sua donna e per gli aerei, umani entrambi allo stesso modo nella fantasia di regista e costruttore.

Se da principio la complessità di vicende e personaggi può spiazzare lo spettatore, il crescendo del film lo porta su vette altissime, pure, ricche di emozioni, in cui lo stile si fa più libero e visionario, prossimo alle corde migliori di Miyazaki, perché nutrito di memorie e fantasie intime che sfociano in un melodramma delicatissimo eppure commovente: il tratteggio compito e contegnoso della storia damore, il gusto per i pochi personaggi secondari (tipico dellopera del regista), la poesia pacifista che lo permea rendono Si alza il vento un ennesimo capolavoro nellopus di Miyazaki. E forse lultimo, pare, anche dello Studio Ghibli. Ma le crisi, di ogni tipo, sono fatte per ripartire. Il vento si alza, bisogna cercare di vivere.

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