CHARLIE HEBDO & I SOCIAL/ Perché nessuno parla delle stragi in Nigeria?

- Maestro Yoda

Mentre proseguono in tv i dibattiti sulla strage nella redazione di Charlie Hebdo, il MAESTRO YODA commenta le reazioni dei grandi gestori di social network come Facebook e Google

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foto:Infophoto

Lo sdegno per la strage nella redazione di Charlie Ebdo sta suscitando grande emozione, mettendo pure in secondo piano stragi ben più gravi come quelle di Bocko Haram, che assomigliano sempre più ad un genocidio. Ma dato che cè di mezzo la libertà di stampa e un paese al cuore dellEuropa e non nella lontana Africa, i cuori vibrano molto più facilmente. Grandi manifestazioni di piazza, al grido di “siamo tutti Charlie Ebdo”, televisioni e social network, è tutto un ribollire. In testa alla manifestazione di Parigi sono accorsi rappresentanti di tutti paesi, dal Mali alla Romania, dalla Tunisia al Kosovo, dalla Russia agli Stati Uniti, e quelli di tutta Europa al gran completo, Renzi incluso, ovviamente. Assai indovinato il tweet di Gianni Riotta in proposito: “Già che sono lì tutti assieme, perché non fanno una bella riunione per coordinarsi contro la crescente minaccia terrorista?”. Già. Ma è ovviamente molto più facile andare a manifestare possibilmente a favore di telecamera.

Per riprendersi dalle critiche più che giustificate, la Rai manda in onda speciali di Porta Porta con i soliti esperti che discutono con il prezzemolo Giuliano Ferrara, che impazza su tutte le reti dando letteralmente del coglione a chi non condivide la sua tesi che siamo in piena guerra santa e che dobbiamo reagire menando indiscriminatamente lIslam di santa ragione. A parte il clamoroso gap di intelligenza, si coglie sempre meno la differenza tra lui e Salvini, sempre più interessato a soffiare sul fuoco dei divieti alle moschee, dimenticando che è anche obbligando i musulmani a ritrovarsi a pregare nelle cantine che si facilita la crescita dellodio con la civiltà occidentale. Ma mentre i tg, in realtà in apnea di notizie vere, ci ripropinano ad ogni momento il video dellattentato, sui social network è tutto un pullulare di discussioni sul fatto se si è obbligati a essere tutti Charlie Ebdo o meno, il che è oggettivamente assai più interessante. Così, passata la prima ondata di retorica emotività tutta a favore dellessere Charlie Ebdo, cominciano a crescere i post di chi si rifiuta di venire giudicato contro la libertà di stampa solo perché ritiene volgare e offensivo la maggior parte dei contenuti del settimanale satirico. Ed è questo il bello dei social network, perché si discute, si approfondisce, si leggono editoriali intelligenti e davvero indipendenti di sconosciuti blogger o di editorialisti di giornali di unaltra città che abitualmente non leggeresti mai, si apprendono notizie sulla Nigeria dimenticate dai mass media fino a ieri.

Il fatto rilevante da notare è che i grandi gestori di social network come Facebook e Google scendono direttamente in campo, suscitando anche polemiche. Marc Zukcherberg si dibatte tra le condoglianze ufficiali e l’imbarazzo se cancellare o meno post e account inneggianti alla violenza e al terrorismo, non sapendo fino a che punto la libertà di stampa diventa licenza… Assai interessante che Google, per la prima volta, stia partecipando innanzitutto apponendo un fiocchetto nero di lutto accanto al proprio marchio. Segno che non considera quello che sta avvenendo una guerra di religione (altrimenti si guarderebbe bene dallo schierarsi, dato che “business is business”), ma una questione che riguarda il vivere civile. Ma fa anche di più: ha allentato i cordoni della borsa elargendo 250.000 euro a Charlie Ebdo per sostenere i costi di produzione e distribuzione del numero che verrà distribuito in un milione di copie. I maligni ci vedono una captatio benevolontiae nei confronti dei governi europei che stanno marcando stretto Google sul fatto di fare profitti in tutti paesi d’Europa, e pagare le tasse solo in Irlanda. Mah, per dirla proprio in francese, “on y soit qui mal y pense”. Vediamo se ora, spinti dalla sacra molla della Responsabilità Sociale dell’Impresa, si inventeranno qualcosa anche per il caso Nigeria…

Intanto sta per scadere l’ultimatum di Anonymous, l’organizzazione segreta che raccoglie i più abili hacker del mondo che dichiarano tramite un video con uno speaker mascherato: “Attaccheremo e metteremo offline tutti i siti della galassia jihadista. Vi prendete la libertà di uccidere persone innocenti, e noi vendicheremo la loro morte…Non imporrete la legge della sharia sulle nostre democrazie, non permetteremo alla vostra stupidità di uccidere i nostri diritti, la nostra libertà di espressione. Vi rintracceremo ovunque voi siate, nessun posto sarà sicuro: noi siamo Anonymous, noi siamo la legione. Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo”. Ohibò, la faccenda sta diventando sempre più complessa, sembra quesi di essere in film di fantascienza. O siamo davvero nella terza guerra mondiale, come sostiene l’ambasciatore Romano?

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