SPILLO/ Da Chi l’ha visto? a Pomeriggio cinque, così la tv arriva a “sfruttare” il dolore

- Gianni Foresti

Dopo che Chi lha visto? ha cominciato a trattare i casi di cronaca, sono diversi i programmi che hanno portato via via il dolore in tv. Il commento di GIANNI FORESTI

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Barbara d'Urso, Pomeriggio 5
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Quando mi chiedono Dovè finito Tizio che è da un po che non si vede?, spesso rispondo A Rai 3, a Chi lha visto?. Battutaccia a parte, il programma ormai è un pilastro del palinsesto della Rai. Partito nel 1989 ha un suo zoccolo duro di fedeli telespettatori, questanno lo share medio è del 12,40%, un punto in meno della passata stagione, con quasi tre milioni di teste.

Chi lha visto? è nato come programma di ricerca di persone scomparse, allargando pian piano ai fatti di cronaca nera. Sulla sua scia Mediaset ha varato in questi anni Quarto Grado in onda su Retequattro con degli ottimi ascolti, share medio del 10%. Ha giovato al programma la sobrietà di Gianluigi Nuzzi, che ha sostituito Salvo Sottile. Questultimo, preso forse da faccionismo, era andato a La7 con Linea Gialla, clone del programma Mediaset, ma chiuso repentinamente per flop.

Torniamo a Chi lha visto? Dal 2004 ha in Federica Sciarelli la sua conduttrice insostituibile, tanto che si è lamentata a Che tempo che fa di Fabio Fazio che vorrebbe fare dellaltro, ma per ora è bloccata dalla Rai. A mio avviso, dopo 11 anni, ha tutte le ragioni di voler cambiare. La giornalista ha motivato che a lungo andare è faticoso lavorare su un programma in cui si tratta il dolore, la morte, gli omicidi. 

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Giusto, non è come bere acqua fresca, non è come parlare di cinema o di calcio (quello giocato intendo). Pian piano, i drammi di cui sopra, sono stati spettacolarizzati dagli autori e giornalisti del tubo catodico. Un esempio. Porta a Porta, in maniera melliflua, ci propina come ideona del secolo il plastico della villetta di Cogne. Da lì in poi il diluvio. Pensate invece al dramma di Vermicino del 1981, quando tutta lItalia è stata incollata al piccolo schermo in ansia per la vita di Alfredino. 

Si è passati dalla tv verità alla tv dello sfruttamento del dolore, dal dramma in diretta ai bla bla sociologici e moralistici con tanto di giudici del piccolo schermo. Una tv che rispecchia limbarbarimento culturale delluomo del nostro tempo.

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Ormai anche i programmi leggeri, di intrattenimento, sono infarciti di tragedie solo per fare audience. Se andate su Canale 5 e date un occhio (uno solo e velocemente) alle trasmissioni di Barbara DUrso, Pomeriggio cinque e Domenica live, vedrete servizi su Belen e di gossip e tutti i casi di cronaca nera italiani del momento, con collegamenti e inviati sulle scene del crimine. Questi talvolta incontrano per caso i parenti delle vittime, ma poi si scopre con i fuori onda di Striscia la notizia, che spesso è tutta una farsa.

Sfruculiare, cercare i particolari reconditi, evidenziare il macabro, i sospetti, i colpevoli, suggestioni, lacrime e … criminologi vari. A che pro questo modo di fare informazione? chiaro che la tv non è educatrice, ma un mezzo che ci inculca nel cervello e nellanimo una martellante visione distorta del vivere la vita. Ma perché enfatizzare e rendere spettacolo il dolore e la morte?

Forse ai televisivi è fin troppo chiaro che al centro del cosmo c’è l’uomo, un essere che desidera il bene ma capace di arrivare anche a uccidere il proprio figlio. E allora la cosa più semplice per alzare gli ascolti è aizzare, esaltare questi mali. Fa più notizia un uxoricidio che una madre che cambia i pannolini. E questi drammi diventano sangue e arena, colossei e circhi mediatici in cui soddisfare i lati oscuri dei telespettatori.

Allora, altra domanda. Ma perché la gente guarda questi programmi? Cosa cerca? È quello che veramente desidera? Francamente non ho una risposta, approfondirò la questione con un’amica psichiatra e poi con un altro articolo, ma so che l’imbruttimento dell’uomo e la sua follia, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c’è luogo dove non risplenda. Certo, invece, che davanti al dolore l’unica cosa saggia sarebbe far silenzio.

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