Gli italiani hanno sempre ragione / Seconda puntata: un game show che parla la lingua del popolo

- La Redazione

Lo show “Gli italiani hanno sempre ragione” piace perché offre spaccati di vita quotidiana, sonda questioni di largo interesse, tra vip in studio e l’interazione costante del pubblico.

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Nella puntata di esordio Frizzi e il suo Gli italiani hanno sempre ragione avevano dominato gli ascolti con ben oltre il 15% dei consensi. Una vera rivelazione questo game interattivo proposto dalla Rai per la prima serata estiva della sua rete ammiraglia. In questa seconda puntata Frizzi conferma il suo stile di conduzione agile e fresco, del resto per uno show che ha come concept l’intrattenimento tout court delle grandi masse con tematiche di grande popolarità e di ordinaria quotidianità, non poteva che essere l’unica scelta azzeccata. E’ proprio questa la sua arma vincente, l’intenzione di intercettare l’immaginario del popolo italiano, interpretandone le opinioni più diffuse e più curiose. Certo, i temi oggetto delle domande talvolta rasentano la banalità e grondano di luoghi comuni, ma è proprio questo respiro popolare a fare breccia nel cuore degli italiani. Si prendono le comuni sfere di relazione del quotidiano, dall’amore al lavoro, dallo svago alle ambizioni, dalle ossessioni alle passioni, si arricchiscono con sapidi ingredienti e personaggi dei tabloid, dalla politica allo spettacolo italiano, e si sfornano delle domande squisitamente mainstream che stimolano il chiacchiericcio e alimentano la curiosità. E’ come una chiacchiera da strada, tutti la giudicano e guardano con occhio censorio, ma alla fine nessuno resta immune al suo appeal. Gli italiani hanno sempre ragione intrattiene il pubblico con la sua carica innovativa, interagisce con lui a più livelli però non ne esalta la presenza, se non attraverso le rapide occhiate ai gruppi di ascolto in collegamento. Per ogni quesito, il ritmo eccessivamente dinamico e incalzante riduce all’osso la risonanza del televoto che sembra doversi consumare in un lasso di tempo troppo breve per essere reale. Un format che si nutre, quindi, dell’opinione pubblica ma che nel parlare al popolo non sfrutta bene la chiave della spettacolarizzazione e finisce per apparire come un semplice game. E se questa sera le coppie di vip non brillavano per brio e humour, tra i gruppi di ascolto regnava il colore titpico di quegli spaccati di vita familiare e quotidiana che solo l’Italia più contraddittoria e variegata può vantare. (Chiara Temperato)



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