L’INTERVISTA/ Gioele Dix: io, il ciellino Renzo e la “scintilla” che fa degli altri un bene

- int. Gioele Dix

Oggi al Meeting di Rimini va in scena uno spettacolo di e con GIOELE DIX, dal titolo “Diversi come due gocce d’acqua”, dedicato al suo amico Renzo Marotta, scomparso 30 anni fa

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Gioele Dix

Il ricco menù degli spettacoli dell’edizione 2016 del Meeting di Rimini oggi propone “Diversi come due gocce d’acqua”, spettacolo di e con Gioele Dix, dedicato a Renzo Marotta, un suo caro amico d’infanzia scomparso in un incidente d’auto 30 anni fa. Renzo e David Ottolenghi (questo il vero nome di Gioele Dix) erano vicini di casa e si sono conosciuti meglio per via di una chitarra, che Marotta aveva e che i due hanno cominciato a suonare insieme. Con gli anni hanno cominciato a condividere sempre più cose della loro vita, nonostante le diversità: uno ebreo, l’altro cattolico appartenente a Comunione e Liberazione; uno che intraprende la carriera di attore, l’altro con una formazione scientifica e una carriera di ricercatore da poco iniziata. Un esempio concreto di cosa possa voler dire “Tu sei un bene per me”. E a quanto pare, come ci spiega lo stesso Gioele Dix in questa intervista, chi stasera alle 21:45 sarà all’Arena Spettacoli Unipolsai D3 avrà davanti agli occhi uno spettacolo davvero speciale.

L’anno scorso ha partecipato al Meeting con un contributo video per lo spettacolo “L’impronta – Cuori moderni”, quest’anno viene invece a Rimini “in carne e ossa”. Cosa si aspetta di trovare?

Mi aspetto di trovare un pubblico un po’ speciale. Anche se mi hanno detto che ci sono persone non strettamente appartenenti al mondo di Comunione e Liberazione, la maggior parte di chi è lì lo sarà sicuramente e, per quel che ne so, i ciellini sono molto diversi tra loro, hanno tante anime, però una cosa sicuramente li accomuna: la curiosità verso l’altro, la capacità di ascoltare, confrontarsi. Diciamo quindi che le mie attese sono alte, anche perché la proposta che faccio è molto speciale ed è nata proprio perché la persona a cui è dedicato lo spettacolo, un mio fraterno amico, era di CL.

Ci parli un po’ di Renzo Marotta. Chi era?

Era un giovane e molto promettente ricercatore, studiava la biosintesi molecolare, lavorava sul DNA. Aveva un animo scientifico, ma anche artistico, visto che gli piaceva suonare la chitarra, la sua vera passione sarebbe stata quella di fare il liutaio, anche perché amava molto fare le cose con le mani. Ma era soprattutto un mio fraterno amico, conosciuto all’età di 10 anni, quando giocavamo in cortile. Abbiamo condiviso molti passi della vita e quando lui è andato al Ginnasio e ha cominciato a conoscere quelli di GS, ha iniziato a raccontarmi e a parlarmi di questa esperienza e più avanti anche di CL. Amava molto il confronto con tutti e naturalmente quell’esperienza di movimento, non solo dal punto di vista religioso, ma anche umano, l’ha molto formato. Se posso dirlo, era quindi una gran bella persona.

Il suo spettacolo, “Diversi come due gocce d’acqua”, sembra legarsi perfettamente al titolo del Meeting di Rimini. E pare anche avere molto a che fare con la vita reale, vissuta…

Quando Renzo è mancato all’improvviso per un incidente d’auto, la mia vita ha subito una trasformazione, un cambiamento, perché eravamo uniti, anche se eravamo diversi, per tanti aspetti: la nostra formazione, la fede religiosa, ecc. La scelta di intitolare lo spettacolo con quel verso di Wislawa Szymborska è per sottolineare come tra due persone che possono anche avere tantissime cose che li differenziano, può scoccare una scintilla umana che poi va coltivata (perché l’amicizia non può nascere e crescere da sola) con l’impegno, la dedizione, i gesti concreti.

Come l’è venuta l’idea di questo spettacolo?

Anche se da molti anni avrei voluto dedicare qualcosa al mio amico, questo spettacolo non era previsto nella mia testa. È nato perché dopo l’esperienza dell’anno scorso ho conosciuto Otello Cenci e durante una cena gli ho raccontato del mio rapporto con Renzo. Lui è rimasto molto colpito e mi ha detto: guarda, l’anno prossimo il tema del Meeting è “Tu sei un bene per me”, quale migliore occasione perché tu provi a mettere giù questi pensieri, queste sensazioni e dedichi una cosa a lui e a tutti noi? Voglio chiarire: questo spettacolo non è una cosa troppo personale, un raccontare i fatti miei, se no forse non sarebbe neanche troppo interessante. 

 

E quindi cosa proporrà al pubblico di Rimini?

Ho cercato attraverso questa esperienza personale di costruire uno spettacolo che riesca a parlare a tutti. In modo che ognuno possa trovare un pezzo della sua esperienza. Perché questo è lo scopo del teatro: provare a mettere in collegamento tanta gente. 

 

Immagino che sarà uno spettacolo che lascerà anche il sorriso sulle labbra, visto che lei è un attore comico…

Assolutamente. Ovviamente il mio approccio alle cose è sempre da comico. E la vita mi ha convinto che comicità e tragedia siano molto legati, come “vicini di casa”. Non farò uno spettacolo cupo, né naturalmente mi metterò a ridere della morte. Ci sarà anche una parte emozionale, perché c’è certamente qualcosa che colpisce più al cuore. Però ironizzerò molto, più che altro perché racconterò anche delle cose molto buffe che mi sono successe con Renzo o a causa sua. Quindi va da sé che si ride anche.

 

Oltre che su questo spettacolo, recentemente ha lavorato per un film per la tv che dovremmo vedere presto vedere su Rai 1…

Le riprese di “Io ci sono” sono finite e i programmi della Rai sono di trasmetterlo a novembre. In questo film per la tv viene raccontata la nota storia di Lucia Annibali, una donna che di fronte alla terribile violenza subita ha reagito con l’orgoglio e ha deciso di far sì che la sua storia potesse diventare uno strumento per altre donne, per migliorare la loro consapevolezza. L’abbiamo conosciuta sul set, ha seguito il nostro lavoro e ci è sembrata una persona molto carina, gentile, ma allo stesso tempo anche forte.

 

Che ruolo avrà in questo film per la tv?

Interpreto Edoardo Caleffi, il medico che l’ha curata, che le ha ricostruito la faccia. Anche lui è venuto sul set a conoscermi ed è stato molto contento di come l’ho interpretato. È stata una bella parte, perché questo medico in qualche modo prende questa donna sfigurata, irriconoscibile, e la ricostruisce. Dare una faccia quasi nuova a una persona vuol dire proprio toccarle l’anima. Quindi, oltre alla capacità medica, tecnica, ci vuole anche un pochino di anima, di cuore per capire e trattare delle persone così traumatizzate. Lo stesso Caleffi mi ha dato qualche piccolo suggerimento.

 

A fine anno ci saranno anche quattro puntate speciali per celebrare i 20 anni di Zelig in tv. La vedremo anche lì?

Purtroppo in autunno sarò in tournée per la terza volta con “Il malato immaginario” di Molière, per cui forse riuscirò a fare una serata. Essendo le puntate quattro e noi comici tanti, lo spazio non sarà moltissimo. Mi piacerebbe riuscire a fare due puntate, ma non so, vedremo…

 

(Lorenzo Torrisi)



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