VENEZIA 2016/ Un festival tra film da Oscar e cinema d’autore

- Ugo Baistrocchi

Tanti i premi che il Festival di Venezia 2016 ha assegnato a pellicole ricercate proveniente da paesi lontani o che potrebbero vincere l'Oscar. Il punto di UGO BAISTROCCHI

the_woman_who_left_R439 Una scena del film The Woman Who Left

I premi assegnati al termine di una delle edizioni più equilibrate della Mostra internazionale d’arte cinematografica hanno confermato che Venezia è un trampolino per i film americani da Oscar (La La Land, Hacksaw Ridge, Jackie, Arrival, Nocturnal Animals) e il luogo più qualificato per poter vedere il miglior cinema d’autore contemporaneo. Il Leone d’oro al film del regista Lav Diaz, ma anche il premio del pubblico delle Giornate degli Autori assegnato a Familya Ordinaryo, è il riconoscimento della maturità del cinema filippino, che porta sullo schermo una società in crisi ma brulicante di vita, di relazioni, di affetti.

The Woman Who Left (durata: 226′) è l’opera più breve di Diaz (i cui film precedenti sono di 6, 8, 10 ore), che in un sontuoso bianco e nero, denso di particolari anche nelle scene notturne, racconta la storia di Horacia, uscita di prigione dove ha scontato ingiustamente una condanna di 30 anni per un omicidio che non ha commesso. Tornata libera cerca l’uomo che lei respinse e che la fece condannare e il figlio minore di cui non ha più notizie. Le sue ricerche la portano a scoprire il mondo della corruzione e dei rapimenti delle Filippine del 1997 e a ricostruire relazioni umane con i tanti personaggi che incontra: un omosessuale pestato a sangue, una barbona che frequenta la chiesa dell’uomo che vuole uccidere, un venditore gobbo di balut (uova fecondate e lessate quando l’embrione è sviluppato). È un mondo di umiliati e offesi che si aiutano reciprocamente. Non è la vendetta quello che vuole raccontare Lav Diaz, ma appunto umanità e sentimenti, che sono la materia prima con la quale costruisce un finale aperto.

Familya Ordinaryo è, invece, un Ladri di biciclette dove una giovanissima coppia di ragazzi di strada di Manila (Jane 16 anni, Aries 18) cerca disperatamente il figlio di un mese d’età, Arjan (fusione dei loro nomi), rapito a Jane con un sotterfugio da un losco omosessuale. La ricerca dà modo al giovanissimo autore di esplorare l’attuale società filippina, dove la parte più occidentalizzata protegge con muri il proprio benessere oppure sfrutta cinicamente la disgrazia della coppia per fare spettacolo e guadagnare audience.

Il cinema latino-americano è l’altro grande vincitore del festival. Il regista messicano Amat Escalante con la Ragión Salvaje vince il Leone d’argento per la regia, ex-equo con Andrei Konchalovski regista del film Paradise. Escalante dirige con grande abilità un film inquietante che ruota attorno a una misteriosa creatura erotica (extraterrestre? creata da una coppia anziana di scienziati fricchettoni?) che ha rapporti sessuali molto coinvolgenti con le protagoniste e il fratello di una di loro. Konchalovski, per ricordare i tanti bambini ebrei salvati dai russi durante l’ultima guerra, costruisce una storia alternando gli interrogatori di tre personaggi, un poliziotto collaborazionista francese, un aristocratico ufficiale nazista, una nobile russa, con le vicende che li coinvolgono fino a un sorprendente finale.

Il film del cileno Pablo Larrain, Jackie, che racconta i giorni successivi all’assassinio di Kennedy dal punto di vista della vedova, vince il premio per la migliore sceneggiatura (Noah Hoppenheim). La coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile va all’argentino Oscar Martinez, protagonista di El Ciudadano Illustre, dove un immaginario premio Nobel per la letteratura torna al suo paesello d’origine, suscitando, allo stesso tempo, entusiasmi e odi. Una commedia ironica e nera, con dialoghi e battute, soprattutto sulla cultura, che Martinez rende indimenticabili e che porteranno, quasi sicuramente, il film a qualificarsi per gli Oscar. 

Il pubblico della Sic-Settimana internazionale della critica ha premiato il colombiano Los Nadie, di cui si è già parlato in un precedente articolo. Si tratta di un’opera prima in bianco e nero, costata 10 mila dollari, le cui riprese a Medellín, una delle capitali mondiali della droga, sono durate 8 giorni ed è interpretato da attori non professionisti, giovani musicisti punk, writers e giocolieri.

Il Leone d’argento Premio speciale della giuria è andato al raffinatissimo e spettacolare Nocturnal Animals di Tom Ford, film che rimarrà nella memoria dello spettatore per un inizio oltremodo originale. Mentre scorrono i titoli di testa alcune donne obese (da 2-300 chili), completamente nude, addobbate con galloni, medaglie o cappelli da parata, ballano o si agitano come cubiste. Al termine dei titoli si scoprirà che sono “opere d’arte” esposte nella galleria di proprietà della protagonista Susan (Amy Adams). Da quel momento in poi ha inizio il film che presto si sdoppia in due film, quello sulla storia d’amore tra la protagonista e il suo ex-marito e quello del romanzo Nocturnal Animals che l’ex marito invia a Susan: una storia di stupri, violenze e vendetta. 

Appare piuttosto sorprendente il Premio speciale della Giuria per The Bad Batch dell’americana di origine iraniana Ana Lily Amirpour. Ambientato in un futuro Texas distopico, modello Mad Max, la protagonista, dieci minuti dopo l’inizio, si ritrova senza una gamba e senza un braccio, cotti e mangiati dai cannibali che l’hanno catturata. Il film racconta, con scarsa originalità, come l’eroina trovi rifugio presso Comfort, una specie di comunità hippie alternativa, ma poi si innamori e metta su famiglia con un culturista cannibale. 

La coppa Volpi a Emma Stone per la migliore interpretazione femminile è la consacrazione veneziana di una star internazionale ma anche un riconoscimento a La La Land, il film musicale, che ha aperto la Mostra e che dovrebbe fare incetta di Oscar.

Un altro dei film della Sic si assicura anche quest’anno il premio come migliore opera prima. Si tratta di The Last of Us del tunisino Ala Eddine Slim, un film poetico, filosofico, quasi fantascientifico, sull’odissea di un migrante, visto come ultimo rappresentante dell’umanità. Girato in bianco e nero ha i suoi punti di forza nelle splendide immagini, nella colonna sonora e nell’interpretazione del protagonista.

Molta soddisfazione ha dato l’unico premio a un film italiano. La giuria di Orizzonti, il concorso parallelo della Mostra, presieduta dal regista marsigliese Robert Guediguian, l’ultimo comunista come lui stesso si definisce, ha assegnato il premio al miglior film al documentario Liberami di Federica Di Giacomo. La regista racconta una realtà poco nota, ma in continua crescita, quella degli esorcismi, e lo fa pedinando in modo zavattiniano un frate francescano, bonario e autorevole e dal fisico di un Aldo Fabrizi, le persone che ogni martedì ne cercano l’aiuto in una chiesa di Palermo, i loro parenti, gli assistenti del frate. I personaggi, i dialoghi, le situazioni, sembrano inventati da abili sceneggiatori e, invece, è tutto vero. La scena più sconcertante è quella in cui il frate compie l’esorcismo utilizzando un cellulare, in pratica parla con il demonio che lo insulta e maledice, e, alla fine della telefonata, fa gli auguri di buon Natale ai genitori del posseduto. Maneggiando una materia in equilibrio tra dramma e commedia, lo sguardo della regista, mai giudicante, rende Liberami un’opera allo stesso tempo di documentazione ma anche spettacolare.

Nella sezione “Venezia classici”, la giuria di studenti presieduta dal regista Roberto Andò ha premiato come miglior documentario sul cinema Le Concours di Claire Simon e come miglior film restaurato Break-up L’Uomo Dei Cinque Palloni di Marco Ferreri. Le Concours segue studenti e commissari d’esame impegnati nel concorso d’ammissione a La Fémis, la scuola statale di cinema corrispondente al nostro Centro sperimentale. Break-up, restaurato dalla Cineteca di Bologna, è un piccolo capolavoro disgraziato e misconosciuto. Ferreri mette alla berlina la società opulenta raccontando la storia di un industriale milanese modello (Marcello Mastroianni) la cui vita viene rivoluzionata e distrutta da un dubbio infantile al quale non trova risposta: quanta aria bisogna introdurre in un palloncino per farlo esplodere? Nel 1963 i produttori, spaventati dall’originalità del soggetto, lo ridussero a 30 minuti per commercializzarlo in un film a episodi poi lo rimontarono nel 1967, dopo il successo di Blow-up, cambiandogli titolo. Oggi il restauro gli restituisce integrità e dignità.

Si chiude, incredibilmente senza polemiche, una Mostra che ha lasciato tutti soddisfatti autori, pubblico, critici e gli stessi organizzatori. La 74a edizione si svolgerà dal 30 agosto al 9 settembre 2017

Ultima curiosità: il contributo statale per realizzare la Mostra di Venezia è di 12 milioni. Anche se può sembrare eccessivo è di gran lunga inferiore ai contributi pubblici ricevuti dai festival internazionali di Cannes (33 milioni), Locarno (oltre 20 milioni) e Berlino.





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