ONE DAY AT A TIME / Sbarca su Netflix a 40 anni dal debutto la sit-com di Norman Lear (oggi, 6 gennaio 2017)

- La Redazione

One Day at a time, la sit-com originale Netflix disponibile dal 6 gennaio 2017. Justina Machado sarà la nuova Penelope, un’ex veterana e mamma separata di due figli, originaria di Cuba. 

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E’ disponibile su Netflix nella giornata di oggi, venerdì 6 gennaio 2017, la prima stagione di One Day at a Time, in anteprima assoluta. Lo show è una produzione originale del contenitore streaming, ma si rifà ad una delle sit-com più in voga degli anni ’70, dal titolo omonimo. In Italia non venne acclamata allo stesso modo, ma potrebbe trovare un accoglienza fresca e più produttiva proprio grazie a questa nuova produzione. D’altronde il produttore è lo stesso Norman Lear, uno dei più grandi creativi del piccolo schermo ameriano negli anni ’70. Dobbiamo a lui capolavori come i Jefferson, Maude e Good Times. A 40 anni dal debutto, questa nuova rivisitazione è firmata Mike Royce e Gloria Calderon Kellett ed è formata da tredici episodi. Nel cast troveremo invece Justina Machado nei panni della protagonista Penelope, la matriarca di una famiglia americana di origini cubane ed ex veterana dell’esercito, separata dal marito da diverso tempo. Al suo fianco troveremo Rita Moreno nei panni di Lydia, la madre della protagonista, Stephen Tobolowsky in quelli del Dr. Berkowitz, oltre a Isabella Gomez, Todd Grinnell e Marcel Ruiz. La sit-com in stile family comedy è uno dei generi più apprezzati dal pubblico americano, come dimostra sia il successo dello show originario, sia per quanto riguarda le recensioni positive di critica e telespettatori assegnate da Metacritic. Le differenze fra i due programmi sono molteplici, dato che Bonnie Franklin e la Machado, interpretano personaggi con background di tipo diverso, oltre che provenienti da diversi Paesi. Ann Romano era infatti dell’Indiana ed aveva due figlie, mentre la sua controparte Penelope avrà un figlio ed una figlia, oltre che a persaggi rivisitati in chiave moderna che si susseguono nella trama. Anche in questo caso i due show presentano una differenza sostanziale. Se nel primo caso l’attenzione maggiore era riservata alla protagonista, in quest’ultimo invece al centro dell’attenzione saranno tre generazioni dlla famiglia di cubano-americani. La longevità del format originario fa inoltre ben sperare sul rinnovo di One Day at a Time anche per una seconda stagione, contro le nove di cui è comporto il primo progetto. L’intento rimane invariato per entrambi i lavori: fra risate e gag, riuscire a sfiorare temi molto delicati e drammatici, come la violenza sulle donne. 



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