IVANO FOSSATI/ Il suo un ritiro definitivo dalle scene (Techetechetè)

- Francesca Pasquale

In questa puntata della trasmissione Techetechetè in onda nel prime time di Rai 1 ci sarà occasione di rivivere le performance dell’amato cantautore Ivano Fossati.

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il film drammatico nel primo pomeriggio di Rai 1

Lo storico cantautore genovese Ivano Fossati ex leader della banda dei Delirium, è uno dei protagonisti di questo appuntamento con il programma nostalgico di Rai 1, Techetechetè. Verranno proposte alcune esibizioni che hanno lasciato un segno indelebile nella musica italiana come quando nel 1972 si presentò in quella edizione del Festival di Sanremo presentata da Mike Bongiorno per intonare Jesahel. Erano senza dubbio altri tempi come lo stesso Fossati ha evidenziato in una recente intervista a IlFattoQuotidiano rimarcando come all’epoca la musica fosse portatrice del malessere sociale: “Noi avevamo una storia importante, una cultura musicale importante. Pensa agli anni settanta, quelli erano anni tremendi, in cui i cantautori hanno raccontato con le loro canzoni la situazione pesante che si viveva, le bombe, la tensione. Oggi, mentre siamo a un passo dalla Bolivia come corruzione, mentre abbiamo la mafia, mentre abbiamo una disoccupazione incredibile per un paese che si pensa evoluto, non abbiamo più niente di tutto questo nelle canzoni, come se di colpo chi scrive canzoni non riuscisse a cogliere l’importanza di quel che ci circonda e si fosse concentrato solo sui sentimenti, evitando il contesto”.

Sono passati poco più di cinque anni da quando Ivano Fossati ha annunciato l’addio dalle scene delle musica italiana. Un ritiro che senza dubbio pesa visto che durante la sua carriera il cantautore ha saputo emozionare come pochi proponendo brani che sono rimasti nella storia della musica. In una recente intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, Fossati ha ribadito come il suo addio sia pressoché definitivo: “Siamo come equilibristi. Abbiamo un punto di partenza, che rappresenta tutto quello avevamo nel passato, la discografia, il mondo della musica per come lo conoscevamo. Poi c’è questo filo sospeso sul vuoto su cui ci dovremmo muovere, attenti a non cadere nel baratro. Io, piuttosto che affrontare quel filo, ho preferito smettere. Del resto avevo cominciato a lavorare nel mondo della musica da giovane, a diciotto anni, e il ritiro, avvenuto a sessant’anni, l’ho preparato per qualcosa come tre anni. Direi che quel che avevo da fare l’ho fatto”.



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