Claudia Gerini sul #MeToo: “Ipocrisia da sepolcri imbiancati”/ “Eccesso di giustizialismo e gogne mediatiche”

Claudia Gerini sul Me Too: “Ipocrisia da sepolcri imbiancati”. L’attrice in controtendenza sul movimento: “Chi usa il corpo per fare carriera non faccia crociate”

20.12.2018 - Carmine Massimo Balsamo
Cluadia Gerini nella serie "L'ispettore Coliandro 7"
Cluadia Gerini ne L'ispettore Coliando

Claudia Gerini prende posizione sul #MeToo: l’attrice si schiera in controtendenza rispetto alla maggioranza del mondo dello spettacolo, spiegando che «se qualcuno intende fare carriera concedendosi, deve poterlo fare». Ecco la precisazione dell’artista ai microfoni de La Verità: «Il Me too ha un pregio: oggi un maschio predatore ha molti più problema ad assecondare e soddisfare le sue smanie, deve stare molto più attento. il tema è sempre quello atavico dell’uomo di potere, in ogni settore, che chiede, o pretende, o estorce una prestazione sessuale in cambio del favore che ti può fare». Ma sottolinea: «Però usciamo dall’ipocrisia dei sepolcri imbiancati». Parole che seguono le tante denunce delle attrici, non ultima quella di Matilde Gioli, che ha denunciato che «il ricatto sessuale è sottinteso nel mondo del cinema».

CLAUDIA GERINI SUL #METOO

Prosegue la Gerini, prossimamente protagonista in sala con “A mano disarmata”: «Una donna ha tutto il diritto di scegliere di usare il proprio corpo per fare carriera. E’ una questione che rimanda all’autonomia e alla coscienza dei singoli. Con il mio corpo io sono libera di fare quello che voglio, non quello che decidono gli altri. Non è stata la mia strada, però non mi scandalizza chi invece l’ha imboccata». «Ma c’è un ma», aggiunge l’attrice: «Se accetti quel tipo di gioco, sottostando a quel tipo di regole, in seguito – magari a distanza di anni – non è che ti puoi ergere a paladina della crociata antimaschilista». Prosegue Claudia Gerini: «Rischi di non risultare credibile, e al tempo stesso di danneggiare la battaglia di tante donne che la violenza l’hanno subita, e senza contropartite. Senza contare l’eccesso di giustizialismo e di gogne mediatiche, per ui i processi si fanno in tv nei talk-show».



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