“Selvaggia Lucarelli non ha diffamato Fabrizio Corona”/ Pm Milano chiede archiviazione: “Diritto di critica”

- Silvana Palazzo

“Selvaggia Lucarelli non ha diffamato Fabrizio Corona”. La Procura di Milano chiede archiviazione dell’inchiesta. Le parole della giornalista rientrano nel “diritto di critica” per il pm

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Fabrizio Corona rischia di tornare in carcere

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine per diffamazione a carico di Selvaggia Lucarelli avviata dopo la denuncia di Fabrizio Corona. L’ex fotografo dei vip lo scorso giugno ha querelato la giornalista e blogger per gli attacchi ricevuti in tv e in un articolo scritto per Il Fatto Quotidiano. «Fesso», «sbruffone» e «recidivo» sono alcuni degli attacchi riservati dalla Lucarelli a Corona, a cui in televisione consigliò di «darsi del cog…ne da sé». Su Facebook poi scrisse un post nel quale sosteneva che l’ex re dei paparazzi era rimasto fuori da un locale in orario notturno, violando le prescrizioni del suo affidamento terapeutico. Per il pm di Milano Lucia Minutella in tutto ciò non si configura il reato di diffamazione. Quindi l’accusa, secondo la Procura di Milano, va archiviata. E lo stesso ha chiesto per Marco Travaglio, direttore del quotidiano e indagato per omesso controllo.

CORONA QUERELA LUCARELLI, PM: ARCHIVIARE INCHIESTA

Nell’articolo del 9 marzo 2018, Selvaggia Lucarelli criticava il comportamento di Fabrizio Corona e scriveva che l’ex paparazzo, continuando a delinquere, avrebbe «dimostrato di fregarsene di rispettare le regole che il regime di affidamento prevedeva». Un mese dopo affermava che Corona era stato coinvolto in «in una rissa verbale fuori dall’Hollywood» ed era per strada in orario notturno, violando così le prescrizioni del provvedimento di affidamento terapeutico e che gli imponevano di non lasciare la sua dimora dalle 20.30 alle 7 del mattino. Le parole usate da Selvaggia Lucarelli, anche se dal «tono volutamente apro», non sono «sovrabbondanti rispetto al concetto che si voleva esprimere». Nell’istanza il magistrato ha spiegato che le parole usate dalla giornalista e blogger rientrano nel «diritto di critica, il quale si concretizza nell’espressione di un opinione, che in quanto tale non può intendersi obiettiva, considerato che per natura è fondata su un’interpretazione di fatti e comportamenti». La richiesta di archiviazione dovrà ora essere valutata da un gip. L’istanza è passata infatti all’esame del gip del Tribunale di Milano. 



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