Valentina Nappi: “Sono stata stuprata da Salvini”/ Foto choc, “cultura di sapore fascista”: e sugli immigrati…

- Emanuela Longo

Valentina Nappi, post choc su Instagram contro il vicepremier: “Sono stata stuprata da Salvini”. La porno diva contro le politiche del leader leghista

Valentina Nappi
Valentina Nappi (Instagram)

Anche Valentina Nappi, porno diva da oltre un milione di follower su Instagram, ha deciso di schierarsi politicamente e manifestare a suo modo la sua personale “antipatia” contro Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno. Lo ha fatto con un lungo post Instagram già ribattezzato come choc del quale a colpire è stata subito l’immagine postata. Nello scatto campeggia la Nappi in una foto in bianco e nero con una scritta messa in risalto da uno sfondo rosso e che recita: “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini”. Dove “stuprata”, oltre ad essere messo tra virgolette, è scritto a caratteri cubitali. Una sorta di denuncia, ben motivata nel post e che in poche ore ha raccolto migliaia di “mi piace” diventando inevitabilmente virale. “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia”, esordisce Valentina Nappi nel suo lungo post social, motivando punto per punto ciò che di Salvini l’avrebbe realmente “stuprata” al punto da sentire il bisogno di renderlo pubblico. Quindi ha tirato in ballo tutti gli ultimi discorsi fatti dal leader della Lega e che a detta della Nappi andrebbero ad alimentare una “cultura di sapore fascista”. “Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani”, aggiunge.

VALENTINA NAPPI CONTRO SALVINI: IL POST CHOC

Valeria Nappi si schiera pubblicamente contro Matteo Salvini e lo fa motivando tutti gli aspetti che non condivide della politica del ministro, concentrandosi in particolare sulla questione “immigrati” tanto cara al vicepremier. “La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi è una questione culturale”, dice. La pornodiva non esclude la necessità di gestire razionalmente i flussi migratori ma al tempo stesso spiega: “Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea”. Quindi rincara la dose, ribadendo la sua presa di posizione contro quel “linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento”, implicitamente attribuiti a Salvini ma che a sua detta altro non farebbero se non riportare ad una “cultura tribale che produce una violenza contro il diverso”. Rispetto a tutto ciò che avrebbe finora fatto Salvini, conclude Valentina Nappi, “il genocidio è qualcosa di differente solo per grado”.

 

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Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

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