Kim Rossi Stuart e la fede/ “Anche nell’ateo più incallito c’è il confronto con l’esistenza di Dio”

Kim Rossi Stuart pubblica un libro di racconti e presto tornerà davanti la macchina da presa, tra gli interpreti del nuovo film di Muccino.

24.01.2019 - Valentina Gambino
Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart pubblica un libro di racconti e presto tornerà davanti la macchina da presa, tra gli interpreti del nuovo film di Muccino. “Le guarigioni”, questo è il titolo dell’opera letteraria dell’attore e regista romano. “Il mio scrivere è più vicino al ricostruire che allo sfogarsi – dice Kim tra le pagine de Il Giornale. A 50 anni è rifiorito, sia come uomo che come autore: sposerà la collega Ilaria Spada, madre del loro Ettore (“Ho sempre avuto una visione romantica dello sposarsi: ci può essere un che di prezioso”, confida) e ha scritto qualcosa che si distanzia da una sceneggiatura cinematografica ma che, diventerà presto un film. Da dove nasce la sua passione per la scrittura? “Ai tempi di Tommaso, il mio ultimo film, pubblicai il soggetto in forma letteraria. Stavolta l’editor Emanuela Cavallari mi ha incitato a sedermi alla scrivania e a scrivere liberamente. Dietro questi racconti ci sono tematiche che mi riguardano. E, soprattutto, c’è il desiderio di tradurre in racconto quanto è archetipico”.

Kim Rossi Stuart, libro di racconti: rapporto con la fede e autori di riferimento

Nei racconti di Kim Rossi Stuart, emerge anche una vena religiosa, e le figure dei preti risultano importanti. “In tutti i racconti si può riflettere sulla tematica spirituale, che, per la prima volta nella mia vita, sto affrontando di petto. Ho voglia di approfondirla. Anche nell’ateo più incallito c’è il confronto con l’esistenza di Dio”, ha raccontato. Anche la figura paterna è centrale nelle sue opere: “Prendo di petto l’argomento, entrando nelle pieghe d’una relazione padre-figlio abbastanza estrema Mio padre preferiva gli animali agli esseri umani. Ma sono allergico alla parola autobiografia”. E sugli autori di riferimento, confida di essere “ignorante” e di avere la fortuna di esserlo: “Mi è dispiaciuto non poter studiare in maniera sistematica: la mia è una cultura mordi e fuggi. Perciò la mia scrittura è sincera. Non ho riferimenti. Ma scrivendo L’altra metà, mi ha ispirato Pirandello: era accanto a me. Per il racconto distopico ho pensato a La versione di Barney di Mordecai Richler, scoprendovi un lato ludico”. Tra i prossimi progetti, questa estate di nuovo sul set con Gabriele Muccino e poi si calerà nei panni di Caravaggio, diretto da Michele Placido.



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