“Grace a Dieu”, il film sul cardinale Barbarin/ Abusi e perdono: le ‘accuse’ di Ozon

- Paolo Vites

Un nuovo film si occupa degli abusi da parte dei sacerdoti e della Chiesa sui bambini: parla il regista sul caso Barbarin

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Immagine di archivio

Orso d’argento alla Berlinale con il film Grace a Dieu per il regista Francois Ozon. Racconta la vicenda del cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, accusato di aver coperto gli abusi sessuali di una sacerdote della sua diocesi, Bernard Preynat che avrebbe abusato di oltre settanta scout minorenni. Dopo l’archiviazione di una prima indagine preliminare, il cardinale ha subito un nuovo processo. I fatti in realtà risalgono agli anni 70 e 80 quando era arcivescovo un altro cardinale, ma Barbarin, in carica dal 2002, non avrebbe denunciato il sacerdote pur essendo a conoscenza dei fatti. Nel 2016 il cardinale chiese pubblicamente scusa per il suo comportamento: «Chiedo perdono davanti a Dio e davanti a tutta la nostra diocesi di non avere preso l’iniziativa per indagare come si sarebbe dovuto fare quando mi è giunta una prima testimonianza, perdono di non avere sanzionato immediatamente un prete per i suoi antiche atti, molto gravi e chiaramente indegni del suo ministero, perdono per mi miei errori di governo che hanno causato scandalo». Ozon invece si ferma a una frase, da capire se detta in questo modo, del cardinale in una conferenza stampa in cui diceva “Grazie a Dio i reati sono prescritti”, da qui il titolo del film. E’ un attacco anche contro la Chiesa cattolica in generale, il film, in quanto Lione è la più grossa comunità cattolica francese, qui infatti si convertirono i primi galli e da allora è accusata di abusi di potere.

BAMBINI ABUSATI

In una intervista pubblicata oggi da La Repubblica, il regista ha spiegato che a differenza dei film precedenti in cui parlava di donne, questa volta voleva raccontare la fragilità maschile. Dice di aver letto sul sito delle vittime di abusi di questa vicenda, centinaia di documenti di bambini abusati in chiesa, in particolare la storia di un cattolico rimasto praticante che aveva denunciato gli abusi subiti a quarant’anni di età. Ha contattato personalmente questa persona, Alexandre, che gli ha consegnato tutte le lettere che aveva scritto al cardinale. Inizialmente pensava di fare un documentario ma incontrando altre vittime ha deciso per il film: “Volevo rendere giustizia alle vittime, mostrarli eroi come nei film inchiesta americani”. L’avvocato del cardinale Barbarin sta cercando di fermare l’uscita del film, spiega, ma ha fiducia nella giustizia francese: “L’idea del film non è condannare la Chiesa piuttosto esplorare le contraddizioni e le complessità di questo caso. Anche le vittime dicono di fare la loro battaglia per la Chiesa non contro la Chiesa”. Personalmente, dice, ha avuto una educazione cattolica, si ricorda di un prete che giocava sempre a nascondino con lui e oggi  pensa come sia facile per un bambino essere abusato in qualunque momento dai preti.



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