CINEMAMBIENTE 2020/ 65 film per non dimenticare i rischi del disastro ambientale

- Ugo Baistrocchi

Dal 1 al 4 ottobre, attraverso la 23a edizione del Festival CinemAmbiente di Torino, anche quest’anno “Movies save the planet”

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Una scena del film The Great Green Wall

I cambiamenti climatici, lo scioglimento e il ritiro dei ghiacci, il futuro e il ruolo dell’uomo nel mondo e il rapporto con le altre specie animali, il fenomeno del land grabbing, l’attivismo ambientale, l’inquinamento e lo smaltimento dei rifiuti, le prospettive di cambiamento e le soluzioni possibili alla massima emergenza planetaria, sono solo alcuni degli importanti temi affrontati dai 65 film che verranno proiettati nelle tre sale del Cinema Massimo di Torino dal 1 al 4 ottobre.

Sono stati quasi 3.000 i film che si sono iscritti alle selezioni del festival CinemAmbiente 2020, dimostrando la grande vitalità del cinema ambientalista. Per fare in modo che il festival, come strumento di conoscenza e di informazione e, quindi, di un cambiamento consapevole, raggiunga un pubblico più vasto, 9 lungometraggi, tra i più significativi sui 18 partecipanti, saranno proposti gratuitamente online. Tra questi il film d’apertura “Rebuilding Paradise” (Ricostruire Paradise) diretto dal premio Oscar Ron Howard. La cittadina di Paradise in California venne distrutta in tre ore nel 2018 da uno dei più devastanti incendi che colpiscono ormai regolarmente quello Stato a causa della siccità. Il film documenta come gli abitanti di Paradise hanno reagito non facendosi sopraffare dal disastro ma impegnandosi nella ricostruzione. Il film di chiusura, anch’esso visibile in streaming, è “The great green wall” (La grande muraglia verde) dello statunitense Jared P. Scott. La grande muraglia verde è un ambizioso progetto di riforestazione che prevede la creazione di una barriera di 8.000 chilometri di alberi attraverso l’intera larghezza del Continente africano allo scopo di contrastare la siccità e la desertificazione del Sahel. Il lungometraggio è un viaggio, guidato dalla musicista-attivista maliana Inna Modja, nel deserto e lungo la muraglia.

Dedicati all’attivismo ambientalista sono due film entrambi visibili online. Nel “The troublemaker” (Il piantagrane) il regista inglese Sasha Snow descrive i diversi percorsi che hanno portato alla consapevolezza sull’emergenza ambientale due persone molto diverse: Silvia Dell, una pensionata madre di 4 figli, una pacifica cittadina non un estremista, e Roger Hallam, fondatore due anni fa in Inghilterra di un movimento internazionale, socio-politico e non violento, Extinction Rebellion. Il film vuole incitare a passare da un atteggiamento passivo sui temi ambientalistici a uno attivo. Il francese “Génération Greta”, di Simon Kessler e Johan Boulanger, racconta le storie di nove attiviste, ragazze dai 12 ai 23 anni, che in diversi Paesi del mondo, dal Kenya all’Ecuador, dalla Francia alle Filippine, si battono, sulla scia dell’esempio di Greta Thunberg, contro i drammatici effetti dei cambiamenti climatici, contro l’immobilismo della politica, e rivendicano il diritto al futuro.

I giovani che in Italia organizzano i Fridays for future sono invece i protagonisti del film di Ezio Maisto “I ragazzi irresponsabili”, mentre “Ez, eskerrik asko. Gladysen leihoa” (No, grazie. La finestra di Gladys) della regista basca Bertha Gaztelumendi, è dedicato a Gladys del Estal Ferreño, un’attivista ventitreenne uccisa a Tudela nel 1979 dalla Guardia Civil nel corso di una manifestazione pacifica e autorizzata contro la costruzione di una centrale nucleare.

Il ritiro dei ghiacci e le sue conseguenze sono trattati in modo diverso da due film. “Cinquanta passi” è il documentario, già visto al festival “Visioni dal mondo” di Milano, in cui si racconta l’attività di Michele Cucchi, guida alpina che recupera i resti delle vittime del Cervino, quando lo scioglimento dei ghiacciai (misurabile in cinquanta passi all’anno) porta alla loro scoperta, e che contribuisce a pulire dalla spazzatura del turismo il Karakorum in Pakistan. In “66 Metres… Rising Sea Level” (66 metri… incrementando il livello del mare), invece, i registi tedeschi Max Mönch e Alexander Lahl immaginano cosa succederebbe se i ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia si sciogliessero.

Riflessioni sul futuro dell’uomo e sul suo ruolo nel mondo sono l’oggetto di “FREM. Requiem for Homosapiens” in cui si simulano le condizioni di un mondo dove l’uomo, avendo reso invivibile l’ambiente, è costretto a cedere lo scettro di specie dominante all’intelligenza artificiale. Mentre “Revelation of Jonah”, visibile in streaming, è una parabola filosofica degli antropologi Alexander e Nicole Gratovsky che prende spunto dalla storia di Giona ingoiato dalla balena per descrivere il destino dell’umanità oggi. I registi Mario Brenta e Karine De Villers, in “Vanitas” si concentrano, invece, sull’accanimento dell’uomo nel trasformare il mondo negando la propria appartenenza alla natura. In “Once You Know” (Una volta che lo sai), visibile online, il regista Emmanuel Cappelin chiede a cinque esperti com’è possibile, avendo la consapevolezza di quello che ci aspetta, reagire individualmente o collettivamente.

Molti i film dedicati al land grabbing, cioè all’accaparramento di terre e al loro sfruttamento intensivo o all’uso indiscriminato di beni comuni. In “Sumercè” la colombiana Vittoria Solano documenta l’opposizione di tre attivisti contadini contro le concessioni minerarie che espropriano milioni di agricoltori. Máxima Acuña, contadina andina, che da anni si batte contro la più grande compagnia mondiale d’estrazione dell’oro, la Newmont Mining Corporation, opponendosi all’espropriazione dei terreni della sua famiglia, è la protagonista del lungometraggio “Maxima” della peruviana Claudia Sparrow. “Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities” (Il racconto di due città di Gianni Berengo Gardin) rende omaggio al fotografo novantenne che ha denunciato con le sue immagini l’impatto ambientale delle navi da crociera sul fragile equilibrio della laguna di Venezia.

Le battaglie per l’acqua sono al centro di “Amussu”, visibile in streaming, nel quale un villaggio del Sud del Marocco blocca le condutture dell’acqua deviate a una miniera d’argento, e di “Lords of water”, che indaga sulla finanziarizzazione dell’acqua, “l’oro blu”, da parte di banche e fondi speculativi in tutto il mondo.

Si occupano di inquinamento e smaltimento dei rifiuti il cinese “Smog town”, girato a Langfang, la città più inquinata della Cina, e l’originale “The plastic story” che racconta tutta la verità sull’inquinamento da plastica e sulla falsa soluzione del riciclo.

Al mondo degli animali e della natura sono dedicati “Pariah dog”, visibile online, nel quale degli emarginati sociali si prendono cura di cani randagi in India, il Paese che ne ha il maggior numero, e “Curiosity and control” nel quale, descrivendo musei di storia naturale e zoo, si indaga l’ambivalenza della relazione che l’uomo ha con l’animale: lo protegge ma lo imprigiona.

Prospettive di cambiamento e possibili soluzioni sono finalmente mostrate nello statunitense “Kiss the ground” (Bacia la terra) che esplora le potenzialità dell’agricoltura rigenerativa in grado di rimuovere il carbonio dall’atmosfera. La voce narrante è quella di Woody Harrelson e vi partecipano molte “eco-celebrità” come Gisele Bündchen, Tom Brady, Patricia Arquette e Rosario Dawson. Il divertente e ironico “Sh*t saves the world” (La me*a salva il mondo) dimostra come le deiezioni animali e umane sono una fonte di energia alternativa sottovalutata. Cerca, invece, di capire cosa non ha funzionato il film “The Campaign against the Climate” (La campagna contro il clima) del danese Mads Ellesøe. Alla fine degli anni ’80, infatti, il mondo sembrava pronto ad affrontare il cambiamento climatico e persino George W.H. Bush parlava di “White House effect” che avrebbe gestito il “Green house effect”. Invece…

Completano il programma 32 cortometraggi da tutto il mondo e due lungometraggi di finzione: il francese “Sulle ali dell’avventura” (2019) in cui il figlio adolescente di un ambientalista pasticcione, impegnato nel salvataggio di oche selvatiche, le guiderà con un deltaplano a motore dalla Norvegia alla Francia, e il torinese “40% – Le mani libere del destino”, visibile anche in streaming, film prodotto nel 2010 da una cooperativa sociale e interpretato dai suoi soci con la partecipazione di Luciana Littizzetto.

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