CLIMA/ I dati che fanno a pugni col riscaldamento globale causato dall’uomo

- Giovanni Passali

Si è tornati a parlare del riscaldamento globale causato dall’uomo, ma senza tenere conto di alcuni dati sull’andamento del clima

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Antartide (Pixabay)

E ci risiamo con la bufala del riscaldamento globale causato dall’uomo. Anche in questi primi giorni dell’anno, nonostante il freddo incipiente (con un tempismo davvero pessimo, per la percezione dell’ascoltatore televisivo), il telegiornale di una delle reti nazionali ha mandato in onda il solito servizio catastrofista, con la solita raccomandazione finale a un intervento urgente “per diminuire l’emissione di CO2“. Per carità, ogni intervento possibile a inquinare di meno deve essere sempre accolto e favorito. Il problema è la menzogna continuata sul riscaldamento globale, soprattutto sul fatto che sia provocato dall’uomo. Cerchiamo di mettere le cose un po’ in ordine.

Anzitutto stiamo parlando di clima, non di meteo. Stiamo parlando di variazioni climatiche che accadono nei secoli e il cosiddetto “breve periodo” deve essere inteso nell’ordine dei decenni; non stiamo parlando quindi della nevicata di questi giorni, né di quanto sia stata più o meno calda la scorsa estate.

Ora cerchiamo di fare il quadro generale di come e quanto (per fortuna!) è variato il clima negli ultimi millenni, per comprendere meglio a che punto siamo. Questa figura ci può aiutare.

La linea blu indica la variazione della temperatura, quella nera è la stima della CO2. Com’è evidente, le due linee non sono correlate, anche perché la CO2 non è “generatrice” di calore, tuttalpiù può aiutare a contenere il calore generato da un’altra fonte. E quale sarebbe questa fonte? Il Sole, ovviamente, poiché è l’unica fonte in grado di generare più o meno calore e di continuare a farlo per millenni o per milioni di anni.

Ora entriamo nel dettaglio di un periodo più breve. Vediamo cosa è accaduto negli ultimi dodicimila anni.

Come si vede, circa 12mila anni fa eravamo in piena era glaciale. Poi il clima si è improvvisamente scaldato (non certo a causa dell’uomo!) fino a ottomila anni fa. Allora i ghiacciai erano completamente scomparsi dalle Alpi.

Come raccontato anche in quest’ottimo video del “Museum of Nature South Tyrol”, venticinquemila anni fa, nel pieno dell’era glaciale, lo spessore dei ghiacciai arrivava a 2000 metri e solo le vette più alte emergevano dai ghiacciai. Uno dei ghiacciai arrivava fino al lago di Garda. E quella è l’epoca nella quale i ghiacciai, con l’erosione, formano le vallate come oggi le vediamo. “In seguito inizia un rapido riscaldamento climatico… settemila anni fa i ghiacciai sono tutti scomparsi” (dal minuto 2 e 20 secondi del video).

Ora i ghiacciai ci sono, no? Quindi, com’è evidente dal grafico qui sopra, da settemila anni il clima si sta raffreddando (nonostante l’uomo!). 

Ora veniamo ai giorni nostri. Oggettivamente la temperatura, negli ultimi quarant’anni, è aumentata; non c’è dubbio, è un dato oggettivo. Ma perché “negli ultimi quarant’anni”? Perché prima era in diminuzione, fino alla fine degli anni ’70, tanto è vero che il quel decennio vi furono numerosi gridi di allarme (enfatizzati dalla stampa, che ci sguazza quando si prevede una catastrofe) sulla prossima imminente e catastrofica era glaciale. Chi voglia farsi due risate, leggendo la serie di previsioni sbagliate, può trovare diversi siti che le riportano, dove si vedono le immagini di articoli che descrivono la catastrofe in arrivo, puntualmente smentite poi dalla realtà.

Il campione di questi è certamente l’ex candidato alla presidenza Usa Al Gore, premio Nobel per la Pace, insignito per il suo impegno a diffondere allarmi riguardo il riscaldamento globale. Nel dicembre 2008, per esempio, predisse il completo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord. Vediamo come stanno le cose oggi, secondo il Danish Meteorological Institute.

Come si vede, la curva che misura l’estensione dei ghiacci è in linea con quella degli ultimi anni, un pochino sotto la media del “ventennio caldo”. Non c’è alcuna evidenza di completo scioglimento in corso. Questo grafico ci mostra anche un’altra cosa interessante. Tra il periodo invernale e quello estivo l’area di estensione dei ghiacci passa da circa 15 milioni di km quadrati a circa 5 milioni. Eppure non vediamo alcun innalzamento dei mari. Invece, secondo certi catastrofisti, se quei 5 milioni diventassero zero, allora tutti i mari si innalzerebbero bruscamente e le città costiere sarebbero tutte sommerse.

Come sanno anche i ragazzi che frequentano il liceo, il polo nord non ha terra e i ghiacci sono poggiati sul mare. Inoltre il ghiaccio sciogliendosi perde di volume e quindi occupa esattamente la stessa quantità di volume della corrispondente acqua. Questo è il motivo per cui ogni anno, quando nel giro di sei mesi il polo nord passa da un’estensione di 15 milioni di km quadrati a 5 milioni, non vediamo alcun innalzamento dei mari.

Come dicevo prima, negli ultimi quarant’anni un riscaldamento delle temperature del globo effettivamente c’è stato. Vediamo in questo lasso di tempo cosa ha fatto il Sole, la nostra principale fonte di calore. Come noto, il Sole ha un ciclo di circa 11 anni, durante il quale l’intensità della sua radiazione oscilla con una certa regolarità tra un minimo e un massimo. Il numero delle macchie solari è un ottimo indicatore dell’intensità della radiazione solare e ci dà il vantaggio di una copiosa documentazione storica, poiché le macchie solari sono state osservate e regolarmente registrate poco dopo l’invenzione del cannocchiale; abbiamo così i dati delle macchie solari rilevate con una certa precisione dal 1750 circa. Ecco il grafico dell’ultimo secolo.

Come si vede, l’ultimo ciclo (denominato SC24) è stato molto fiacco, mentre i tre cicli precedenti (dalla fine degli anni ’70 fino al 2009 circa) sono stati piuttosto intensi. Questa attività intensa ha sicuramente contribuito in maniera sostanziale al riscaldamento di quegli anni. E la debolezza del ciclo degli anni ’70 fa capire perché in quegli anni i giornali riportavano la previsione di una imminente era glaciale. Ora bisogna comprendere che il ciclo appena terminato (a fine 2020 è iniziato il ciclo 25) è stato il più fiacco di tutti i precedenti. Ora vediamo un grafico che comprende gli altri cicli precedenti, per fare un paragone.

Ecco, come si vede per trovare un ciclo più debole dell’attuale occorre andare indietro agli inizi del 1800, quindi circa 200 anni fa. Allora vi fu un brutale raffreddamento delle temperature globali, noto come Minimo di Dalton. Quindi, se è vero che dagli anni ’80 in poi c’è stato un riscaldamento globale, è pure vero che negli ultimi dieci anni il riscaldamento si è sostanzialmente fermato e gli ultimi avvenimenti meteorologici ne danno una qualche conferma, essendo di fatto incompatibili con un riscaldamento che evidentemente non c’è.

Non è un caso che nessun media nazionale abbia riportato la notizia di un mese di dicembre che, a livello globale, è stato tanto freddo da provocare un crollo delle temperature medie globali. Il dato di novembre è di +0,53 (il dato si riferisce alle temperature medie globali del 1980, quindi a novembre 2020 sono state più alte di oltre mezzo grado rispetto a quarant’anni fa), mentre il dato di dicembre segna un +0,27. Quindi in un solo mese il riscaldamento globale degli ultimi quarant’anni si è dimezzato! Avete forse sentito questa notizia in televisione?

Ora, le eccezionali nevicate di questi giorni non significano un bel niente di per sé; sono eventi meteo, non sono “clima”. Però c’è un dato interessante da valutare, ed è l’origine di questo periodo di freddo intenso. Questo proviene da una corrente “artica”, causata da una spaccatura del vortice polare artico che si è diviso in due: una metà si trova sopra il Canada, mentre l’altra sta facendo rabbrividire la Siberia. E proprio da questa sta arrivando l’ondata di gelo che in questi giorni attraversa l’Europa e sta imbiancando l’Italia.

Questa spaccatura del vortice polare artico non è un evento usuale, anzi, è tipico dei periodi di scarsa intensità solare. In questi periodi il Sole esercita una pressione minore sull’atmosfera e questa diventa più instabile, rendendo possibili anche fenomeni come quelli descritti.

Insomma, come una rondine non fa primavera, così una nevicata abbondante non fa l’inizio di una piccola era glaciale. Però… io non ho mai visto rondini in inverno!

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