Luana D’Orazio morta sul lavoro/ Fidanzato “Ci han portato via tutto, eravamo felici”

- Silvana Palazzo

Com’è morta Luana D’Orazio: risucchiata e stritolata da orditoio che era stato manomesso. Il fidanzato e la madre a Domenica In

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Luana d'Orazio, morta dopo incidente sul lavoro a Montemurlo (Instagram)

Alberto ha spiegato come si sono conosciuti: “Grazie a due nostri amici”, ha svelato il fidanzato di Luana D’Orazio. Il giovane ha percorso le tappe del loro amore, fino alla dichiarazione ed all’inizio della loro storia d’amore. Lui ha un rapporto bellissimo anche con il bambino ed il resto della famiglia. “Dopo questa tragedia che ci ha travolti, siamo circa trenta persone, ci siamo presi tutti per mano e si sta cercando insieme di andare avanti”, ha ammesso il ragazzo, “perché ci hanno portato via tutto, è difficile, ma mano nella mano tutti insieme ce la faremo, perché lei vuole la nostra felicità”.

In un filmato Alberto ha ripercorso le difficoltà della sua nuova vita senza Luana D’Orazio e l’ultimo giorno che l’ha sentita, prima dell’incidente. “Mi manca tutto di lei, il buongiorno, la voce, i suoi occhi… tutto”, ha spiegato in un video. “Rimpiango di non averglielo detto più spesso questo ‘ti amo’, avessi la possibilità lo farei tutti i giorni, dalla mattina alla sera”, ha aggiunto. Oggi in lacrime ha spiegato: “Mi sono trovato un po’ in difficoltà perché è stata la mia storia seria lei, non ne ho mai avute prima di lei e quando lei me lo disse per la prima volta rimasi un attimo stupito perché non me lo ero mai sentito dire, ero titubante perché sono più con i fatti che con le parole. Un giorno abbiamo litigato e lì glielo dissi e lei rimase pietrificata perché non se lo aspettava”. La coppia aveva pensato già di andare a vivere insieme dopo un mese di convivenza bellissimo. “Era bellissimo, era tutto così semplice, eravamo felici”, ha spiegato. La madre ha svelato che 20 giorni prima dell’incidente si spaventò molto poiché la stessa staffa la agganciò esattamente come accadde in seguito. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

MAMMA E FIDANZATO “MORIRE SUL LAVORO? INACCETTABILE!”

La storia di Luana D’Orazio è stata raccontata oggi a Domenica In, dove sono intervenuti i suoi genitori. Emma, mamma di Luana, ed Alberto, fidanzato, sono intervenuti nella trasmissione. “Stavamo insieme da quasi due anni, ma non ci hanno dato la possibilità di poterlo festeggiare”, ha spiegato il giovane. La madre di Luana ha spiegato come proprio il nipotino le dia la forza. “Tutte queste morti sul lavoro sono troppe”, ha aggiunto, “so che le leggi ci sono e come disse il presidente Mattarella, vanno solo applicate”. Per la morte di Luana ci sono tre indagati. Il suo incidente poteva essere evitato poiché il macchinario non era a norma, in quanto non a norma per produrre di più. “Stiamo aspettando la consegna degli atti, abbiamo visto le immagini della perizia del macchinario e abbiamo voluto vedere anche Luana dentro al macchinario e non si può accettare”, ha spiegato il fidanzato. “Atroce, indescrivibile, imbarazzante un incidente simile nel 2021”, ha aggiunto.

“Morire sul lavoro? Questo non lo accetto”, ha commentato la madre di Luana. Oggi mamma Emma ha ammesso di stare ancora molto male: “Penso sempre a lei”. Luana aveva scelto di fare l’operaia per passare più tempo con il suo bambino: “Mi diceva che era un posto sicuro, per lei la macchina era sicura così ma essendo apprendista veniva lasciata da sola”. Quando è accaduto l’incidente era il compleanno di Emma: “Mi hanno fatto questo regalo… stavo preparando il tiramisù”, ha svelato. Arrivarono i carabinieri in casa per comunicarle che era morta sul lavoro: “Non lo scorderò mai”. Oggi è rimasto il piccolo nipote che a dicembre compirà 6 anni. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

LUANA D’ORAZIO MORTA SUL LAVORO

Luana D’Orazio è morta per la manomissione dell’orditoio, il macchinario tessile dell’azienda di Montemurlo in cui lavorava. Il particolare è emerso dalle indagini che sono state chiuse e che vedono tre persone indagate. La 22enne madre di un bambino è deceduta nello scorso maggio mentre si trovava da sola nei pressi del macchinario, in un punto che era raggiungibile solo con la saracinesca alzata. La ragazza, che sognava di fare l’attrice ma che per mantenere il figlio di 5 anni era andata a lavorare all’Orditura, è rimasta agganciata alla staffa per la manica della tuta da ginnastica. Non c’è stato scampo per lei. L’analisi svolta dal consulente della Procura di Prato ha evidenziato la manomissione dell’orditoio che però era presente da tempo.

Stando a quanto riportato da Repubblica, questa manomissione avrebbe incrementato la produttività del macchinario dell’8 per cento. Non solo: secondo l’ingegner Carlo Gini, l’azienda usava l’orditoio in maniera non conforme rispetto a quanto previsto dal costruttore. Il riferimento è alla presenza di una staffa sporgente, quella su cui sono rimasti incastrati i vestiti della ragazza, poi risucchiata e stritolata dal macchinario.

COM’È MORTA LUANA D’ORAZIO: “NON SAPEVA DEL PERICOLO”

«Questo elemento ha amplificato il rischio derivante dalla manomissione della serranda esponendo Luana D’Orazio a un grave rischio», si legge nel documento. Ma la Procura di Prato ha disposto anche un approfondimento, tramite la Guardia di Finanza, per capire se siano derivati guadagni dalla rimozione delle sicurezze nel macchinario tessile in cui è morta Luana D’Orazio. Ma non sarebbero emersi riscontri tangibili dal punto di vista economico. Lo ha riportato Repubblica, citando fonti inquirenti a Prato e sottolineando che l’ottenimento dell’8% di produzione in più con eventuali modifiche all’orditoio «non avrebbe però generato alcun guadagno per l’azienda».

La quantità di produzione del macchinario da campionatura, infatti, non influisce nel fatturato aziendale, anche per questo non sono state contestate aggravanti sui reati addebitati ai tre indagati. Si tratta di Luana Coppini, titolare dell’azienda, del di lei marito Daniele Faggi, ritenuto dagli inquirenti amministratore di fatto, e del tecnico manutentore Mario Cusimano. Sono accusati di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.

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