COMMISSIONE UE “VIETATO DIRE NATALE”/ È l’illusione che il Nulla ci dia più libertà

- Federico Pichetto

Un documento Ue “Union of Equality” con le direttive per una comunicazione più “inclusiva” intende cancellare tutto ciò che ha un’identità tradizionale e di genere

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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, con David Sassoli, presidente dell'europarlamento (LaPresse)

Si chiama “Union of Equality” ed è il documento riservato che gli addetti alla comunicazione della Commissione Europea hanno preparato per tutti i commissari, nel tentativo di fornire loro gli strumenti per una comunicazione meno caratterizzata e più inclusiva. Nel documento, a onor del vero già in parte smentito dopo la fuga di notizie che lo ha reso pubblico, si aboliscono le distinzioni di genere: basta Miss o Mister, meglio un generico “Ms” che rispetti l’orientamento e il genere di tutti. Ma si va oltre il genere: basta supporre che tutti siano cristiani, basta parlare di Natale, basta storie con nomi occidentali come Maria o Giuseppe… tutto deve essere all’insegna dell’equità, della possibilità che chiunque possa davvero sentirsi a casa in Europa, senza distinzione di razza, religione o appartenenza culturale.

Si ripropone, insomma, quanto già più volte sperimentato e osannato nei paesi anglosassoni e del nord Europa, dimenticando che queste politiche non hanno portato più inclusione, ma più smarrimento e confusione.

La questione del linguaggio porta in sé due problemi che è importante sottolineare: in primo luogo il rapporto fra linguaggio e realtà. In questo momento storico ciò che si va progressivamente negando è il dato di realtà, come se il dato fosse una minaccia alla felicità. Si nega il dato sessuale, biologico, religioso, storico, nel tentativo di affermare una neutralità – un nulla – nel quale essere liberi. Ma la libertà non si costruisce nel nulla, ma attraverso proprio quel dato che a Bruxelles si intende negare. Se il linguaggio non rispecchia la realtà si arriva ad un pericoloso cortocircuito tra ragione ed esperienza, dove la prima non è più lo specchio della seconda, ma la sua nemica, la sua neutralizzatrice.

In secondo luogo ciò che queste politiche in fin dei conti biasimano è il fatto che noi, europei ed occidentali, abbiamo un passato. Chiunque abbia anche solo qualche minuto di dimestichezza con la psicologia sa che il passato o viene integrato nella personalità presente oppure – se respinto o cancellato – pone le premesse per varie forme di schizofrenia e violenza.

In poche parole questa comunicazione inclusiva della Commissione europea rischia di aprire la strada a moti di risentimento e di violenza, illudendo i cittadini europei che si possa vivere la vita senza essere qualcuno, senza che la libertà accetti – prima o poi – di legarsi ad un punto.

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