Comunisti svedesi contro Greta Thunberg e Lgbt/ “Così si trascurano problemi reali”

- Paolo Vites

In Svezia nasce un nuovo partito comunista che non si chiamerà comunista ed è contro multiculturalismo, LGBT e Greta Thunberg

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Greta Thunberg (Foto dal web)

Multiculturalismo, LGBT e ambientalismo. Sono le parole chiavi di ogni partito o movimento progressista, liberale e di sinistra. Sono le istanze oggi più popolari che chiunque voglia essere eletto in ogni parte del mondo deve far sue. Al contrario, saresti razzista, omofobico e capitalista (quelli che inquinano). A Malmö, seconda città per importanza della Svezia (sì, proprio la nazione di Greta Thunberg) è successa una cosa apparentemente bizzarra. Circa la metà dei membri del partito comunista locale si è dimessa e ha abbandonato il partito. Quello che succede da sempre nella storia dei partiti comunisti, divisioni su divisioni, ma colpisce la motivazione. Il partito, secondo i secessionisti, pone troppa enfasi su cose come il multiculturalismo, le questioni LGBT e l’allarmismo climatico, che sono diventate le basi ideologiche della sinistra di oggi. Per Nils Littorin, uno dei secessionisti, racconta il sito sputniknews, “la sinistra di oggi è diventata parte dell’élite ed è arrivata a respingere le opinioni della classe operaia come aliene e problematiche”. Littorin ha suggerito che la sinistra, come movimento, sta attraversando una prolungata crisi d’identità e che il suo gruppo, invece, intende attenersi ai valori originali, come la guerra di classe, e a occuparsi di problemi reali. Essere parte dell’élite, soprattutto in campo economico, è infatti la colpa che ormai tutti danno alle continue sconfitte elettorali dei partiti di sinistra in tutto il mondo, dagli Usa all’Italia.

SVEZIA, COMUNISTI CONTRO GRETA THUNBERG E LGBT

E invece la classe operaia ha eletto Trump, Boris Johnson e Matteo Salvini. I recenti successi della destra grazie alla classe operaia sono, secondo Littorin, un segno di diffusa insoddisfazione nei confronti della migrazione economica liberale che porta alla “competizione a basso salario” e alla “ghettizzazione delle comunità”, uno sviluppo che “va solo a beneficio dei maggiori aziende”. Secondo Littorin, uno dei problemi di fondo è una politica “caotica” dell’immigrazione che ha portato a scontri culturali, segregazione ed esclusione a causa di un afflusso incontrollato da parti del mondo caratterizzate dalla cultura dell’onore e la mentalità del clan. Infine, le questioni LGBT e l’ambientalismo sono questioni “che vengono spinte a forza nella gola delle persone” mentre a loro non interessano granché. L’ultima bizzarria è che nel nuovo partito che vogliono fondare non ci sarà la parola comunista: “È una parola infangata, una parolaccia oggi, e non del tutto immeritatamente. Nei partiti comunisti esiste il rischio di elitarismo, auto indulgenza e convinzione che una certa avanguardia debba guidare una classe operaia che non conosce i propri interessi, invece di chiedere alle persone ciò che vogliono. Il comunismo del XX secolo è morto con l’Unione Sovietica, non è mai stato aggiornato con successo per il XXI secolo, ma rimasto bloccato in libri di 100 anni. Ma i principi formulati da Marx, si possono ancora applicare ancora”.



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