CONDONO CASSETTE SICUREZZA/ Il messaggio all’Ue dietro le parole di Salvini

- Stefano Masa

Si sta parlando molto in queste ore di cassette di sicurezza dopo le dichiarazioni di Salvini sui soldi che bisognerebbe rimettere nel circuito economico

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Alla vigilia dell’importante appuntamento in agenda che vedrà il “nostro dossier” oggetto di approfondimento in sede Ecofin, l’Italia arriva compatta e, mai come in queste ultime ore, motivata a portare a casa un primo risultato. Lasciata ormai alle spalle la “giustificata” motivazione sottostante alla possibile infrazione a causa del nostro debito eccessivo, il corso di queste ultime ore ha scandito una vera e propria comune dichiarazione di intenti nel voler “agire” al fine di poter adempiere a quanto in precedenza indicato. «Dipenderà dagli impegni che il Governo italiano prenderà», questo il monito di Jean-Claude Junker, presidente della Commissione europea, ad indirizzo dell’esecutivo in materia di potenziale rischio di restare intrappolati per anni in una procedura.

Il nostro ministro dell’Economia e delle finanze Giovanni Tria, in occasione del suo discorso all’assemblea biennale 2019 di Assonime, ha tenuto a sottolineare come «il Governo, come già fatto lo scorso anno, continuerà a lavorare per rafforzare il dialogo costruttivo con la Commissione, che consenta di chiarire la nostra posizione e al tempo stesso di fornire rassicurazioni circa i programmi che intendiamo perseguire». Inoltre, a conclusione del proprio intervento, ha indicato come «il Governo è pertanto determinato a perseguire gli obiettivi prestabiliti, adottando laddove necessario le iniziative adeguate per il loro raggiungimento». E proprio a queste ultime cosiddette «iniziative adeguate», con molta probabilità, il vice premier Matteo Salvini, deve aver fatto riferimento (e pertanto seguito) quando, in occasione della sua presenza televisiva presso gli studi di Porta a Porta ha esplicitamente «buttato una riflessione» attraverso la propria dichiarazione in materia di “cassette di sicurezza”. «In Italia mi dicono tanti esponenti del mondo delle banche e delle imprese, ci sono non alcuni miliardi, ma alcune decine, se non alcune centinaia di miliardi di euro di risparmi e denaro contante nelle cassette di sicurezza, fermi».

Domanda: cosa fare? Risposta: «Far finta di niente e lasciarli lì fermi o possiamo rimetterli in circuito per investimenti questi soldi». Una vera e propria velata anticipazione, come giusto che sia, di un’intenzione nel voler lasciare un segno in materia di lotta all’evasione fiscale. Una lotta che, come già riportato su queste pagine, identifica il nostro Paese quale capofila tra gli evasori europei. I recenti dati diffusi dal Dipartimento delle finanze – statistiche in ambito di dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche – hanno visto un forte ridimensionamento dei patrimoni detenuti all’estero: dai 218 miliardi del 2016 l’ammontare complessivo è sceso a quota 174 miliardi del 2017. Ma ancora non è sufficiente. Non può e non deve “bastare” questo tipo di trend.

Oggi, l’Italia, si trova a dover lottare una vera e propria battaglia contro il tempo caratterizzata dalla più estenuante ricerca dettata dall’approvvigionamento di nuove risorse: non importa quali siano le forme che verranno adottate o le terminologie. Il vero e proprio dominus che detta i ritmi in questa stessa ricerca è rappresentato dalla liquidità. Nuova liquidità. “Condono”, “Scudo fiscale”, “Voluntary disclosure 1” o “2” che sia, sono solo formalismi per argomentazioni di attualità. Ciò che conta – ora – è il risultato finale ovvero incamerare – al più presto – nuovo denaro senza intaccare la fiducia dei propri interlocutori.

Giunti però a questo delicato momento, sembra esser sovvertito l’ordine d’importanza dei destinatari di questa azione di Governo: se prima ci si rivolgeva al proprio pubblico rappresentato dal “cittadino-elettore”, oggi, e in queste ore, il nuovo e più temuto ascoltatore (e valutatore) sono i cosiddetti “soggetti regolatori”.

Bisogna agire, in fretta, e senza guardare indietro, ma solo avanti proprio come indicato dallo stesso ministro Tria: «Su questo percorso è necessario essere chiari con i cittadini italiani così come con i mercati, con la Commissione europea e i partner europei». Tutto il resto può essere considerato solo show, fiction, reality.

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