CONSIGLI NON RICHIESTI/ Il patrimonio del know-how fatto anche da competenze emotive

- Luca Brambilla

Trovare metodi per trasferire competenze legate all'intelligenza emotiva è fondamentale, come la capacità di trasferire know-how e conoscenze

lavoro e gestione risorse umane Pixabay

Il genere umano è eccezionale. Ciò che probabilmente è uno degli elementi che ha permesso agli uomini di arrivare ad avere un dominio pressoché assoluto sugli altri esseri viventi non è tanto la forza, né l’intelligenza di cui sono dotati: è la capacità che hanno di trasmettere, di generazione in generazione, il meglio che hanno appreso negli anni, nei secoli, nei millenni precedenti.

La capacità di trasferire know-how e conoscenze è, quindi, un fattore che ci permette di continuare a evolvere e avere una supremazia. Andando a osservare bene quali sono gli elementi che vengono trasferiti di generazione in generazione ci si può accorgere del fatto che la stragrande maggioranza di questi sono di matrice scientifica, logica-matematica. Trasferiamo competenze hard, ma siamo ancora incredibilmente scarsi su tutto ciò che riguarda le dinamiche legate all’intelligenza emotiva – così magistralmente divulgata da Daniel Goleman – e quelle ancor più avanzate correlate alle skill strategico-relazionali, ovvero la capacità di costruire ottime strategie connesse alla comunicazione, alla gestione dei conflitti e alla leadership.

Se infatti dovessimo paragonare il know-how tecnico che ha una persona di età media rispetto a quella dei popoli antichi risulta evidente che siamo maturati tantissimo; se invece andassimo a vedere la capacità di gestione della rabbia e di alcune emozioni primarie rispetto a quella dei popoli antichi, probabilmente vedremmo che la differenza, se c’è, è veramente minima. Questo significa che trovare metodi per trasferire competenze legate all’intelligenza emotiva, che poi, tra l’altro, è uno degli elementi che ci differenzia dagli altri esseri viventi, è fondamentale per la continua evoluzione della specie umana; rischieremmo altrimenti di diventare, quasi senza accorgercene, sempre più delle macchine efficaci nel costruire ma ancor più perdendo o rimanendo basilari sempre rispetto agli elementi emotivi.

Cosa conviene fare per favorire il trasferimento di competenze emotive?

Il primo passo è trovare quello che c’è di buono degli aspetti scientifici, tecnici e – in generale – quelli legati alle hard skills e trasferirlo alle soft skills. Non a caso, tanta parte del mio lavoro è legata alla creazione di metodi, come il Metodo O.D.I.®, e di matrici, come la Matrice degli Stili Relazionali ®, per riuscire a inquadrare – attraverso una metodologia – i passaggi essenziali per costruire comunicazioni strategiche che valorizzino l’Io, il Tu e il Contesto, e successivamente favorire buone relazioni oppure  metodologie che permettono di gestire i passaggi essenziali del riconoscimento e la fine della gestione delle emozioni che ci colpiscono.

Ritengo che ci siano stati nel tempo grandi persone che hanno dimostrato in maniera inequivocabile l’importanza di conoscere un certo tipo di intelligenza, non soltanto con la tecnica scientifica – faccio riferimento al sopracitato Goleman; ora conviene però far sì che queste metodologie vengano inquadrate attraverso matrici, metodi, processi, in modo tale che poi possano essere più facilmente insegnate e trasferite alle generazioni future, augurandoci che queste possano portare le aziende e le organizzazioni a essere  il frutto dell’elaborato delle migliori menti della storia.

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