Voto di fiducia al Senato, Governo Conte/ 156 sì, maggioranza semplice: gli scenari

- Niccolò Magnani

Il governo Conte ha superato la prova del Senato: 156 voti a favore, ma è una “maggioranza semplice”. È rebus sui possibili scenari

Conte al Senato
Premier Conte al Senato (LaPresse)

Il Senato ha votato la fiducia al Governo Conte. 156 i voti a favore, mentre la quota per ottenere la maggioranza era fissata a 149. I contrari sono stati 140, più 16 gli astenuti. In Aula erano presenti 313 senatori (votanti 312). Una vittoria a «maggioranza semplice» quella ottenuta dal Premier Conte, che rende più incerto il risultato.

Inizialmente si era parlato di 154 voti a favore: non erano stati conteggiati i sì dell’ex M5s Lello Ciampolillo e del socialista di Italia Viva Riccardo Nencini, uno dei fuoriusciti del partito renziano. I due senatori, infatti, non hanno risposto per tempo alla chiamata della presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ma dopo una consultazione coi questori si è deciso di considerare valido anche il loro voto. Nei prossimi giorni è probabile che Giuseppe Conte salga al Colle per incontrare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Insieme valuteranno se questa maggioranza può tenere o se è il caso, per questo Governo, di rassegnare le dimissioni. Se dovesse prevalere questa seconda ipotesi lo scenario tornerebbe ad aprirsi: nuove elezioni o nuovo incarico per Conte? (Agg. di Silvia Polvere)

SALVINI: “ANDATE A CASA!”. IV SI ASTIENE

«Il problema per gli italiani qui è perdere il lavoro, altro che perdere la poltrona», spiega Matteo Salvini aprendo le sue dichiarazioni di voto. I dati rilanciati dal leader Lega vedono «primi al mondo per morti e ultimi per economia mondiale. Lei dice che è falso, ma i dati sul WSJ la smentiscono: Casalino evidentemente non è arrivato fin nelle redazioni americane…». Salvini chiede poi al Governo di rendere conto dei soldi e debiti che dovremo ridare dopo il Recovery Fund, «bisticciate sui fondi che sono di tutti, non solo vostri. Contestarvi è il dovere di ogni cittadino italiano». Salvini attacca ancora, «non state cercando dei costruttori responsabili ma dei complici da pagare per rimanere ancorati alla vostra poltrona»; durissimo l’intervento della Lega che continua a richiedere le Elezioni anticipate per dare la parola al popolo contro un Governo senza maggioranza «Voi permettete che altri Paesi Ue acquistino i vaccini da sé, mentre noi rimaniamo indietro. Siamo europeisti o fessi? Credo la seconda. […] Abbiamo bisogno della flat tax, della pace fiscale e dobbiamo escludere taglio pensioni e patrimoniale, se voi dite Sì siete attentatori contro gli italiani». Salvini loda l’Europa di De Gasperi e Papa Wojtyla, «non quella dei burocrati e dei funzionari» e chiede di parlare seriamente di ambiente, infrastrutture ed Europa: «noi a differenza di Renzi le poltrone mollate sono state 7 e senza rimpianti». Chiudendo il suo intervento, il leader della Lega rilancia il tema della famiglia: «la mamma si chiama mamma, il papà si chiama papà, noi siamo per la difesa della vita sempre e comunque. L’Italia del futuro ha il modello del Centri di Aiuto alla Vita e non le pillole abortive consegnate per strada da chiunque». Finale ad alta tensione dopo che Salvini, citando Beppe Grillo, si rivolge ai senatori a vita: «legittimamente voterete la fiducia, ma poco tempo fa il leader M5s diceva che “i senatori a vita sono nonni da ospizio che muoiono troppo tardi”. Che coraggio che avete, che coraggio», con il Senato che ribolle per le polemiche. Durissima anche Annamaria Bernini da Forza Italia che voterà contro la fiducia al Governo Conte, «scegliamo di candidarci a governare il Paese, quando le persone sono libere di scegliere, scelgono la libertà contro un Governo che continua a far finta che non ci siano i problemi drammatici nel nostro Paese».

LE DICHIARAZIONI DI VOTO DI FDI, PD, LEU E ITALIA VIVA

«Nonostante tutte le non verità pronunciate dal premier nella sua replica, il nostro sarà un voto di astensione», così l’ex Ministra Teresa Bellanova annunciando nelle dichiarazioni di voto l’astensione alla fiducia per il Governo Conte. Italia Viva con i suoi 17 senatori, nonostante gli attacchi durissimi di Renzi e della stessa ex capodelegazione, decide per l’attendismo e l’evoluzione della crisi di Governo dopo il voto di questa sera.

Nel pomeriggio, prima dell’annuncio finale della ex Ministra, si erano diffuse diverse voci riguardo alle “tentazioni” del leader Renzi sul ribaltone finale laddove i voti per il Governo fossero minori di quelli sperati da Palazzo Chigi (sotto quota 153, per intenderci): «Si dice che se Renzi decidesse davvero di cambiare posizione, rinnegando l’annunciata astensione, porterebbe con sé non tutti i 18 senatori ma almeno 13. Mossa azzardata che potrebbe fare solo se avesse la certezza del ribaltone. E questo potrà verificarlo dopo la prima chiama. Se la maggioranza si fermasse poco sopra 150, allora potrebbe partire il blitz. Solo una suggestione, per ora, uno scenario da fantascienza e da incubo, che però fa tremare il governo», spiega la fonte di Governo al Corriere della Sera. Ora però l’annuncio di Bellanova sembra allontanare questo clamoroso scenario, ma solo dopo la seconda chiama (prevista dopo le ore 21, ndr) si potrà avere piena consapevolezza dell’esito. «Per voi alla fine è solo una questione di potere e sopravvivenza, ma noi siamo convinti che politica è responsabilità. dignità e coerenza. Ecco perché noi non voteremo convintamente la fiducia al suo Governo: lei farebbe bene a dimettersi ponendo fine a questa penoso teatrino che va avanti da molto tempo, restituendo la parola agli italiani», così invece Luca Ciriani nell’annuncia il NO alla fiducia per il gruppo di Fratelli d’Italia. Con il Governo invece, senza colpi di scena, Loredana De Pedris /(Leu-Gruppo Misto) e Andrea Marcucci, capogruppo dem: a seguire, prima dell’effettivo voto di fiducia, si attendono gli interventi di Anna Maria Bernini (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega) e Ettore Licheri (M5s).

LA REPLICA DI CONTE AL SENATO: ATTACCO A RENZI E RIMPASTO

Apre al rimpasto ulteriore dopo il voto di fiducia, ammette che senza numeri effettivi in Senato il Governo cade e si scaglia contro Renzi e Italia Viva: così la replica di Conte agli interventi dei senatori, molto dura politicamente e che “tradisce” una certa preoccupazione sui numeri della fiducia tutt’altro che blindata. «Italia Viva ha fatto un intervento molto duro, ma non mi sembra che non abbiamo mai trovato una soluzione», spiega il Presidente Conte nella replica alle Comunicazioni del Senato «il Recovery Plan non è stato creato nelle cantine di Palazzo Chigi, ma negli incontri con i Ministri anche vostri di Italia Viva. Voi lo avete distrutto mediaticamente, ma io vi avevo detto che ci saremmo confrontati su quella bozza iniziale del PNRR». Si lascia per il finale l’attacco totale ai renziani: «confronto si può fare anche con toni tranquilli, l’effetto finale di quella vostra iniziativa è stata di bloccare per 40 giorni il Recovery Plan. Avremmo potuto trovarci in 20 giorni e dare molto prima la versione aggiornata del PNRR, migliorata ora grazie a Iv, Leu, Pd e M5s: nessuno può avere la pretesa della verità e delle soluzioni migliori per il Paese».

Conte critica Renzi sul nodo della governance, «quando mai non si è discusso in questo Governo? Ora noi dobbiamo affrettarci perché una struttura di monitoraggio per il Recovery Plan va fatto ed è urgente! Si può discutere su tutto solo quando si sceglie la linea del dialogo. Voi non avete mai trovato porte chiuse ma poi avete scelto la strada delle aggressioni e delle guerre mediatiche, è una vostra scelta ma permetteteci di dire che forse non è la scelta migliore la crisi di Governo ora per il Paese?!». Sul MES altro attacco diretto a Italia Viva, «paradossale che voi non accettate il Recovery Plan perché manca una cosa – il MES – che non c’è in quel progetto». «Se i numeri non ci sono in Parlamento questo Governo va a casa, immediatamente», ha aggiunto Conte rispondendo alle critiche sulla presunta mancanza di trasparenza nelle “trattative” per allargare la maggioranza di Governo. E infine nuovo appello a costruttori e responsabili per «migliorare il nostro esecutivo per il patto di fine legislatura, continueremo a lavorare se ci date la fiducia. In seguito capiremo come rafforzare la squadra di Governo: rimpasto? I Ministri sono i migliori del mondo ho detto, mi è stato rimproverato questo ma da capitano di una squadra ho il dovere di difendere tutti i miei compagni di strada».

SCUOLA, PIL E MORTI PER COVID: LE REPLICHE DI CONTE

«Ho apprezzato gli interventi di voi senatori sulle mie comunicazioni», spiega il Premier Conte reagendo nella replica in diretta video dal Senato: «il calo demografico è quella tra le più severe degli ultimi anni. Dobbiamo iniziare a lavorare in maniera organica come già ha fatto anni fa la Germania ma questo non può avvenire con una crisi di Governo». Qui Conte richiama nuovamente la riforma del Family Act dal mese di luglio, atto a risolvere il nodo del calo demografico: «questo era un progetto della Ministra Bonetti di Italia Viva… serve investire sul futuro e noi lo stiamo facendo». Sul tema della scuola invece, Conte risponde agli interventi dei senatori «faremo di più come edilizia scolastica che già però ha operato benissimo e con grande sforzo negli scorsi mesi da parte di Governo, Regioni e Comuni. Noi abbiamo messo 10 miliardi in più sulla scuola archiviando la stagione dei tagli, che abbiamo ereditato». Nella replica alle comunicazioni, il Presidente sottolinea le novità del Recovery Plan su istruzione («continueremo a impegnarsi per la didattica in presenza»), innovazione e calo del Pil: «non è vero che l’Italia sia il Paese con la caduta più forte del Pil. Noi siamo stati anche svantaggiati perché abbiamo avuto l’esplosione della prima ondata per primi: nonostante sia stato così violento, nei primi trimestri del 2020 il calo tendenziale del Pil è stato lo stesso in Francia, inferiore della Spagna e del Regno Unito». Conte loda le misure di sostegno del Governo che ha creato il rimbalzo nella seconda metà del 2020: «noi non abbiamo erogato meno ristori, è falso. Non sto dicendo che siano stati sufficienti, si doveva fare di più ma l’impegno è stato massiccio pari solo a quello della Germania. Grazie a questa rete di protezione il Pil è calato meno del previsto e meno di molti altri Paesi Ue».

Sulla giustizia Conte insiste sulla riforma strutturale ancora da approntare nei prossimi mesi, come ricordato spesso anche dalla Commissione Europea: «abbiamo varato massiccio piano di assunzioni ma dovremo fare di più, il problema è la zavorra dell’arretrato anche se i nostri magistrati sono bravissimi e molto produttivi». Rispondendo a Romeo della Lega, Conte replica «riforme della giustizia con disegni di legge delega sono alla Commissione Giustizia, chieda pura alla presidente di quella commissione che è del suo partito…». Secondo il Premier c’è un virus peggiore del Covid e si chiama Mafia: «la difesa della legalità e il contrasto alle mafie sono una deliberata strategia di azione di questo Governo». Sul tema dei decessi da Covid, Conte si rabbuia: «è un tema che rammarica e rattrista tutti. Non possiamo mai degradare questo tema ad una triste contabilità numerica, ogni giorno vedo il bollettino e quando vedo il numero dei morti è sempre drammatico». Perché un numero così alto però? Secondo Conte è «perché siamo stati i primi ad essere colpiti dal Covid, senza avere manuale o la scienza per contrastarlo. Eravamo a corto di materiale, di tamponi, di mascherine: l’Italia ha popolazione più anziana a livello mondiale, primi dopo il Giappone, e i nostri cittadini vivono molto a lungo senza però invecchiare bene secondo i dati statistici sulle malattie. Nostra letalità uguale alla Germania negli ultimi mesi».

L’INTERVENTO DI MATTEO RENZI

Il senatore Matteo Renzi risponde punto su punto alle comunicazioni del Premier Conte annunciando l’astensione al Governo giallorosso: «Record di morti, record di economia in crisi, record di ritardo scolastico: mi sarei aspettato da Lei un messaggio di visione su questo, eppure lei non l’ha fatto e ha parlato di quanto è bello e buono il modello italiano». Tre crisi dunque, economica, sanitaria ed educativa: per il leader di Italia Viva la critica va da Conte fino al Pd e al resto della maggioranza «Pensiamo che quello di #Conte non sia il governo più bello del mondo. Ne serve uno più forte. Chiedevamo un cambio di passo ma non è arrivato, abbiamo avuto pazienza per mesi: ora basta, lei non ci ha mai risposto signor Presidente».

Secondo Renzi ora vanno portati i ragazzi a scuola, ora va rimessa in piedi l’economia e ora va gestita meglio la pandemia: «ora o mai più Presidente, con microinterventi non usciremo mai da questa crisi. Quale Next Generation Eu se non siamo in grado di evitare maxi debito pubblico per i nostri figli: dire no al Mes costa moltissimo, se non investiamo su Scuola e Sanità i nostri figli ci malediranno». Chi perde oggi tra Renzi, Conte, Italia Viva? Per l’ex Premier «l’intera Italia ci sta perdendo, il Recovery Plan è più importante il Piano Marshall. Lei Presidente faccia un passo in avanti, non trasformi in una mera distribuzione di incarichi: mi ha offerto incarichi internazionali, ma io le ho risposto di no perché in ballo oggi c’è il futuro del Paese». Renzi accusa Conte di aver cambiato la terza maggioranza in tre anni, di «aver cambiato le idee per mantenere la poltrona», di scegliere l’agenda Biden dopo aver sposato quella di Trump: «popolarità impedisce di parlare (come diceva D’Alema, ndr)? Così il consenso prevale sulle idee, ma questo è fare politica come reality show». Sono in tutto tre i punti posti da Renzi davanti al Premier: «lei ha scelto di arroccarsi dicendo no al Mes. Se volete risposte concrete dagli italiani però fate presto e infine noi non cambiamo le idee per mantenerci la poltrona: voi avrete una maggioranza raccogliticcia, qualunque sia. […] Chi è vero irresponsabile allora? […] Nelle prossime settimane vedremo se cercherete altre poltrone, noi non ci stiamo».

“156 SÌ E 3 INDECISI”: CAOS SU FORZA ITALIA

Dopo la pausa per la sanificazione Covid, il primo intervento atteso al Senato è quello di Matteo Renzi che ribadirà – salvo sorprese – l’astensione di Italia Viva alla fiducia per il Presidente Conte: «Dal segretario Zingaretti al Capodelegazione Franceschini ai capigruppo, è venuta a più riprese la richiesta di correzioni all’azione di governo, e soprattutto la proposta di un patto di legislatura rinnovato che fosse in grado di definire un orizzonte strategico di priorità da portare avanti, non basato sulla gestione dell’emergenza, ma sulla rinascita. La scelta di Renzi di staccare semplicemente la spina è sbagliata, incomprensibile e inaccettabile», così la senatrice e membro della segreteria nazionale Pd Caterina Bini.

Durissimo invece il leghista Centinaio nel condannare le “trattative” di Conte per i cosiddetti responsabili: «Avvocato Conte lei è come il trasformista Arturo Brachetti, lei è l’Arturo Brachetti della politica… Lei è come l’omino Playmobil, che potevi trasformare come volevi, in tanti personaggi… Vuoi il premier sovranista, eccolo! Vuoi il premier sceriffo, eccolo indossare i panni del leader con Salvini e via i decreti sicurezza!». Per l’ex Ministro dell’Agricoltura nel Governo Conte-1, «lei è un premier per tutte le stagioni. Nemmeno Crispi e De Pretis sono riusciti a fare tanto, lei è il re del trasformismo…Dovete andare a casa». Capitolo numeri: secondo il senatore del Gruppo Misto Saverio De Bonis, al momento «I voti che si avranno oggi sono tra 156, 157, c’è ancora qualcuno esitante nel Misto come i senatori Martelli, Drago e Ciampolillo». Su Forza Italia si confermano le “voci” sul possibile voto di fiducia dato al Governo: si tratterebbe di Andrea Causin e Maria Carmela Minuto che però, secondo fonti dell’Ansa, non si presenteranno al Senato valutando così l’assenza “strategica” per non votare come la Polverini. Attesa ora per l’intervento del senatore che ha formalmente aperto questa crisi di Governo, Matteo Renzi.

LE IPOTESI (AGGIORNATE) SUI NUMERI AL SENATO

«Ancora una volta il presidente del consiglio ha raccontato al Parlamento un Paese che non esiste, cercando di mascherare una cinica operazione di trasformismo con una operazione politica. Il centrodestra è al lavoro per costruire l’alternativa», recita così la nota del Centrodestra sulla crisi di Governo e il voto di fiducia al Senato. Mentre si rincorrono gli interventi a Palazzo Madama in risposta alle comunicazioni di Conte – alle 16 Renzi, Salvini nel tardo pomeriggio nelle dichiarazioni di voto – è il “balletto dei numeri” a tenere banco tra Palazzo Chigi e il Parlamento: dal Governo le stime sulla maggioranza assoluta sembrano crescere, mentre tra gli ambienti del Pd si pensa con maggior cautela (155-157 voti di fiducia), così come per Italia Viva (153-155) che tra l’altro ha annunciato l’astensione ufficiale per i 17 senatori (il 18esimo, Marino, è in isolamento per Covid-19).

«La posizione di Iv con l’astensione consente al gruppo di essere granitico oggi. Poi si aprirà una riflessione», spiega all’Adnkronos il renziano Leonardo Grimani, facendo intendere che uno spazio di ricucitura nei prossimi giorni potrebbe sempre avvenire. A “Un Giorno da Pecora” l’ex Ministra Teresa Bellanova spiega il perché di un’astensione (e non il NO) alla maggioranza: «L’astensione è l’opportunità di dire: se volete riprendere il discorso sui contenuti, sui temi posti anche dal Pd, per noi ok. Se invece si pensa che raccattando un po’ di voti si vada avanti… Perché niente NO? Perché il nostro progetto non era rimettere in discussione il perimetro della maggioranza». “Ombre” su possibili “costruttori” tra le file di Forza Italia: Barbara Masini smentisce la linea “Polverini” e annuncia il suo “No” al Governo, ma dai retroscena di palazzo si vocifera su possibili 2-3 voti in dissenso alla linea di Berlusconi e Tajani.

GLI INTERVENTI DI MONTI, NENCINI E CASINI

«Annuncio il mio voto di fiducia, non porto voti se non il mio. E il mio è un voto di fiducia, come sempre, libero e condizionato a quelli che saranno i provvedimenti e se corrisponderanno a quelle che sono le mie convinzioni», così il senatore a vita Mario Monti si schiera a fianco del Premier Conte nel progetto di “costruttori” post-Italia Viva (come Casini e altri 4 senatore MAIE-Italia23), cosa che invece per il momento non farà il leader del Psi Riccardo Nencini che annuncia l’astensione «Noi socialisti valuteremo a tempo il suo proposito, tendendo conto che in questi mesi abbiamo sostenuto il governo da apolidi. Ci sta a cuore solo un progetto di rinascita per l’Italia».

Il Pd insiste con l’ampliare la maggioranza, con rimpasto e non solo: così Gianni Pittella nell’intervento al Senato sul voto di fiducia, «Dobbiamo renderci più aperti, non coltivare illusioni di autosufficienza, dobbiamo provare ad essere all’altezza della fase storica a cui siamo chiamati e riannodare i fili del dialogo politico all’interno e all’esterno della maggioranza per fare unicamente il fine supremo del bene del nostro Paese». Si continua intanto a trattare sui “numeri” con la quota 161 che non dovrebbe essere raggiunta ma che secondo fonti di Governo alla Rai potrebbe comunque arrivare a 159-160. Per il direttore del Foglio Claudio Cerasa, «Il senatore a vita Carlo Rubbia non ci sarà (questioni personali). Non ci sarà anche un senatore del M5s (Covid). Conte scommette sul sì di Nencini (il Pd no). Si attendono due sorprese da FI. Governo, a ora, convinto che i sì saranno almeno 157».

IL DISCORSO AL SENATO (E LE DIFFERENZE CON IERI)

Conte nella parte finale delle sue comunicazioni sul voto di fiducia torna al tema caldo della legge elettorale: «proporremo una legge elettorale proporzionale», con una breve digressione rispetto al testo già esposto ieri a Montecitorio. «Negli scorsi anni si è assistito alla frantumazione della maggioranza, sono emersi nuovi processi: se cogliamo ricomporre questo quadro, non è possibile farlo con una legge elettorale che costringa in uno stesso involucro realtà molto diverse», sottolinea ancora il Presidente del Consiglio. «Non si stabilizza il quadro, mi appare urgente dunque offrire uno strumento che possa dispiegare appieno la capacità di favorire la rappresentanza democratica di tutte le differenze sul campo; si recupera così l’astensionismo dei cittadini ma ovviamente le forze politiche dovranno unirsi in accordi programmatici di alto profilo per poter governare. Alla modifica del sistema elettorale si avranno innovazioni sul sistema istituzionale dopo la riforma approvata del taglio dei parlamentari», conclude Conte.

Sul fronte internazionale, Conte torna sulla necessità di dialogare fruttuosamente con i nuovi Usa di Joe Biden ma anche con la Cina, ribadendo su Pechino «il cui innegabile rilievo sul piano globale ed economico va associato a rapporti coerenti con un chiaro ancoraggio al nostro sistema di valori e principi». Presentati poi tutti gli appuntamenti del 2021 con l’Italia presidente del G20, motivo per cui Conte ribadisce «Per fare tutto questo servono un Governo, infatti, e forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti, servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all’utile personale». L’appello ai costruttori dunque ritorna, con l’aggiunta «Chi ha idee, progetti, volontà di farsi costruttore insieme a noi di questa alleanza votata a perseguire lo “sviluppo sostenibile”, sappia che questo è il momento giusto per contribuire a questa prospettiva». Rinnovato l’appello alle forze “popolari, liberali e socialiste”, ma serve un appoggio «limpido e trasparente per il progetto politico. I numeri sono importanti per la vita istituzionale del nostro Paese, ma la qualità del progetto politico che è più importante». Conte chiede a tutte le forze politiche e ai parlamentari «Aiutateci a ripartire con la massima celerità. Aiutateci a rimarginare al più presto la ferita che la crisi in atto ha prodotto nel “patto di fiducia” instaurato con i cittadini, un grave gesto di irresponsabilità di chi ha aperto questa crisi», ovvero Matteo Renzi.

CONTE AL SENATO: “ITALIA VIVA DISSEMINA MINE”

In un passaggio lievemente modificato rispetto al discorso di ieri, Conte al Senato torna ad attaccare Matteo Renzi su uno dei temi maggiormente contestati da Italia Viva contro il suo stesso Governo: «Mi contestano di non aver nominato i commissari per le opere pubbliche. A parte che non è vero e la lista è pronta, ma è stato applicato l’articolo 2 del Del Semplificazioni che attribuisce i poteri dei commissari ai responsabili di progetto, e così le opere non si sono mai bloccate. Gli appalti sono cresciuti, 43,3 miliardi quest’anno (39,4 nel 2019) e non avremmo potuto fare tutto questo se non vi fosse stata leale collaborazione in ciascuna forza politica».

Come spiega oggi Huffington Post, la lista dei commissari è arrivata sul tavolo del Presidente Conte il 12 gennaio scorso, nel pieno della crisi di Governo: 30 commissari per 58 opere pubbliche, dopo mesi e mesi però di ritardi nel mettere in atto il Decreto Semplificazioni e lo Sblocca Cantieri. «Abbiamo definito un percorso accelerato per realizzare le varie opere pubbliche e siamo intervenuti a ridefinire il regime di responsabilità della pubblica amministrazione. Sono due traguardi importanti, sia quello che riguarda la ridefinizione della responsabilità erariale, sia quello che riguarda una più puntuale delimitazione del reato di abuso d’ufficio», ha aggiunto il Presidente rispondendo poi a Italia Viva, «difficile governare con chi dissemina mine ad ogni punto dell’agenda politica».

L’ELENCO DEGLI INTERVENTI

Il Premier Giuseppe Conte ha cominciato le sue comunicazioni al Senato, con il medesimo discorso – parola per parola – presentato ieri alla Camera con l’unica differenza dell’apertura in lutto con la commemorazione per la morte di Emanuele Macaluso (ex Pci). «A Voi che siete in quest’aula e ai cittadini che ci seguono da casa, posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l’arroganza di chi ritiene di non avere mai sbagliato, ma per la consapevolezza di chi, insieme a tutta la squadra di governo, ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive per offrire la migliore protezione possibile alla comunità nazionale», spiega Conte ribadendo i punti focali di ieri. Apertura ai “volenterosi” costruttori, attacco diretto a Italia Viva (che anche oggi dovrebbe astenersi) e punti programmatici per un nuovo patto di legislatura fino al 2023. Resta però – a differenza della Camera – un rebus sui numeri per il voto di fiducia: tra Senatori a vita e fuoriusciti renziani, la possibilità che Conte possa giungere a quota 161 sembra quasi impossibile. Per Mario Monti, intervenuto stamane a Radio24, «Ho sentito Conte ieri e mi ha convinto soprattutto l’ancoraggio all’Europa e su diversi altri aspetti, come guidare la maturazione del Paese nei prossimi due anni»; con lui anche Liliana Segre, mentre dai banchi di Forza Italia si escludono altri “casi Polverini” «Nessuno di Forza Italia voterà la fiducia», annuncia Maurizio Gasparri. Per la senatrice dell’UDC Paola Binetti, le riserve sono state sciolte stamattina: «non c’è stato un riferimento all’allargamento della maggioranza a un nuovo soggetto centrista. Il Paese ha bisogno di un partito di centro […] non voterò la fiducia al Governo perché Conte chiede un voto sulla storia dell’esecutivo Conte-2». Iscritti a parlare oggi e grandi attesi nelle repliche al Premier Conte, Matteo Salvini e Matteo Renzi.

VOTO DI FIDUCIA AL SENATO, IN DIRETTA VIDEO DISCORSO DI CONTE: IL GOVERNO HA I NUMERI?

68 crisi di Governo in 75 anni di Repubblica e la striscia potrebbe essere continuata anche questa volta: dopo le dimissioni di Italia Viva, il Presidente del Consiglio Giuseppe si presenta al Senato per il voto di fiducia decisivo per le sorti del Governo giallorosso. Diretta video streaming sul canale YouTube di Palazzo Madama dalle ore 9.30 per le comunicazioni del Presidente, con voto di fiducia finale previsto non prima delle ore 20 stasera. Ieri il primo round alla Camera è stato superato, non senza complicazioni: 321 Sì e 27 astensioni hanno confermato come a Montecitorio il Premier possa contare su un range di “salvezza” di 5-6 voti, cosa che però potrebbe non avvenire altrettanto al Senato dove la fragilità della maggioranza senza più i renziani è palese.

«Mi sembra una maggioranza risicata», ha commentato ieri sera al Tg2 Post il leader di Iv Matteo Renzi, «Conte mi viene l’impressione che, pur di mantenersi al suo posto, faccia maggioranza con chiunque». Secondo Italia Viva il Governo che uscirà oggi dal Senato – che sia confermato a pieno titolo o con maggioranza relativa – è comunque a termine: «Penso che Conte non voglia dimettersi, la sua è la mossa dell’arrocco: sta bloccando le attività istituzionali perché non avendo in numeri al Senato pensa di passare il tempo a cercarli». Secondo il giudizio del Segretario Pd Nicola Zingaretti, nella nota a commento del voto alla Camera «Ottimo! Maggioranza assoluta alla Camera. Un fatto politico molto importante. Ora avanti per il bene dell’Italia!». Conte confermato e appoggiato nella sua ricerca di un Governo “più coeso” e aperto ai «volenterosi costruttori» che potranno unirsi alla maggioranza nel prossimo «patto di legislatura»; il M5s si stringe attorno al proprio Presidente e in vista del Senato commenta «Andiamo avanti, al fianco del presidente Giuseppe Conte, con l’obiettivo di rafforzare questa maggioranza lavorando per il Paese, per ogni singolo italiano». Il Centrodestra chiede invece elezioni immediate dopo aver giudicato il discorso di ieri alla Camera un «vergognoso mercimonio» (cit. Meloni) o un «parlare da Marte» (Salvini).

LA CRISI DI GOVERNO: IL DISCORSO IERI ALLA CAMERA E IL VOTO DI FIDUCIA

La battaglia ora si sposta al Senato dove dalle 9.30 andrà in scena la vera resa dei conti tra il Premier, Renzi e i presunti “responsabili” che potrebbero prendere numericamente il posto dei parlamentari di Italia Viva (18). Il discorso del Senato ricalcherà in molte parti quanto già visto ieri alla Camera: «il mio è un appello molto chiaro e nitido: c’è un progetto politico ben preciso e articolato che mira a rendere il Paese più moderno e a completare tante riforme e interventi già messi in cantiere», è l’appello lanciato da Conte ai “costruttori volenterosi”, «Sappiate che questo è il momento giusto per contribuire alla prospettiva di governo, declinata in senso europeista e anti-sovranista».

Davanti al grido di “Conte dimettiti” del Centrodestra, il Presidente del Consiglio ha presentato una sorta di nuovo “programma di Governo” per concludere la Legislatura nel 2023, identificando nelle possibili forze parlamentari di «socialisti, europeisti e liberali» l’identikit giusto per entrare in maggioranza. «Dalle scelte che ciascuno in questa ora grave deciderà di compiere dipende il futuro del paese. Siamo chiamati a costruirlo insieme, è un appello trasparente, alla luce del sole, chiaro che propongo nella sede più istituzionale e rappresentativa del Parlamento», ha proseguito Conte nella replica alle comunicazioni, citando nel dettaglio tutti i nuovi punti del programma di ampliamento della maggioranza. Recovery Plan, gestione pandemia, Decreto Ristori, Lavoro, Ambiente, Industria 4.0, Terzo Settore, parità genere, Riforma fiscale, digitalizzazione, cultura e turismo: «Su questi temi è possibile ritrovare – tra le forze parlamentari – una convergenza di prospettive riformatrici e di proposte concrete, sulle quali orientare, per il rilancio del Paese, l’azione futura di governo», ha concluso il Capo del Governo.

VOTO FIDUCIA AL SENATO, CONTE E IL REBUS SUI NUMERI

Se alla Camera il problema vero per il Governo Conte non c’è mai stato – anche se ora i 6-7 voti di scarto sulla soglia minima iniziano a preoccupare – sono invece i numeri al Senato ad agitare e non poco le forze di maggioranza: secondo fonti di Palazzo dell’Adnkronos, durante la lunga giornata ieri a Montecitorio ad un certo punto il Premier si è avvicinato al suo segretario particolare Andrea Benvenuti ponendo la domanda fatidica «a quanto siamo al Senato?», con il collaboratore che replica netto «155-156». La forbice è quella, voto più o voto meno, sempre che nel ultime 24 ore non siano emerse significative novità dalle “trattative” messe in atto dai “pontieri” del Governo e dallo stesso Palazzo Chigi.

L’appello ai “volenterosi” al Senato dovrà cogliere nel segno altrimenti il forte rischio è che il Governo giallorosso possa trovarsi nella scomoda situazione di un esecutivo di minoranza con l’apporto decisivo delle astensioni di Italia Viva (confermate ancora ieri sera dal leader Matteo Renzi). Le mire di Conte guardano più che altro al lato centrista, con Azione, Più Europa e Forza Italia che si sono inevitabilmente sentite chiamate in causa da quell’apertura a “socialisti, europeisti e liberali”: Calenda, Bonino e Berlusconi hanno però fatto sapere ufficialmente che i loro partiti rifiutano in ogni modo l’ingresso nell’ipotetico “Conte-ter”, ma non sono ovviamente da escludere “sorprese” in extremis come dimostrato ieri dal voto di fiducia dato da Renata Polverini (immediatamente caccia dal n.2 forzista Antonio Tajani, ndr). Il Governo, come pure il Colle, restano col fiato sospeso per scoprire stasera all’ora di cena se vi sia ancora uno spazio – e con quale garanzia – per concludere la legislatura al 2023 o se lo spettro delle Elezioni possa nuovamente far capolino.

 

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