Coronavirus, “4 contagi su 5 a casa”/ La quarantena e il rischio di focolai domestici

- Silvana Palazzo

Coronavirus, lo studio cinese: “4 contagi su 5 a casa”. I pericoli della quarantena e il rischio di focolai domestici durante isolamento domiciliare

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Coronavirus in Cina (LaPresse)

Il rafforzamento dell’isolamento domiciliare ha un’importanza cruciale nella “fase 2” del coronavirus. Il motivo è spiegato da uno studio cinese, secondo cui quattro contagi su cinque sono legati a focolai domestici. Preoccupati di contrarre il virus all’esterno, rischiamo di sottovalutare il pericolo di contagio all’interno delle mura domestiche. Dobbiamo restare a casa, almeno fino a quando non vengono allentate le restrizioni, ma farlo in sicurezza. Lo studio, pubblicato su medRxiv nei giorni scorsi, è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università di Hong Kong, di quella del Sud-Est della Cina e dell’Università di Tsinghua. Sono stati esaminati 7.300 casi da cui è emerso che molti di questi contagi sono avvenuti in un ambiente interno. I focolai domestici hanno raccolto la percentuale più alta (79,9%), con il 40 per cento del coinvolgimento di familiari e parenti. Questa ricerca conferma dunque quanto gli ambienti interni possano rivelarsi “pericolosi” se non c’è un attento monitoraggio e non vengono seguite precisamente le regole durante la quarantena.

CORONAVIRUS E LO STUDIO SUI FOCOLAI DOMESTICI

Per i ricercatori non è stato sorprendente scoprire che le case sono in Cina il più comune focolaio di Covid-19. Durante l’epidemia, sono stati i luoghi della quarantena. Dopo il lockdown di Wuhan, l’allarme si è diffuso in tutto il Paese. Quindi la gente al di fuori della provincia dell’Hubei ha deciso di restare a casa per evitare il contagio. Ma l’isolamento domiciliare non è sufficiente da solo, motivo per il quale nelle fasi iniziali si è comunque diffusa l’epidemia. D’altra parte, è pur vero che se si riesce a tenere sotto controllo un focolaio domestico, allora si può limitare la trasmissione ad un piccolo numero di persone. La Cina ha infatti poi modello il suo intervento rendendolo molto rigoroso. Questo studio però riaccende i riflettori su un aspetto già affrontato in altre ricerche, quello del rischio di contagio in ambienti chiusi e quindi sulla trasmissione “aerea” del coronavirus. «Dimostra che gli ambienti interni in cui viviamo e lavoriamo sono i luoghi più comuni in cui si trasmette il virus», sostengono infatti i ricercatori cinesi.

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