CORONAVIRUS AL NORD/ Come farà Milano a pagare il salvataggio del Comune di Palermo?

- Paolo Annoni

Il caso del coronavirus al nord, e le parole di Conte, rischiano di avere effetti interni ed esterni all’Italia di lungo periodo

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Nicola Zingaretti, segretario del Pd, con Giuseppe Sala, sindaco di Milano (LaPresse)

Il più noto blog di finanza del globo, “Zerohedge”, frequentato assiduamente da schiere di investitori e non, ieri apriva con questo titolo “L’Europa mette in dubbio la capacità dell’Italia di contenere il coronavirus”. Il titolo veniva poi aggiornato così: “L’Italia ammette che un ospedale ha accidentalmente diffuso il virus”. La ragione? Le dichiarazioni di Conte sugli errori, indimostrati, dell’ospedale di Codogno nella gestione del virus. Quale primo ministro al mondo seppellisce la credibilità del proprio Paese davanti al mondo per ragioni di politica interna? Anche se fosse vero, un primo ministro normale avrebbe dato la colpa agli alieni pur di non mettere in discussione il proprio sistema sanitario all’estero in questa fase sia esso lombardo o siciliano. Meglio distruggere la spina dorsale dell’economia italiana pur di ben figurare nella dialettica interna. Ma all’estero, con queste dichiarazioni, la credibilità già minata per la gestione scriteriata e sconclusionata dell’emergenza è definitivamente distrutta. A piangere però non saranno solo i lombardi, ma tutti gli italiani; dalla Lombardia alla Puglia con tutto quello che c’è in mezzo.

Il “coronavirus” che colpisce il lombardo-veneto rischia di avere effetti interni ed esterni all’Italia di lungo periodo. Il “nord”, e in particolare il lombardo-veneto, contribuisce per più di un terzo al Pil italiano e ha, da anni e costantemente, tassi di crescita superiori alla media italiana. Azzoppare il nord vuol dire ovviamente azzoppare l’economia italiana, vuol dire uccidere la sua unica valvola di sfogo interna, “Milano che cresce”, Milano “market place” globale, ma anche colpire più che proporzionalmente, rispetto alla media italiana, le entrate fiscali con cui si paga la spesa sociale dalla Val d’Aosta alla Sicilia.

Il reddito di cittadinanza, per ovvi motivi, è pagato più che proporzionalmente dai cittadini del nord e lo stesso dicasi per gli stipendi degli insegnanti, o dei giudici e così via. In un Paese che viene da due recessioni in dieci anni e che arranca a mantenere lo status quo avere in recessione il nord Italia, si pensi a Milano che cresceva completamente bloccata, implica mettere sotto stress l’attuale sistema statale. Fino a che il nord cresce e recupera con il turismo o le olimpiadi non è così difficile far accettare lo status quo, ma le cose cambiano se la crescita si ferma.

Cerchiamo di esemplificare. In questi giorni si discute del rischio di fallimento di molti comuni nel centro-sud con l’ipotesi che lo Stato centrale in qualche modo e coi soldi di tutti ripiani le perdite. “Politicamente” convincere un lombardo a “pagare” per il salvataggio del comune di Palermo oggi è per ovvi motivi molto più difficile. Un po’ perché ci sono meno soldi per tutti causa recessione, un po’ perché Milano avrà un sacco di problemi che non pensava di avere per molti anni. Le quarantene imposte a chi rientra da Lombardia e Veneto sono veloci da mettere, ma lente da interrompere.

Il corollario politico di questi fatti è che tenere fuori dal potere, costi quel che costi, il partito maggioritario al nord ma con vocazione “nazionale” rischia di far riesplodere spinte autonomiste se non secessioniste che si pensavano estinte con la conversione della Lega a partito nazionale. Oltre tutto, questo Governo ha imposto una serie di giri di vite burocratici e fiscali che per forza di cose mettono sotto forte stress i lavoratori autonomi in una fase recessiva come quella che sta per arrivare. Un dipendente statale non percepisce in nessun modo tutto questo, ma per chi ha un bar vuoto o una piccola azienda senza fatturato e deve comunque pagare tasse o rispettare innumerevoli e senza senso adempimenti burocratici questo è un problema. Paradossalmente l’unica forza che potrebbe provare a non far esplodere traumaticamente le contraddizioni è quella che non può in nessun modo governare.

Gli effetti esterni di lungo periodo sono più evidenti. Se l’Europa non decide di dimenticarsi deficit e regole in un sistema senza flessibilità interna e con processi decisionali disfunzionali come l’Unione europea, allora la conseguenza di un’Italia nuovamente e più degli altri in recessione farà aumentare le pressioni sul progetto europeo. Il dato più grave che sta emergendo in questi giorni dalle “borse” è la risalita del rendimento del Btp; dato che abbiamo il Governo più europeista possibile significa che la sfiducia è sui meccanismi di autodifesa dell’Europa. Le polemiche contro il “nord” finalmente “terrone” sono incomprensibili e pericolosissime in questa fase e non è proprio il caso di soffiare su questo fuoco. Chi lo fa è spregiudicato oltre ogni buon senso. soprattutto se pensa che sia l’unico modo per tenere in piedi un Governo che fa acqua da tutte le parti e che oggi, tanto per dire, al posto di riunirsi per “Milano” devastata dal coronavirus, nell’interesse dell’economia italiana, decide di riunirsi per il decreto sulle intercettazioni.

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