CORONAVIRUS BEPPE SALA “HO SBAGLIATO”/ Retromarcia “Milano non si ferma fu un errore”

- Fabio Belli

Coronavirus, il mea culpa di Sala. Il Sindaco. “Milano non si ferma fu un errore”, il punto della situazione in collegamento sulla Rai da Fabio Fazio.

Beppe Sala al Meeting di Rimini
Beppe Sala, sindaco di Milano (Meeting Rimini, 2019)

Il mea culpa di Beppe Sala: il Sindaco di Milano è intervenuto in diretta a a Che Tempo Che Fa su Rai 2, la trasmissione condotta da Fabio Fazio in prima serata. Emergenza coronavirus sempre in primo piano, ma Sala si è voluto soffermare su una polemica che si trascina da diverso tempo. Cioè dalla fine di febbraio quando, all’inizio del diffondersi dell’epidemia di covid-19, aveva portato avanti la campagna #milanononsiferma, un modo per alimentare la vita sociale in un momento in cui la paura stava prendendo il sopravvento. Errore fatale, visto che il coronavirus ha poi dimostrato di essere terribilmente contagioso e di poter essere limitato nella sua diffusione solo tramite misure di isolamento sociale senza precedenti. “Il 27 febbraio il video #Milanononsiferma impazzava. L’ho rilanciato anche io: probabilmente ho sbagliato ma nessuno aveva capito la virulenza del virus, e in quel momento lo spirito era quello. Ai cittadini che ancora mi scrivono dico che lavoro 7 giorni su 7, faccio la mia parte e accetto più che volentieri la critica. Meno da altri esponenti politici… Salvini lo stesso giorno diceva di riaprire tutto,” ha spiegato Sala, ricordando come anche i consiglieri leghisti, che ora rimproverano quella campagna, fossero scettici sul fermare la città di fronte al covid-19.

“HOTEL MICHELANGELO A DISPOSIZIONE DELLA QUARANTENA”

Sala ha poi ricordato come a Milano l’amministrazione comunale stia provando a produrre uno sforzo senza precedenti in un momento in cui l’epidemia è più che mai accesa in Lombardia, con i numeri che non accennano a calare nonostante un primo, minimo calo delle curve epidemiologiche nella giornata di domenica. “I milanesi devono sapere che pensiamo alla malattia ma soprattutto alle persone, abbiamo una rete di volontari. Ieri abbiamo preso l’Hotel Michelangelo, non l’abbiamo requisito ma c’è un accordo, e sono 300 camere per chi fa la quarantena. Dobbiamo attivarci, anche con un sistema tecnologico, ma il nostro metodo deve essere più ispirato alla Corea del Sud che alla Cina. Il lavoro più grande, però, sarà quello della ricostruzione“. Secondo il Sindaco di Milano il modello Corea del Sud deve essere replicato nel tracciamento degli asintomatici e comunque di tutti gli infetti, che ha permesso di isolare le persone effettivamente colpite dal virus, a prescindere dal loro effettivo stato di salute, riuscendo così a separare gli infetti dai sani e limitare il contagio in maniera decisiva così come è accaduto a Seul, dove la frenata del virus è stata fortissima seppur non ancora definitiva.

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