Coronavirus come influenza ‘spagnola’?/ Differenze: non è pandemia e minore mortalità

- Raffaele Graziano Flore

Il Coronavirus è come l’influenza ‘spagnola’? No, sono tante le differenze: quella da CoVid-19 non è ancora una pandemia e e presenta minori tassi di mortalità. E inoltre…

Coronavirus
Coronavirus (LaPresse)

L’epidemia di Coronavirus, conosciuta anche col nome di CoVid-19, è paragonabile alla cosiddetta influenza spagnola del 1918 o si tratta di casi diversi? Mentre nel mondo aumentano gli episodi di contagio e l’Italia è il Paese europeo col maggior numero di ammalati e l’emergenza si fa di ora in ora sempre più grave, esperti e anche opinione pubblica si sono domandati se questa nuova epidemia possa essere paragonata a quell’altra che si sviluppò nel corso del Primo Conflitto Mondiale e, va detto, causò però più morti. Nonostante l’apprensione per un virus che oggi si conosce ancora poco e che, nonostante tutte le precauzioni, cordoni sanitari e misure “draconiane” sta comunque circolando al di fuori della Cina, va detto che il parallelismo non regge e che chi nelle ultime ore ha evocato quella che invece nel secolo scorso è stata una vera e propria pandemia non fa un gran servizio all’informazione oltre che cercare di tranquillizzare la popolazione. Infatti l’influenza spagnola oggi purtroppo è tristemente ricordata come una delle pandemie più letali e che nel corso del biennio 1918-1920 ha mietuto vittime nell’ordine di decine di milioni di persone, contagiandone quasi mezzo miliardo in tutto il mondo e risultato la più mortifera anche rispetto alla terribile “Peste nera” del XIV secolo.

IL CORONAVIRUS E’ COME L’INFLUENZA ‘SPAGNOLA’? NO PERCHE’…

Ma in cosa l’epidemia da Coronavirus è per fortuna diversa ancora dall’influenza spagnola? Innanzitutto, banalmente, il fatto che anche stando all’OMS la prima non è ancora catalogabile come una pandemia e che il suo tasso di mortalità si aggira attorno a 2-3% (a seconda delle zone) e non superiore al 20% come nel caso della “spagnola”. Non solo: anche il numero di decessi finora accertati (anche se per il CoVid-19 il periodo da tenere in considerazione è di pochi mesi) dice che l’epidemia da Coronavirus è meno grave e non sta circolando in tutti i Paesi del mondo. Certo va tenuta in conto la sua estrema contagiosità e il fatto che, come si è letto, in più di un’occasione sia stata scambiata per una semplice influenza o che molti contagi sono avvenuti a causa di soggetti asintomatici: ma le strategie che l’OMS e i vari Stati stanno mettendo in campo, assieme alle possibilità che oggi offre la medicina, dovrebbero aiutare a scongiurare il rischio di una pandemia. Non va inoltre dimenticato che se la “spagnola” colpiva soprattutto persone di età inferiore anche ai 60 anni, il Coronavirus pare essere più letale per gli anziani, tanto che anche in Italia i casi di decesso registrati fino ad ora riguardano ultrasettantenni a parte due leggere eccezioni. Infine, a tranquillizzare, c’è pure il dato relativo al fatto che i tassi di mortalità (comunque bassi) registrati in Cina sono dovuti al ritardo con cui il Governo di Pechino si è mosso e ha ammesso le proprie responsabilità, causando ritardi al resto del mondo nel produrre una risposta adeguata.

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