CORONAVIRUS, COME UCCIDE?/ “Tromboembolia non è causa principale della morte”

- int. Fabio Corsi

Si muore di polmonite o di problemi al cuore? Il coronavirus incide su diverse patologie preesistenti: l'intervista al medico Fabio Corsi

studio imperial college In un reparto di terapia intensiva (LaPresse)

Ne sentiamo e leggiamo tante, la comunità scientifica, come hanno detto i suoi stessi rappresentanti, è stata presa alla sprovvista dal coronavirus. La cura perfetta per guarire non esiste ancora, così come il vaccino. Si procede per tentativi. Ieri sera durante la trasmissione tv DiMartedì si è sentito parlare di una possibile individuazione delle vere cause di morte di chi viene colpito dal virus, stessa cosa riporta oggi il cardiologo Giampaolo Palma, che sul sito assocarenews si dice certo di aver individuato quali sono le cause della morte di chi viene colpito dal Covid 19. Non semplicemente polmoniti come sentiamo sempre dire alla televisione: la morte sarebbe invece causata da tromboembolia venosa generalizzata. “I pazienti vanno in Rianimazione per Tromboembolia Venosa Generalizzata, soprattutto Tromboembolia Polmonare TEP” scrive, aggiungendo che il “Covid 19 danneggia prima di tutto i vasi, l’apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni! Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità”. Per il medico, l’infiammazione  induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto. “Quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo, era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici nella fase 1 della malattia (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla”. Quindi, conclude, si potrebbe fermare la malattia nelle prime fasi senza più le rianimazioni per intubare i pazienti.

TROMBOEMBOLIA, SOLO UNA DELLE CAUSE DI MORTE PER COVID 19

Per il professor Fabio Corsi della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Milano e responsabile della struttura di senologia dell’ospedale Sacco sempre di Milano, da noi sentito, non si tratta in realtà di una novità. “E’ risaputo che gli antiretrovirali si possono usare nella fase precoce della malattia e gli antinfiammatori in quella tradiva, ma sono aspetti che si conoscevano da tempo. I colleghi cinesi ce lo avevano già detto, basta sentire loro per sapere che si tratta di vasculite”. Ma perché sentiamo sempre e soltanto dire che si muore di polmonite e non di problemi vascocircolari? “Il paziente muore per diecimila cause, una persona che muore a causa del Covid è per una concausa di patologie che aveva”. Ma gli antinfiammatori servono o no? “Certo, ma in quale fase? Non esistono fasi uguali per tutti. C’è chi in tre giorni purtroppo muore, chi è malato per quindici gironi poi improvvisamente la situazione precipita, chi guarisce. C’è una estrema variabilità. L’importante è capire la finestra dell’efficacia degli antinfiammatori così di ogni altro farmaco. Si sta capendo quando è giusto usare antivirali e antinfiammatori”. Dire che la tromboembolia causa la morte di chi è colpito dal virus, non significa molto, conclude. “La tromboembolia è una delle cause più frequenti di morte. L’incidenza su pazienti positivi è nettamente superiore ai casi normali. Per questo si sta adesso usando l’eparina e si è capito che bisogna scoaugulare tutti i pazienti”.





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