CORONAVIRUS/ Dietro “i perchè” di questa paura, un problema culturale

- Silvio Pasero

L’Italia ma tutto il mondo sono spaventati davanti a un piccolo virus. Perché succede questo? Ecco una analisi

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Presidio di emergenza anti-coronavirus (LaPresse)

Perché questa paura, panico di fronte al CRV-19? Virus sicuramente “complesso” ma con un tasso di mortalità riferibile principalmente a persone con patologie pregresse importanti. Al di là di errori di comunicazione che dovranno essere analizzati, rimane la domanda: perché questa paura, senso di insicurezza e panico? Penso che, come sempre, cercare di capire le ragioni di un fenomeno sia di aiuto. Tento una risposta: è un problema culturale.

In primo luogo, 75 anni di pace hanno disabituato l’uomo occidentale a convivere con eventi drammatici.  La gente non è più abituata ad affrontare eventi di questo tipo. Certo, in questi 75 anni non sono mancate situazioni di crisi. Pensando alla nostra storia c’è stato il difficile periodo post bellico, poi il miracolo economico, le lotte sindacali, il terrorismo, l’instabilità politica, il crollo dell’impero comunista, la deindustrializzazione legata alla globalizzazione, gli attentati di matrice islamica, la difficile soluzione del problema dei migranti. Tutti però problemi riconducibili all’agire dell’uomo sui cui – perciò – era possibile intervenire.  Ed in ogni caso l’origine del male era chiaro. Al di là del “Chissà dove andremo a finire!” che sempre aleggia nel momento in cui questi eventi si verificano, in fondo c’era la sensazione che erano risolvibili.

Ma c’è un secondo aspetto che sicuramente non sfugge a nessuno. Lo stesso clima culturale – diciamo… fino a un decennio fa – era permeato di valori condivisi e vissuti come tali. Anche l’uomo comune aveva comunque delle “certezze”. Ora il crollo delle certezze ha generato “non un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca” (Papa Francesco) che i sociologi chiamano “società liquida” o “ tempo delle passioni spente”.  Gli effetti li vediamo in un disorientamento culturale che si esplicita in vari aspetti, ne evidenzio alcuni ultrasinteticamente.

A) Politici. Ci sono fluttuazioni delle preferenze politiche inimmaginabili fino a qualche tempo fa. Nascono e muoiono in continuazione tentativi di esperienze politiche. In ogni caso i partiti politici sono fortemente personalizzati e legati alle fortune o sventure del leader. In assenza di differenze politiche sostanziali, molto si gioca sull’appeal del leader (le rimanenti differenze ideologiche tra liberali e socialdemocratici spesso sono più paludamenti tattici che reali, alla prova dei fatti). La conseguenza sono trasformismi politici che a loro volta si riflettono in disorientamenti nella società e nell’economia.

B) Economici. L’effetto più vistoso (e per il futuro drammatico) dell’insicurezza profonda e del cambiamento d’epoca è il crollo della natalità nei paesi occidentali. Si pensi che in Italia è inferiore a quello del periodo 1940-45: in piena guerra mondiale! Più insicuri di così, eppure la gente viveva, si amava e faceva figli! Nonostante tutto e sopra tutto avevano una speranza, una vitalità che ora sembrerebbe irragionevole. Questo avrà ripercussioni sociali, politiche ed economiche enormi. Specie se paragonate alla crescita demografica dei popoli extraeuropei.

C) Sociali. Il crollo dell’ideologia comunista si inquadra in un contesto culturale laico che esprime come massima sintesi “il pensiero debole”. L’altro grande attore (la cultura cattolica) è anch’esso impreparato. La Chiesa, che sotto il papato di Wojtila aveva contribuito alla crisi dell’impero sovietico, ora si trova in difficoltà – anche complici scandali che coinvolgono alti prelati –  ad affrontare il vuoto culturale. Tenta con Benedetto XVI la strada della difesa “dei valori non negoziabili” ma trova l’opposizione della cultura laica che non ha più bisogno della Chiesa contro il pericolo comunista (cfr reazione al Discorso di Ratisbona). Papa Francesco cerca con modalità nuove (e antiche) di modulare il cuore del messaggio cristiano. Ma rimane di fondo un vuoto culturale su cui cade questa epidemia.

Per trovare una sensazione simile, avendola vissuta, posso rintracciare nella mia vita solo un paragone: il terremoto. Perché?  Il ricordo che ne ho è quello di una situazione in cui sei impotente, non sai cosa fare per ripararti e soprattutto non sai quando finirà e se ritornerà. Cosa accomuna i due fenomeni? Sono eventi naturali non ascrivibili a comportamenti umani. Sono totalmente fuori controllo. Limitabili negli effetti ma ineludibili. Ma soprattutto sconosciuti e fuori controllo. E tutto ciò che è sconosciuto fa paura. È il nuovo “grande mare Oceano”: questo da sempre fa paura! Ormai l’uomo comune occidentale aveva assunto la categoria che l’uomo poteva governare gli eventi e invece il CRV 19 spariglia tutto. Un piccolo virus spariglia tutto! Davvero “questa non è un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca”!

Qua mi fermo lasciando ad altri (ben più titolati) indicare la strada da percorrere per la soluzione (cfr la lettera di Carron al Corriere della Sera). Lo scopo di questa mia era cercare e ricordare (in primis a me stesso) i “perché” di questa paura.

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