CORONAVIRUS GERMANIA/ E il rischio di vedere l’altro solo come un untore

- int. Danilo Dorini

In Germania l’emergenza coronavirus fa paura, si può uscire di casa al massimo a due a due. Ma i tedeschi rispettano gli obblighi senza difficoltà

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Trasposto di un malato affetto da Covid-19 in Germania (LaPresse)
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Il ministro delle Finanze dell’Assia, Thomas Schafer, è stato trovato morto sui binari a Hochheim, tra Francoforte e Magonza, probabilmente suicida, schiacciato dalle “enormi preoccupazioni” per l’epidemia di Covid-19. Era sotto stress, come riferito dal premier dell’Assia, Volker Bouffier, perché non sapeva se fosse in grado di rispondere alle enormi aspettative della popolazione. “I tedeschi sono spaventati dal coronavirus”, racconta don Danilo Dorini, che vive a Francoforte, in Germania, dal 2012 come missionario presso due comunità cattoliche di emigrati italiani. In Germania, stando ai dati forniti dal centro epidemiologico Robert Koch Institut, dall’inizio di marzo il Covid-19 ha colpito più di 60mila persone (il 4 marzo erano solo 262), ma il tasso di mortalità è enormemente inferiore (253 decessi registrati al 27 marzo). E secondo il quotidiano Zeit online, che integra i dati dello stesso Istituto con quelli che arrivano da Laender e ospedali, l’età media dei contagiati è molto più bassa che in Italia e in Spagna. I tedeschi – aggiunge don Dorini “stanno rispettando le regole del distanziamento senza difficoltà, ma sui volti, soprattutto dei malati, si legge il timore di venire un giorno contagiati e il rischio è che alla fine si possa perdere il senso della dignità dell’altro, perché considerato solo come possibile trasmettitore di contagio”.

Com’è la situazione a Francoforte? Si sono registrati diversi casi di contagio?

Sì, anche in città, ma per ora si contano solo alcuni casi.

La gente come vive l’emergenza coronavirus?

La gente è spaventata, le strade sono meno affollate, perché ci sono poche persone in giro.

Le persone hanno adottato precauzioni particolari (obbligo di guanti e mascherine)? Sono state previste restrizioni (divieto di assembramento, divieto di corse nei parchi, limiti agli spostamenti)? I mezzi di trasporto circolano liberamente e sono affollati come sempre?

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Si può uscire di casa, ma bisogna evitare gli assembramenti. Dunque, massimo a due a due, con l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza, che vuol dire stare almeno a un metro e mezzo dall’altro, ovunque, sui mezzi pubblici così come nei centri commerciali. Molti girano indossando la mascherina e la gente rispetta le regole senza difficoltà. Negli uffici, poi, deve esserci solo una persona, si riceve solo su appuntamento, ma prestando la massima attenzione e provvedendo a raccogliere i dati di chi entra in quell’ufficio. I parchi, invece, sono chiusi, come le scuole, i cinema, i bar, le piscine…

La comunità italiana di Francoforte è preoccupata? Ci sono persone che hanno deciso di tornare in Italia?

Non mi risulta che italiani siano tornati in Italia, anche perché dal 10 marzo sono stati sospesi i voli.

In caso di sintomi sospetti avete ricevuto delle istruzioni su come comportarvi? Ci sono numeri utili? Si va al pronto soccorso? Si chiama l’ambulanza? In ospedale si fanno i tamponi?

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In caso di sintomi sospetti, bisogna chiamare e andare dal medico, a cui spetta poi decidere il da farsi, se ricoverare il paziente oppure no. Se si va in ospedale, il personale sanitario provvede a fare il tampone. E in questo momento non si effettuano interventi chirurgici se non per motivi urgenti. È comunque possibile visitare altri pazienti ricoverati per altre patologie, ma rigorosamente con la mascherina. A me capita di visitare il reparto malattie palliative per distribuire la comunione.

Cosa le dicono questi malati? Cosa legge nei loro volti?

Non ho contatti diretti con i malati di coronavirus. Credo li possano avere solo i cappellani. Sui volti dei malati si legge soprattutto il timore di venire un giorno contagiati e il rischio è che alla fine si possa perdere il senso della dignità dell’altro, perché considerato solo come possibile trasmettitore di contagio. Per fortuna, al momento, non è sempre così. Si incontrano ancora persone che, pur attente a mantenere la distanza, parlano serenamente e sorridono.

Anche in Germania non si celebrano le messe?

Siamo senza messe dal 16 marzo fino al 20 aprile, ma la previsione è che il divieto durerà almeno fino a metà maggio.

All’inizio le tv tendevano a minimizzare l’epidemia. E oggi?

Non si minimizza più, anzi. La paura si tocca con mano. Ma sulle regole i tedeschi sono più disciplinati di noi stranieri.

(Marco Biscella)

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