CORONAVIRUS/ Il Nord Italia blindato e il “Piave” della terapia intensiva

- Marco Pugliese

Il nuovo decreto del governo intende sigillare la Lombardia e parte di Emilia e Veneto. La strategia anti-coronavirus è non oltrepassare la “linea del Piave” della terapia intensiva

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Coronavirus: militari ad un posto di blocco sul confine della zona rossa a Vo' Euganeo (LaPresse)
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“Si raccomanda di limitare la mobilità al di fuori dei propri luoghi di dimora abituale ai casi strettamente necessari”. È una delle raccomandazioni previste nell’ultimo Dpcm anti-coronavirus. 

Gli ultimi fine settimana verranno ricordati a lungo. Nel primo, lo scoppio dell’epidemia, nel secondo una sorta di calma che preannunciava una relativa tranquillità, spezzata poi dall’impennata di contagi che ha portato alla chiusura delle scuole e nelle ultime ore alla chiusura di svariate province del Nord con possibilità di entrata e di uscita solo per motivi certificati gravi.

Perché il contenimento diventa fondamentale?

Il contenimento, vedasi Cina, ha abbattuto l’espansione dell’infezione ed è una misura che di fatto impedisce gli spostamenti per futili motivi, visto che le attività di seconda e terza necessità sono chiuse. Si tratta di una misura altamente efficace che grazie alla regia di prefetto ed esercito porta ad un controllo capillare dei territori. Oltre a ciò, in Cina hanno utilizzato i big data (tracciando i segnali dei telefonini dei contagiati, creando uno storico fondamentale come modello di sviluppo) per ridurre al minimo le variabili di movimento e ricavarne modelli da applicare a zone limitrofe. Chi non rispetti i limiti agli spostamenti e le nuove misure per fronteggiare il coronavirus disposte in Lombardia e nelle altre 11 province può essere punito con l’arresto fino a 3 mesi e fino 206 euro di ammenda. 

Tutto poggia su un dato: il numero dei letti in terapia intensiva sono come il Piave.

A Pistoia si gestiscono “i letti nazionali” dedicati alla terapia intensiva, che sono più di 5mila. Lo sforzo del centro toscano è impressionante, dato che la delicata collocazione dei pazienti a rischio parte da qui. Abbiamo solo un problema: il nostro sistema ha una forza d’urto di rilievo, capacità mondiale d’approccio (risulta quarto) ma deve essere messo nella condizione ideale: far arrivare i casi gravi a scaglioni.

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Il contenimento serve a rallentare il virus, di fatto facendo diminuire quel 20% di pazienti che necessita di terapia intensiva. Lo sforzo dell’esercito, ma anche delle misure base servono a questo e non si deve assolutamente fallire. Gli italiani devono sapere che esiste un limite di contagio grave, un “Piave”, ovvero una linea rossa da non oltrepassare o sarà critico gestire i pazienti complessi. Lo sforzo del personale sanitario è enorme, gli italiani devono collaborare senza sbavature.

Scenario complesso, come nella Grande Guerra, la popolazione deve stringere i denti e tenere il Piave a tutti i costi. Questo è impossibile senza la collaborazione di tutto il Paese, che deve disciplinarsi per rallentare il contagio e permettere lo scaglionamento dei letti, lo deve fare per evitare che si arrivi al collasso del sistema. Non ci sono margini, va fatto senza giustificazioni di sorta.

Con il contenimento corretto e la collaborazione attiva della popolazione il dato sulla mortalità rimarrà confinato a quel 3% da statistica.

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L’età media dei pazienti deceduti e positivi a covid-19 è 81,4, quindi in linea con i dati cinesi. Le donne sono 48 (31,0%). Le patologie medie osservate in questa popolazione sono di 3,6. Le morti avvengono per lo più  dopo gli 80 anni e dinanzi ad importanti patologie pre-esistenti: la mortalità è del 14,3% oltre i 90 anni, dell’8,2% tra 80 e 89, del 4% tra 70 e 79, dell’1,4% tra 60 e 69 e dello 0,1% tra 50 e 59, mentre non si registrano decessi sotto questa fascia d’età, un dato da non sottovalutare. Nel complesso 21 pazienti (15,5% del campione) avevano patologia pari a 0 o 1, 25 (18,5%) invece 2 patologie e 70 (60,3%) presentavano 3 o più patologie. Sono invece 19 i pazienti di cui non è stato ancora possibile recuperare ad oggi alcuna informazione. Sono l’ipertensione e la cardiopatia ischemica le patologie più diffuse tra i decessi.

Il capo della Protezione civile Borrelli avverte: “In Italia 5061 contagiati, 1145 in più in un giorno. Per vincere cambiamo il modo di vivere”, una dichiarazione importante che dopo questi numeri deve entrare nella testa di tutti le italiane e gli italiani.

Lo sforzo immane dell’Italia poggia su contenimento, senso civico della popolazione e ricerca medica. Alla finestra c’è l’Europa che ricorda noi a fine gennaio, sicuri quanto psicologicamente non ancora all’interno dello scenario.

Curva, picco e confini: sarà fondamentale sigillare.

La curva di contagio è in salita e nelle prossime due settimane, secondo le stime più accreditate, basate più o meno su modelli di questo tipo (vedi sotto), il picco è raggiungibile. Da quel momento il contenimento dovrà essere stringente per portare il numero dei guariti a superare i contagiati, fino ad esaurimento. Bisognerà vigilare su potenziali contagiati di ritorno, siano essi europei od extraeuropei, che potrebbero portare a focolai pericolosi. Sarà fondamentale imporre quarantena a chiunque arrivi nel Paese, senza falle, chiudendo del tutto a paesi con focolai in corso o particolarmente a rischio, per un periodo di tempo ora non quantificabile. Dovesse accendersi quella che sarebbe classificata come “l’epidemia di ritorno”, essa potrebbe essere incontenibile. I confini andranno presidiati per una questione di salute nazionale.

Mentre il governo stanzierà fondi per miliardi utili alla ripresa al di fuori dei parametri Ue (unica strada percorribile), il resto d’ Europa potrebbe essere in piena salita verso il picco e quindi sarà fondamentale il lavoro svolto dall’Italia (dati europei, più vicini per variabili e contesto sociale rispetto a quelli cinesi) che si ritroverà ad aver gestito la crisi per seconda, dopo la Cina.

L’ Italia, come nella Grande Guerra, ha bisogno di tutti e per vincere non bastano i fanti in trincea, ci vogliono anche le retrovie che funzionino e siano disciplinate. Storicamente la capacità d’adattamento degli italiani è millenaria e tenace, il Paese è sempre riuscito a cavarsela, a patto di agire unito e compatto: insomma genio e disciplina.

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Modello di diffusione di epidemie

Nei modelli di diffusione di epidemie è fondamentale quanto varia velocemente nel tempo il numero di individui della popolazione colpita. Consideriamo dunque la funzione N(t) che rappresenta come abbiamo detto il numero di individui della popolazione in esame all’istante di tempo t; se vogliamo conoscere la variazione del numero di individui rispetto a un certo intervallo di tempo si considera la quantità:

ΔNΔt=N(t)−N(t0)t−t0.ΔNΔt=N(t)−N(t0)t−t0

Poiché ci interessa scrivere un modello che descriva la popolazione istante per instante, supponiamo che N(t) sia derivabile; possiamo scrivere la derivata prima:

N′(t0)=limΔt→0ΔNΔt=limt→t0N(t)−N(t0)t−t0N′(t0)=limΔt→0ΔNΔt=limt→t0N(t)−N(t0)t−t0

che rappresenta la velocità istantanea di crescita (o decrescita) del numero di individui. Da La matematica delle epidemie

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