CORONAVIRUS, MISURE PER PA/ “Telelavoro e norme salva-stipendi durante quarantena”

- Niccolò Magnani

Coronavirus misure per Pubblica Amministrazione: norme salva-stipendi durante quarantena. Ordinanza Dadone “telelavoro da agevolare, non affollare gli uffici pubblici”

Fabiana Dadone
Fabiana Dadone, Ministro Pubblica Amministrazione (LaPresse, 2020)

Lo aveva già preannunciato questa mattina il Sole 24 ore e ora arriva la conferma dell’Ansa: sono già pronte le norme “salva-stipendio” per i dipendenti pubblici costretti a casa o contagiati dal Coronavirus. All’interno del pacchetto di norme in aiuto alla Pubblica Amministrazione e alle imprese vi saranno diversi decreti dedicati e pronti ad essere lanciati già dai prossimi giorni dal Consiglio dei Ministri: secondo quanto apprende l’Ansa, nel decreto con misure di sostegno economico si preciserà come «non saranno considerate assenze quelle nelle giornate di chiusura degli uffici e che non ci saranno tagli nemmeno per chi è stato in malattia o quarantena a causa del Covid-2019». Ad oggi, infatti, nei primi 10 giorni di malattia viene corrisposta solo la retribuzione base senza le indennità: non vi saranno tagli nemmeno in caso, ovviamente, di ricoveri ospedalieri. Sempre questo pomeriggio, Cassa Depositi e Prestiti attraverso la “Piattaforma imprese” prevede di erogare a favore di PMI e Mid-cap fino a 1 miliardo di euro – a tassi calmierati: tra le varie note pubblicate da Cdp vi sono misure a sostegno sia della PA che per le imprese, tra questa «slittamento delle rate dei mutui 2020 al 2021 per 8 Comuni in Lombardia e 1 in Veneto per liberare risorse per l’emergenza».

CORONAVIRUS, LE PRIME MISURE DELLA MINISTRA DADONE

Dalle aziende alle scuole, dai lavoratori autonomi ai ristoranti fino alla Pubblica Amministrazione: il Coronavirus e l’emergenza epidemia esplosa in almeno 9 Regioni italiane si propaga sempre più e la necessità di non rimetterci eccessivamente in blocco produzione e lavori arretrati è fondamentale in questo periodo. Per questo motivo, dopo la decisione del Governo di applicare fino al 15 marzo la possibilità di smart working (lavoro da casa, ndr) per le aziende private, la Ministra della PA Fabiana Dadone ha emanato ordinanze e novità anche per quanto riguarda i lavoratori nel settore pubblico che riempiono gli uffici di tutta Italia. «Anche nella P.A. privilegiare modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, favorendo chi ha patologie, i pendolari e quelli su cui grava la cura dei figli. Invito a potenziare il ricorso al lavoro agile», scrive la Ministra nell’ordinanza firmata ieri sera dove raccomanda il più possibile lo svolgimento di “modalità telematica” per i lavori che lo permettono. Si tratta per il momento delle indicazioni in materia di «contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 fuori dai comuni interessati di Veneto e Lombardia»: non significa dunque la chiusura di tutti gli uffici pubblici, bensì la possibilità di sfruttare il telelavoro laddove possibile, a partire da riunioni, convegni e meeting.

SMARTWORKING E FLESSIBILITÀ: LE REGOLE NELLA PA

«Per le amministrazioni che forniscono servizi di mensa o che mettono a disposizione dei lavoratori spazi comuni» si scrive nell’ordinanza della Dadone, «l’opportunità di adottare apposite misure di turnazione tali da garantire l’adeguato distanziamento». Si raccomanda in ogni modo di evitare il sovraffollamento in uffici pubblici e locali frequentati da personale esterno: «scaglionamento degli accessi e assicurare la frequente aerazione degli stessi» sono le misure consigliate dall’ordinanza della Ministra PA. Negli spazi invece non aperti al pubblici, verranno resi disponibili «dispenser di disinfettante o antisettico per le mani, guanti e mascherine per specifiche attività». Nel frattempo ieri il nuovo Dpcm attuativo del Decreto Coronavirua promosso dal Premier Conte ha deciso che fino alla metà di marzo le aziende di sei regioni del Nord – Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria – potranno applicare il «lavoro agile». In questo modo, si consente alle imprese di utilizzare lo smart working «in deroga e anche in assenza degli accordi individuali».

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