Coronavirus, lettera preside Liceo Volta Milano/ “Salvate i rapporti dal contagio”

- Niccolò Magnani

Coronavirus a Milano, la lettera del Preside del Liceo Volta: “non fatevi travolgere dal delirio, salvate i rapporti dal contagio”

Liceo Volta
Liceo Volta di Milano (LaPresse)

Più Manzoni, meno psicosi: è il “succo” della bella lettera inviata a tutti gli studenti dal Preside del Liceo Volta di Milano, Domenico Squillace. In una Lombardia “travolta” dall’emergenza Coronavirus non si contano le “citazioni manzoniani” sulla peste, anche se spesso a sproposito e non cogliendo l’intento profondamente educativo che il grande romanziere volle trasmettere con i suoi “Promessi Sposi”. Il Preside del Volta però coglie forse il vero punto “umano” di tutta l’intera psicosi nazionale (e mondiale) attorno al Covid-19 e traccia una linea assai interessante per poter convivere nei prossimi, duri, mesi post virus: «uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è guardare i nostri simili come una minaccia». Il direttore scolastico prova a tranquillizzare i propri studenti e simbolicamente un po’ tutti quelli che vi si imbattono nella lettera pubblicata ieri sui social: «Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo la medicina moderna. Usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero. Vi aspetto presto a scuola».

LA LETTERA DEL PRESIDE DEL VOLTA

La lettera di Squillace, calabrese del ’56, da sei anni preside de liceo Volta di Milano, scatta con una citazione del Manzoni tratta dal capitolo 31 dei “Promessi Sposi”: «La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia». Secondo il Preside del Volta, «Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria». L’invito a tutti è quello di non farsi trascinare nel delirio collettivo, mentre piuttosto occorre ristabilire una vita normale: «Fate passeggiate, leggete un buon libro. Non c’è alcun motivo di restare chiusi in casa. Non c’è alcun motivo per prendere d’assalto supermercati, farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che la possano fermare». Come poi conferma ai colleghi di Repubblica, una volta contattato, il rischio di oggi è proprio la vita con il tessuto dei rapporti sociali: «ho scritto ai miei ragazzi una mail di pensieri e consigli perché il sospetto non si trasformi in una caccia all’untore, perché non vedano nell’altro una minaccia. Perché il vero rischio di queste malattie invisibili se non si sta attenti è un imbarbarimento della vita sociale».



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