Coronavirus, medici contro ripresa campionati/ “Stiamo scherzando con il fuoco”

- Claudio Franceschini

Coronavirus, i medici sportivi si schierano contro la ripresa dei campionati: troppo alto il rischio di nuovi contagi anche all’interno della categoria dove si stanno verificando tanti casi.

Verona Lecce barella lapresse 2020
Coronavirus, i medici contro la ripresa dei campionati (Foto LaPresse)
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I medici sportivi si schierano contro la ripresa dei campionati, tema di grande attualità in tempo di Coronavirus. Ieri l’assemblea di Lega A ha disposto il taglio degli stipendi, approvando la possibilità che le varie società discutano con i loro calciatori una riduzione su due differenti piani, e intanto il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha ribadito come la volontà di ripartire e terminare la stagione sia la priorità, dando la data del 17 maggio come opzione. Peccato che i medici e i sanitari del mondo del calcio siano contrari: come si legge su Il Romanista, esiste una chat specifica nella quale i pareri sono decisamente in contrasto con chi vorrebbe ripartire. Alla domanda su cosa succederebbe se la società imponesse di rimettere in campo i giocatori uno di questi medici, che per il momento mantiene l’anonimato, ha detto senza mezzi termini che preferirebbe andarsene piuttosto che correre il rischio.

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CORONAVIRUS, MEDICI CONTRO RIPRESA CAMPIONATI

“Stiamo scherzando con il fuoco”: questo è l’assunto di base da cui parte la perplessità dei medici. Anche perché, nel mondo del calcio e soltanto in Serie A ci sono tre personali sanitari che hanno subito il contagio da Coronavirus: nello specifico sono il dottor Baldari (Sampdoria) e il dottor Pengue della Fiorentina, e nella stessa società viola anche il dottor Dainelli è risultato positivo. Non solo: il dottor Luigi Frusciante e il dottor Ivano Vezzulli sono tra i deceduti per il Covid-19. La lista però potrebbe non finire qui: si parla soltanto delle persone note, ma ci sarebbero tanti altri medici (anche e soprattutto nelle serie minori) che avrebbero contratto il Coronavirus senza comunicarlo. Per questo motivo l’argomento resta molto delicato: da un lato infatti c’è la volontà di riprendere da parte di alcuni soggetti che rischierebbero di perdere soldi – e in alcuni casi faticherebbero ad arrivare alla fine del mese – dall’altro bisogna guardare in faccia la realtà.

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Una realtà che è anche quella di una seconda ondata di Coronavirus, per cui giustamente un’altra domanda riguarda in che modo verrebbe trattato un caso di contagio che avvenisse a luglio o magari anche a settembre (in generale, una volta che la curva dei contagi sia rientrata in parametri meno allarmistici) e in questo senso c’è l’ipotesi per la quale il caso in questione sarebbe trattato come se il calciatore sia “normalmente” infortunato. E’ chiaro ed evidente a tutti che prima o poi bisognerà tornare a giocare ma, dicono i medici, bisogna evitare di farlo prima che la pandemia sia effettivamente in fase declinante e non azzardare un rientro in campo solo per la “fretta” di dover concludere a tutti i costi la stagione. Ne va della salute della gente e dei tantissimi contagi e morti che si sono registrati in Italia, che dovrebbero se non altro aprire una riflessione ben più ampia della semplice data utile per riaprire tutto.

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