Coronavirus, morte al telefono/ “In linea per ore, di papà sentivo solo il respiro”

- Mauro Mantegazza

Morte al telefono: le ultime ore di un malato di Coronavirus negli Usa raccontate dalla figlia rimasta in contatto solamente tramite una lunga telefonata.

ospedale Coronavirus
LaPresse

Le storie di morte in solitudine causa Coronavirus purtroppo non conoscono confini: abbiamo letto tante testimonianze dagli ospedali italiani con medici e infermieri che cercano almeno di mettere in contatto malati e familiari negli ultimi momenti di vita di chi purtroppo è stato sconfitto dal Covid-19, ma la situazione è identica ovunque e testimonianze molto toccanti arrivano ad esempio anche dagli Stati Uniti.

Usa Today racconta ad esempio di Abby Adair Reinhard, che ha vissuto al telefono da casa sua le ultime ore di vita del padre, morto per Coronavirus in un ospedale di Rochester (New York), ad appena cinque miglia da casa. La donna ha dunque dovuto sentire impotente il respiro del padre farsi sempre più sofferente, pregando che potesse almeno sentire la sua voce.

“Il terrore che ho provato oggi è qualcosa che non avevo mai sperimentato prima e posso solo immaginare quanto sia stato difficile per te, papà. Mi dispiace così tanto che stai vivendo un incubo del genere”, ha scritto Reinhard in un post su Facebook. La storia di Don Adair, 76 anni, è quella di un padre di famiglia e ora anche nonno come tanti pure in Italia, costretto all’isolamento in ospedale.

LA MORTE AL TELEFONO

Il dolore in questo caso è ancora più grande perché Adair era stato ricoverato a causa di una caduta e ha contratto il Coronavirus in ospedale. All’inizio i sintomi non sembravano gravi e la figlia racconta che non era dunque particolarmente preoccupata. Poi una telefonata di una infermiera ha segnato la svolta, informando la donna dell’inizio del peggioramento delle condizioni del padre, che non era più in grado di parlare.

Le telefonate dunque divennero “a senso unico” con la figlia a parlare al padre di tanti momenti della loro vita, ascoltandone il respiro per trarre indicazioni sulle sue condizioni. Reinhard ha poi coinvolto nelle videochiamate anche i suoi fratelli e sorelle, sparsi per il mondo – uno in Texas, una in Carolina del Nord e una addirittura in Danimarca.

I quattro figli si sono così riuniti virtualmente al capezzale del padre, raccontando della propria infanzia, cantando e ricordando tanti bei momenti di famiglia. Giochi, progetti, preghiere. La situazione però era ormai compromessa, così le ultime ore sono state una telefonata che Reinhard ha voluto descrivere scrivendo “in diretta” che cosa provava, racconto poi riversato nel post su Facebook.

UN FUNERALE IN VIDEO

Il terrore ogni volta che non sentiva il respiro, il solievo quando esso tornava, un mix di dubbi, speranze, preghiere, in particolare la speranza che il padre potesse sentire tutto l’amore che i figli cercavano di trasmettergli ancora tramite quel telefono, unico contatto possibile. Un contatto anche con la nipotina più piccola, una neonata che mai conoscerà il nonno, l’incrocio della nuova vita con la morte.

Attorno a mezzanotte la decisione di staccare un attimo e poco dopo la telefonata dall’ospedale per avvisare della morte: “Forse non volevi che i tuoi figli sentissero i tuoi ultimi respiri. Forse anche io non li avrei voluti sentire”.

Reinhard ha pubblicato il racconto su Facebook per far capire a tutti che cosa significa il Coronavirus: giusto preoccuparsi per il lavoro e l’economia, ma Covid-19 è un pericolo concreto per tutti, che può portare via persone che avrebbero potuto vivere sane ancora per molti anni. Anche il funerale è stato in “stile” Coronavirus: poche parole, una preghiera e una canzone, cinque minuti in tutto con appena nove persone presenti, ovviamente nessuno dei fratelli ai quali la donna ha mandato un video della breve e mesta cerimonia.

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