Coronavirus/ Nuovo studio “Covid19 molto trasmissibile nei bus con aria di ricircolo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Coronavirus: uno studio realizzato da due ricercatori dell’università della Georgia ha dimostrato la correlazione fra la trasmissione del covid-19 e l’aria di ricircolo

studio imperial college
In un reparto di terapia intensiva (LaPresse)
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Da quando l’epidemia da coronavirus si è diffusa in tutto il mondo, i massimi esperti del globo stanno cercando di capire come agisce il virus, ed in particolare, se questo sia trasmissibile per via aerea anche a distanze superiori agli uno/due metri. L’ultimo studio significativo a riguardo ci giunge da due ricercatori cinesi dell’università della Georgia, negli Stati Uniti, che hanno analizzato due autobus con passeggeri, per cercare di capire appunto come si trasmettesse l’infezione da covid-19. Secondo quanto sottolineato dai ricercatori, vi è la certezza che il virus sia trasmissibile di più in un ambiente chiuso con aria di ricircolo. La questione del ruolo della circolazione meccanica dell’aria (come ad esempio l’aria condizionata), è decisamente cruciale, in quanto spiega appunto come si comporta un virus in un ambiente chiuso, quindi, lontano dall’uomo e sulle superfici. Nel dettaglio è stato evidenziato come il virus sia sia propagato in breve tempo in tutto il mezzo pesante, dall’ultima alla prima fila, chiaro indizio di come il covid-19 sia appunto stato trasportato dalla ventilazione meccanica.

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CORONAVIRUS, STUDIO SUI BUS E L’ARIA DI RICIRCOLO: MA SONO MOLTI QUELLI SCETTICI

La conclusione dei ricercatori, che sembrerebbe scontata ma che non lo è, è che in ambienti chiusi con ricircolo d’aria, il covid-19 sia altamente trasmissibile. Un aspetto che non va sottovalutato soprattutto in vista della prossima estate, e della messa in funzione ad esempio dell’aria condizionata in enormi spazi chiusi come ad esempio i centri commerciali. Nonostante la diffusione aerea del virus sia sottolineata da molti esperti epidemiologici, sono altrettanti coloro che ritengono poco probabile che ciò accada, come ad esempio Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, che parlando recentemente con Wired spiegò: “Nonostante sia vero che in certe condizioni e circostanze la distanza percorsa dalle goccioline di saliva può aumentare, fra cui una maggiore velocità dell’espulsione della saliva, una più alta umidità e ventilazione degli ambienti, nonché la densità delle secrezioni, possiamo concludere che una distanza di circa un metro o un metro e mezzo è assolutamente sicura per evitare la trasmissione aerea del virus”.

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