Coronavirus UK: 60.733 casi/ Record negativo, +938 morti “picco tra una settimana”

- Alessandro Nidi

Coronavirus Uk, casi in aumento: 60.733 casi, quasi mille morti in più e nuovo record negativo in attesa del picco, forse tra una settimana

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Gran Bretagna, poliziotti a cavallo davanti a un ospedale (LaPresse)
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Quasi mille morti in più in un solo giorno e nuovo record negativo per la Gran Bretagna, dove l’emergenza Coronavirus si intensifica sempre di più. Il ministero della Sanità del Regno Unito ha reso noti i nuovi dati relativi alle ultime 24 ore: il bollettino choc parla di 938 nuove vittime in un solo giorno. Il numero dei decessi complessivi arriva così a 7.097. Sul fronte dei contagi aumento importante con un totale di 60.733 unità positive rispetto alle 55.242 di ieri. La curva di crescita è stata descritta di nuovo in aumento con una media di 5.500 casi positivi al giorno. Secondo le statistiche mancherebbe ancora una settimana al raggiungimento del picco. Sul fronte Boris Johnson, invece, dopo aver trascorso la sua seconda notte in terapia intensiva secondo quanto riferito dal sottosegretario britannico alla Salute, Edward Argar (fonte Reuters), “E’ a proprio agio e di buon umore” ed ancora, “gli è stato dato dell’ossigeno ma non è in ventilazione”. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

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BORIS JOHNSON È STABILE E RISPONDE AI TRATTAMENTI

Arrivano aggiornamenti in merito alle condizioni fisiche del primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ricordiamo, da due giorni a questa parte ricoverato in terapia intensiva (non intubato), dopo aver contratto il coronavirus. Il premier britannico resta sempre nel reparto per malati gravi presso l’ospedale St Thomas Hospital di Londra, in condizioni definite “clinicamente stabili”, e “risponde ai trattamenti”. Nella giornata di ieri le condizioni fisiche di Johnson si erano aggravate, ed era circolata la notizia secondo cui lo stesso fosse intubato, poi smentita da fonti ufficiali, che hanno comunque aggiunto che BoJo necessita dell’ossigeno per respirare. Downing Street, attraverso la nota ufficiale odierna, ha fatto altresì sapere che il primo ministro britannico non è in grado al momento “di lavorare”, ma può “contattare chi vuole”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

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CORONAVIRUS UK: 6.159 MORTI, 55.242 CASI

Mentre il bilancio del Coronavirus nel Regno Unito si è ulteriormente aggravato (6.159 decessi, 55.242 casi), giungono aggiornamenti in merito allo stato di salute del primo ministro Boris Johnson, reduce dalla sua terza notte trascorsa in ospedale (la seconda consecutiva in terapia intensiva). Il ministro della Salute, Edward Argar, ha dichiarato ai microfoni di Sky News: “Ho saputo che il premier è in condizioni stabili, è a suo agio e di buon umore. In passato ha avuto bisogno di un po’ di ossigeno, ma non è in aerazione assistita. A giudicare dalle e-mail che sto ricevendo da tutto il Paese e da tutto il panorama politico, penso che il messaggio sia che tutti gli inviano i loro migliori auguri e auspicano una sua pronta e completa guarigione”. Intanto, il ministro degli Esteri, Dominic Raab, che sostituisce il primo ministro durante la sua assenza, ieri ha detto di sentirsi “fiducioso” del fatto che il signor Johnson ce la farà e che il capo consulente scientifico del governo ha affermato che ci sono segni inequivocabili che la lotta britannica contro il Covid-19 si sta mettendo in discesa.

CORONAVIRUS UK, IL MINISTRO DELLA SALUTE: “PRESTO PER IL LOCKDOWN”

Il ministro della Salute britannico, Edward Argar, ha poi asserito di non sapere quando saranno tolte le restrizioni di blocco del governo e che parlarne ora è comunque prematuro. Ai microfoni della trasmissione “BBC Breakfast”, ha aggiunto: “Dobbiamo cominciare a vedere i numeri che scendono, ed è allora che si è in negativo. È allora che si ha la sensazione giusta. Quando si avrà la sensazione che tutto questo risulti stabile per un certo periodo di tempo, che si possa vedere che se ne uscirà, sarà allora che potremo pensare all’allentamento delle misure. Argar ha però sottolineato con decisione che “non siamo ancora a quel punto e non so esattamente quando lo saremo. Gli scienziati stanno costantemente modellando i dati e osservando costantemente quelle statistiche. Dobbiamo anche ricordare che c’è sempre un ritardo di un paio di settimane nei dati sul ricovero in ospedale e sul tasso di mortalità dietro le azioni che abbiamo intrapreso per cercare di rallentarlo, perché questa è la natura della patologia”.

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