Corte UE, l’accoglienza non va revocata ai migranti violenti/ La sentenza

- Josephine Carinci

La Corte UE ha stabilito che i migranti, seppur autori di gesti violenti, non possono essere espulsi dal piano di accoglienza: la sentenza

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Immigrati trasferiti da Lampedusa a Porto Empedocle sulle navi della Guardia costiera (LaPresse)

Gli atti violenti non giustificano la revoca dell’accoglienza, come spiega la Corte UE. La vicenda riguarda un senegalese trentenne, che è stato espulso dal piano di accoglienza con provvedimento della prefettura di Firenze dopo un fatto avvenuto nel 2019, ossia un’aggressione avvenuta su un treno. Nel dettaglio, il migrante aveva aggredito un addetto di Trenitalia in una stazione, mentre cercava di salire sul treno senza il biglietto. Dopo essere stato espulso dal piano che prevedeva la sua accoglienza in Italia, l’uomo ha impugnato l’atto della prefettura al Tar della Toscana, vincendo.

Il caso è poi arrivato fino alla Corte di Giustizia europea, che ha dato ragione all’uomo, andando contro la decisione della prefettura. Per la Corte, “revocare il piano di accoglienza a un migrante, pur se sia stato autore di atti violenti e gravi, costituisce una lesione della sua dignità”. Per prendere tale decisione, i giudici europei si sono rifatti alla “direttiva sui migranti numero 33 del 2013“.

Corte UE, la decisione sui migranti

Secondo la sentenza della Corte UE, cacciare i migranti dal piano di accoglienza, seppur autori di gesti violenti, non è corretto perché “va contro la dignità umana”. La decisione è stata presa dalla Corte di Giustizia Europea, con sede in Lussemburgo, emettendo un parere sul 30enne senegalese espulso dal piano di accoglienza dalla Prefettura di Firenze nel 2019, dopo aver aggredito un lavoratore di Trenitalia mentre cercava di salire sul treno.

L’uomo era stato denunciato e a suo carico ha inoltre un procedimento penale che è tutt’ora aperto. A dar ragione per primo al migrante, che aveva impugnato l’atto, era stato il Tar della Regione Toscana. L’avvocatura di Stato, però, aveva fatto ricorso al Consiglio di Stato, che a sua volta aveva chiesto un parere alla Corte di Giustizia dell’UE. Lo scorso 1 agosto è arrivata la decisione rifacendosi alla “direttiva sui migranti numero 33 del 2013” per la quale “gli Stati membri dell’Unione assicurano in qualsiasi circostanza l’accesso all’assistenza sanitaria e garantiscono un tenore di vita dignitoso per tutti i richiedenti”. La Legge italiana, con il “decreto accoglienza” del 2015, “è in contrasto con la normativa europea perché tra le sanzioni per i migranti violenti comprende, appunto, la possibilità di revoca delle condizioni materiali di accoglienza”.







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