Covid, 1,8% dei casi italiani in età pediatrica/ Più gravi se affetti da patologie

- Alessandro Nidi

Secondo un rapporto ripreso dall’ISS, l’età mediana è di 11 anni, il 51,4% è composto da pazienti maschi e il 13,3% è stato ricoverato in ospedale

Tamponi, i test virologici
Tamponi, i test virologici (Web, 2020)

L’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto uno studio appena pubblicato sulla rivista Pediatrics e intitolato “COVID-19 Disease Severity Risk Factors for Pediatric Patients in Italy”, a cura del reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli matematici del dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, con la partecipazione del Ministero della Salute e dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, dal quale si evince che l’1,8% dei casi italiani di Covid-19 è in età pediatrica e vi è un rischio maggiore (più del doppio) risulta associato a patologie preesistenti. Come si legge nel documento, sono stati analizzati i dati del sistema di sorveglianza nazionale basato sui casi di diagnosi confermate di COVID-19 dal 20 febbraio all’8 maggio 2020. Le caratteristiche demografiche e cliniche, insieme ai fattori di rischio per la gravità della malattia, sono state valutate nei neonati, bambini e adolescenti e poi confrontate con la popolazione adulta e anziana. I casi pediatrici rappresentano l’1,8% delle diagnosi totali (3.836/216.305), l’età mediana è di 11 anni, il 51,4% sono maschi, il 13,3% sono stati ricoverati in ospedale e il 5,4% presentava patologie pregresse”.

COVID IN ETÀ PEDIATRICA: ALTRE STATISTICHE

Nel rapporto ripreso dall’Istituto Superiore di Sanità si spiega che la malattia da Covid-19 è stata lieve nel 32,4% dei casi e grave nel 4,3%, in particolare nei bambini di età inferiore o uguale ai 6 anni (10,8%); tra i 511 pazienti ospedalizzati, il 3,5% è stato ricoverato in terapia intensiva e si sono verificati quattro decessi (due inferiori a un anno e due tra 5 e 6 anni). Tutti e quattro i bambini sono deceduti per un deterioramento di condizioni di base già molto compromesse, per cui l’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 potrebbe aver aggravato la situazione, ma non sembra possa essere considerata la causa principale della morte. Un minor rischio di gravità della malattia è associato all’aumentare dell’età, mentre un rischio maggiore (più del doppio) risulta associato a patologie preesistenti – conclude il documento -. Il tasso di ospedalizzazione, il ricovero in terapia intensiva, la gravità della malattia e i giorni dall’esordio dei sintomi alla guarigione aumentano significativamente con l’età tra i bambini, gli adulti e gli anziani”.

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