COVID E CRISI ECONOMICA/ Dobbiamo sperare nella Bce per evitare i disastri dei Dpcm

- Sergio Luciano

Per arginare un ritorno dei contagi di dubbia gravità, il governo si prepara a riempire di restrizioni il prossimo Dpcm. Affossando ancor più l’economia

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Christine Lagarde, presidente Bce, con Angela Merkel (LaPresse)

A settembre i consumi elettrici italiani sono tornati sui valori di un anno fa, è il momento giusto per dargli un’altra mazzata. O no?

Speriamo di no. Speriamo che il virus sia clemente. Perché sperare che il governo sia più abile è illusorio.

Abbiamo riaperto le discoteche prima delle scuole e il calcio prima degli sport individuali. Abbiamo poi aperto le scuole senza riuscire, ma era ovvio che fosse impossibile, a garantire il distanziamento, e i mezzi pubblici sono stati riaperti senza limiti d’assembramento (la faccenda dell’80 per cento di massimale è una ridicolaggine, chi conterà mai i presenti), mentre i treni dell’alta velocità hanno giustamente dovuto subire lo stop al 50%, e lì è uno stop serio perché tutti i posti sono su prenotazione e dunque è il sistema che provvede a fare argine. A prova di virus, si direbbe, sono invece gli aerei dove la gente si è seduta fianco a fianco sin dalla fine del lockdown nel maggio scorso. Misteri dell’arte di governo.

Ma a scorrere le numerose indiscrezioni filtrate dai ministeri sui contenuti del prossimo Dpcm emergenziale destinato probabilmente ad essere emanato domani o dopodomani, non si sa se piangere o ridere.

Per esempio c’è lo stop al calcetto e a tutti gli sport di contatto a livello amatoriale, e fin qui, poco male: spiace per i praticanti, ma non fanno granché Pil. C’è invece, inspiegabile, il ritorno al limite di orario per i bar e i ristoranti che dovrebbero esser costretti a chiudere alle 24 per scoraggiare la movida, che peraltro si svolge di solito all’esterno e sa farsi bastare bottiglie acquistate nei bar alle 21:59, perché dopo le 22 scatterebbe anche un divieto di vendita… È un’idea un po’ vittoriana, questa della mezzanotte come ora esoterica in cui comincia il contagio, tra pipistrelli impazziti e vapori sulfurei. Ci si può tranquillamente contagiare anche alle 23, e questo il Cts dovrebbe saperlo, ma non si fida – e purtroppo non è che su questo gli si possa dare torto – del popolo italiano e quindi non si sente sicuro nel limitarsi a dire: “Signori cari, fare pur quel che volete ma incollatevi quella stramaledetta mascherina sulla faccia e non toglietevela mai se dovete parlare, toglietevela solo e soltanto per mangiare e bere”, il che limiterebbe alquanto i danni.

Arriveranno ulteriori restrizioni per le cerimonie (come matrimoni e comunioni per un massimo 30 invitati) e un stop assoluto alle feste private; quindi se tra i 30 invitati in oratorio o in comune per un matrimonio c’è un super-diffusore, buon contagio a tutti; se uno vuole invitare dieci amici a casa, giammai.

Il dramma di queste regole è che se appena le guardi da vicino si rivelano tutte cretine. Anche quelle giuste, per l’inevitabile genericità che le contraddistingue. Sopportiamole, applichiamole. A proposito di cretinaggini antilogiche, il Cts sta discutendo della possibilità di ridurre a 10 giorni, invece degli attuali 14, la quarantena fiduciaria per chi entra in contatto diretto con dei positivi. L’obiettivo è quello di alleggerire il confinamento volontario da molti considerato eccessivamente lungo, visto anche quello che avviene negli altri Paesi. Ma come? Il virus sta mordendo, temiamo una seconda ondata grave quanto la prima e poi accorciamo la quarantena? Boh…

Una misura sacrosanta – almeno una c’è – che dovrebbe essere promulgata domani è l’incentivo allo smart working che verrebbe portato al 70-75%: questa diversa organizzazione del lavoro verrebbe insomma autorizzata per tutta la durata dello stato di emergenza (quindi fino al 31 gennaio) pera ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali nel rispetto degli articoli 18 e 23 della legge 81 del 2017 che disciplina il lavoro flessibile. Anche la Pubblica amministrazione sarebbe interessata: l’esecutivo sta pensando di aumentare il ricorso al lavoro da remoto per la pubblica amministrazione, il che non cambia nulla stante l’assoluta improduttività di certi uffici.

Ma attenzione: non scherziamo con quelle che impattano più seriamente sull’economia, perché di Covid sembra – facendo i debiti scongiuri – che si inizi a morire di meno, di fame è sempre possibile iniziare a morire, e qualche caso si registra già, per quanto poco raccontato dai media mainstream. I licenziamenti: sono bloccati fino al 31 dicembre. Poi, Unioncamere prevede che gli occupati diminuiranno tra le 527 e le 834mila unità. Vogliamo estendere il blocco oltre il 31 dicembre? Vogliamo bloccarli per sempre? Chiediamo permesso alla Merkel, che a sua volta permetta alla Bce di comprare i nostri Btp, che altrimenti non vorrebbe nessuno? Ecco una buona strategia, caro ministro Gualtieri.

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