Covid, guariti con CD19 bassi rischiano reinfezione?/ Studio scopre anomalie ma…

- Silvana Palazzo

Covid, guariti con livelli di CD19 bassi rischiano reinfezione? Studio pubblicato su Nature scopre anomalie ma anche una possibile cura…

Laboratorio
Laboratorio ricerca anti-Covid (LaPresse, 2021)

A causa dell’infezione da Covid il nostro sistema immunitario subisce una grave alterazione. La conferma arriva da uno studio pubblicato su Nature emerge che, ad esempio, nei pazienti guariti c’è una ridotta espressione di linfociti B, la cui funzione principale è produrre anticorpi. Questo fenomeno, secondo quanto scoperto da un team di ricercatori costituito anche da scienziati di Wuhan, è legato alla disregolazione del metabolismo cellulare. «Abbiamo scoperto che l’infezione da SARS-CoV-2 causa l’immunodeficienza nei pazienti guariti abbassando l’espressione del CD19 nelle cellule B attraverso il miglioramento del metabolismo delle cellule B». Questa scoperta è considerata importante in quanto «può fornire un nuovo obiettivo di intervento per curare la COVID-19».

Non si sa se i pazienti guariti che hanno una ridotta espressione di CD19 sono più suscettibili di essere reinfettati dalla SARS-CoV-2. Ma se è vero, il regolatore del metabolismo come la NAC (acetilcisteina, utilizzata per trattare i disturbi delle vie respiratorie caratterizzati da una sovrapproduzione di muco) può avere una potenziale applicazione clinica sulla prevenzione della seconda infezione dei pazienti guariti, secondo i ricercatori.

COVID, STUDIO SU CELLULE B: GLI SCENARI

Le cellule B sono finite nel mirino degli scienziati anche perché potrebbero avere un ruolo nella progressione della malattia Covid-19 che però non è ancora completamente chiaro. Ad esempio alcune ricerche suggeriscono che potrebbero peggiorare la malattia nella fase acuta dell’infezione, forse aggravando l’infiammazione, mentre alcuni specifici gruppi di cellule B avrebbero un ruolo protettivo nelle fasi iniziali dell’infezione producendo anticorpi naturali protettivi. Inoltre, lo sviluppo di cellule B della memoria e di plasmacellule a lunga vita è cruciale per essere protetti da una futura reinfezione. Non solo, per i ricercatori di questo nuovo studio analizzare le proprietà di segnalazione delle cellule B dei guariti dal Covid «aiuterebbe a valutare se un’infezione COVID-19 rende i pazienti più suscettibili ad altre malattie».

Inoltre, «una migliore comprensione di come le anomalie metaboliche osservate nel siero dei pazienti influenzino la segnalazione delle cellule B potrebbe ispirare lo sviluppo di nuove strategie di trattamento che abbiano come obiettivo percorsi metabolici specifici». Infatti, ci sono studi pre-clinici e clinici su composti che alterano il metabolismo cellulare per trattare i disturbi autoimmuni, perché potrebbero essere usati per smorzare una risposta immunitaria iperattiva durante l’infezione virale.

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