COVID IN OLANDA/ “Solo vaccino: così la ricetta di Rutte ha prodotto il caos”

- Raffaele Magaldi

In Olanda non c’è ancora un governo a 7 mesi dal voto. La scelta di puntare tutto sui vaccini non sta pagando. Ecco perché

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Olanda, protesta contro le restrizioni anti-Covid (LaPresse)

OEGSTGEEST (Olanda) – Sono passati ormai quasi due anni dall’inizio dell’emergenza pandemica per il Coronavirus e la situazione in Olanda è decisamente preoccupante.

Una politica che sarebbe generoso definire “confusa” fin dall’inizio, con misure arrivate sistematicamente in colpevole ritardo e rimosse sistematicamente in colpevole anticipo si sta confermando, in questi ultimi giorni, inadeguata a proteggere i cittadini, soprattutto quelli più deboli.

L’unico momento di chiarezza nelle scelte del governo nella lotta alla pandemia era stata la cosiddetta “routekaart”, una specie di tabella in cui venivano elencati i gradi di rischio corrispondenti grosso modo alle zone colorate adottate in Italia. Un documento, introdotto a Ottobre 2020 e ritoccato nei mesi successivi in maniera efficace, che metteva nero su bianco quali misure e chiusure sarebbero entrate in vigore al raggiungimento di una certa soglia (e quali sarebbero decadute nel caso i valori fossero tornati al di sotto della soglia stessa). Ma il calo dei contagi arrivato con l’estate ha spinto il premier Mark Rutte e il ministro della Salute Hugo de Jonge a eliminare la routekaart e abbandonare praticamente tutte le misure, facendo affidamento solo sul vaccino abbinato alla versione locale del green pass (come peraltro si capiva avrebbero fatto dall’inizio della campagna vaccinale). Una scelta scellerata e irresponsabile, che rendeva ancora una volta evidente l’approssimazione con cui si cerca di porre rimedio al problema invece che prevenirlo.

Ultimamente anche l’ordine pubblico è stato rimesso in discussione da troppi facinorosi che hanno causato disordini in alcune delle principali città olandesi, come Rotterdam, L’Aia, Utrecht e Groningen Diversi negozi, bar e ristoranti sono stati danneggiati anche pesantemente. Le forze dell’ordine hanno dovuto fronteggiare lanci di petardi e sassi e all’Aja è stato necessario usare gli idranti per disperdere la folla violenta; alla fine della serata sarebbero seguiti diversi arresti.

Si rimane anche amareggiati dal fatto che, a otto mesi dalle ultime elezioni politiche, non si sia ancora arrivati alla formazione di una nuova coalizione di governo. Avete capito bene: il governo che sta gestendo la pandemia in questo momento è quello che si era ufficialmente dimesso a gennaio, a causa dello scandalo sui sussidi alle famiglie (accusate ingiustamente di frode dalle autorità fiscali, che aveva imposto la restituzione di somme ingenti che hanno causato problemi seri a moltissimi degli interessati). Rutte aveva inizialmente auspicato che un accordo politico si sarebbe trovato entro la festa di Sinterklaas (il 5 dicembre, San Nicola). Il premier ha poi aggiustato il tiro e indicato il Natale come potenziale scadenza per la formazione della nuova coalizione.

Intanto, grazie alla scoperta su un treno (!) di un documento riservato che elencava i punti politici sostanziali su cui i partiti coinvolti nelle discussioni avevano raggiunto un accordo, le polemiche invece di placarsi si sono ulteriormente infuocate. A protestare con veemenza è il settore della sanità, sempre ringraziato a parole dalle forze di governo, ma completamente dimenticato negli accordi in fase di discussione.

Mettendo assieme la gravissima situazione già affrontata nelle ondate precedenti al fatto che nelle ultime settimane si stia sbriciolando qualsiasi record in termini di contagi (media di oltre 20mila al giorno) e tasso di positività dei tamponi effettuati (oltre il 20% ormai da diversi giorni) con conseguente aggravamento della situazione dei ricoveri in reparto (intorno ai 200 nuovi ricoveri in media al giorno) e terapia intensiva (intorno ai 50 nuovi ricoveri in media al giorno), lo stop alle cure ordinarie, e il rinvio di interventi urgenti per patologie anche gravi, non è difficile solidarizzare con la protesta di medici e infermieri.

Il problema è anche aggravato dal fatto che molti di loro ritengono Rutte e le sue scelte politiche nell’ultimo decennio fattori determinanti per il peggioramento della situazione che con la pandemia si è solo aggravata oltre il livello di guardia. La speranza in questo caso è che il ritrovamento casuale del documento costringa la prossima coalizione a prendere sul serio il grido di allarme e dolore che viene dal settore sanitario olandese.

Abbiamo accennato ai numeri, che sono i più alti di sempre e che sembrano condurre inesorabilmente al temutissimo “Code Zwart” ovvero “Allarme Nero”, quella situazione in cui si inizierà a fare il triage di chi si troverà ad avere bisogno di un letto in terapia intensiva. Quella situazione, insomma, in cui i medici sono costretti a scegliere chi potranno tentare di salvare e chi no: una situazione di cui avevamo sentito parlare, per la prima volta, quando gli ospedali della Lombardia stavano subendo la tragica prima ondata.

Che questo succeda quasi due anni e svariate ondate dopo, principalmente a causa dell’inefficacia sia delle misure che della comunicazione del governo olandese è un fatto che crea non poca agitazione. Diversi parlamentari hanno già fatto sentire la propria voce in questo senso, in particolare Pieter Omtzigt, indipendente recentemente fuoriuscito dai cristiano-democratici di Hoekstra e de Jonge. Insieme a un gruppo di altri parlamentari ha messo Rutte e de Jonge con le spalle al muro, con una serie di domande sulla gravità della situazione, su quanto le misure prese si siano rivelate inefficaci, sul numero infinitamente basso di terze dosi vaccinali somministrate in confronto ai paesi vicini (e l’impatto conseguenze su ricoveri in reparto e terapia intensiva), su quale sia il piano per evitare o uscire al più presto dal Code Zwart e molto altro. Anche in questo caso, si spera che il richiamo sia colto dal governo, ma gli sviluppi recenti sulla variante Omicron dal Sudafrica non lasciano troppo spazio alla speranza.

Sono due notizie di sabato 27 novembre a destare preoccupazione. La prima: negli ultimi due voli dal Sudafrica atterrati all’aeroporto di Amsterdam Schiphol 61 persone (su circa 600) erano risultate positive. Nemmeno il tempo di tirare un sospiro di sollievo per il fatto che fossero appunto gli “ultimi” voli dal paese martoriato dalla nuova variante, e arriva la seconda notizia: i voli non erano affatto gli ultimi, e per molti passeggeri non c’è stato nessun tampone. Si è poi inoltre scoperto che due dei passeggeri (non si sa se infetti o meno con la nuova variante) in quarantena erano riusciti a eludere la sorveglianza in hotel per tentare di imbarcarsi su un volo per la Spagna. Sono riusciti a salire sull’aereo, dove è poi intervenuta la polizia per portarli via.

A chiudere il quadro la comunicazione dell’Istituto nazionale per la sanità (Rivm) secondo cui tra i 61 positivi 13 risultano infetti con Omicron. Da parte dell’istituto di Jaap van Dissel, cui va riconosciuto indubbiamente il grande demerito per la politica grottesca del governo olandese su uso delle mascherine e distanziamento sociale, non sorprende ormai più si usi un linguaggio così smaccatamente dannoso e poco scientifico. La speranza in questo caso è che si confermi presto che Omicron non sia la minaccia che sembrava essere e che i vaccini siano efficaci contro questa variante.

Ma quali sono quindi le misure “potenziate” introdotte da Rutte e de Jonge nell’ultima conferenza stampa? Innanzitutto il ritorno, appunto, delle mascherine e del distanziamento sociale nei luoghi chiusi di qualsiasi tipo, tranne le scuole (i ragazzi da quella che corrisponderebbe alla prima media italiana in su dovranno infatti portare la mascherina, ma solo fuori dalle aule…). La chiusura anticipata dei negozi non essenziali alle 17, con riapertura non prima delle 5 del mattino successivo (in precedenza la chiusura era fissata alle 18). Lo stesso orario di chiusura vale adesso anche per la ristorazione, che potrà però effettuare servizio di consegna fino alle 20 (orario di chiusura secondo le precedenti misure). Non è chiaro come mai, ad esempio, per i consulenti finanziari sia prevista una deroga a questo “lockdown”, ma tant’è.

Va dato credito a Mark Rutte di essersi almeno assunto la responsabilità diretta per alcuni dei fallimenti riscontrati in questi mesi, ma paradossalmente questo non fa che rendere il quadro molto più preoccupante: Rutte ha infatti denunciato come meno del 50% delle persone con sintomi faccia il tampone. Con una media di circa 100mila tamponi effettuati giornalmente il sistema è già al collasso e il fatto che oltre un quinto dei testati risulti positivo non è certo confortante.

Le nuove misure rimarranno in vigore per almeno tre settimane, salvo ulteriore peggioramento della situazione. Da ambienti vicini al governo sarebbe anche filtrata la possibilità di chiudere anticipatamente le scuole per le festività natalizie, cosa che è ritenuta da molti semplicemente inevitabile (e, tanto per cambiare, tardiva).

Non si intravede all’orizzonte un cambiamento che possa capovolgere questa situazione. Ma la speranza è l’ultima a morire.

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