Covid, per 3 milioni di italiani non esiste/ Censis: per 31,4% vaccinati sono cavie

- Silvana Palazzo

Rapporto Censis 2021: per 3 milioni di italiani Covid non esiste, invece per 31,4% vaccinati sono cavie. Un’ondata di irrazionalità nella nostra società che ha cause precise…

famiglie vaccinati bambini
(LaPresse)

Oltre 3 milioni di italiani sono convinti che il Covid non esista. È quanto emerge dal 55esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale italiana. Si tratta forse della fotografia socio-economica più famosa e autorevole del nostro Paese. Quel che emerge dal capitolo “La società italiana al 2021” è la fuga nell’irrazionale causata dalla pandemia. L’irruzione si è infiltrato nel nostro tessuto sociale. Per il 10,9% il vaccino è inutile, mentre per il 31,4% il vaccino è sperimentale e chi si vaccina fa da cavia. Lo scetticismo riguarda in generale il mondo della scienza, perché il 12,7% ritiene che produce più danni che benefici. Ma l’irrazionalità non è legata solo all’emergenza sanitaria. Ad esempio, il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, invece per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le menti.

Addirittura il 39,9% crede alla teoria cospirazionistica del “gran rimpiazzamento”, cioè che è in corso una sostituzione etnica, in relazione alle migrazioni, come progetto di alcune oscure élite globalità. Ci sono altri quattro dati significativi su quest’anno. L’81% dei dirigenti scolastici segnala un aumento di forme di depressione e disagio esistenziale. L’80,8% degli italiani ha sfiducia nel ruolo dell’istruzione come fattore decisivo per una garanzia di sicurezza economica e lavorativa. Il 70,8% dei giovani si dichiara inquieto pensando al futuro. Invece il 66,2% ritiene che si vivesse meglio in passato.

UN’ONDATA DI IRRAZIONALITÀ

Questa irrazionalità che sta manifestando la nostra società, secondo il Rapporto del Censis, non è legata solo alla pandemia Covid, ma affonda le sue radici nella socio-economia e segue una parabola che va dal rancore al sovranismo psichico. Da qui il rifiuto dei discorsi razionali, strumenti con cui in passato la società ha costruito progresso e benessere. Basti pensare a scienza, medicina, farmaci e innovazioni tecnologiche. Questo dipende dal fatto la società è entrata nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Questa fuga nell’irrazionale, dunque, è il risultato di aspettative soggettive che sono state insoddisfatte.

Ma così si crea un circolo vizioso per il quale la bassa crescita economica causa una insoddisfazione sociale e la ricusazione del paradigma razionale. Il fatto che non sia una condizione legata alla pandemia è confermato dal Rapporto del Censis del 2018, in cui si parlava di «una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico» che a volte «assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare».

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