COVID UK/ “Contagi e decessi in calo, ma non si sa se per merito delle terze dosi…”

- int. Daniela De Angelis

Contagi Covid in calo nel Regno Unito, dopo settimane di preoccupante aumento. Le ragioni non sono ancora chiare e ciò spiega come sia ancora difficile capire il fenomeno coronavirus

Covid Londra
Londra, emergenza Covid (LaPresse)

Decessi, contagi e ricoveri in terapia intensiva stanno diminuendo nel Regno Unito. Dopo l’ondata degli ultimi mesi, che aveva messo molta paura, il governo ha anticipato di un mese la terza dose per gli over 50. Boris Johnson, in seguito a un nuovo meeting con il governo, ha esortato i cittadini anche over 40 a fare il booster, affermando poi che non esclude un lockdown, anche se parziale, per il periodo natalizio. 

Secondo l’Agenzia per la sicurezza sanitaria inglese, “le persone che ricevono una terza dose hanno l’80% in meno di probabilità di contrarre il Covid sintomatico rispetto a quelle che hanno ricevuto la seconda dose in primavera”. Daniela De Angelis, da noi contattata, docente “of Statistical Sciences for Health” all’Università di Cambridge, ci dice come la situazione sia sotto esame per capire come mai questo calo improvviso di contagi: “Una ragione specifica potrebbe essere individuata nelle vacanze scolastiche, che possono aver contribuito al calo della trasmissione del virus. Inoltre può essere stato raggiunto un alto livello di immunità dovuta alle vaccinazioni e al fatto che da settembre in poi abbiamo registrato un elevato livello di infezioni, che hanno contribuito a creare maggiore protezione. Ma è tutto ancora in fase di studio”.

Dopo settimane di contagi in risalita, ora la tendenza nel Regno Unito è in calo. È davvero così? 

Sì, è vero, l’indice è stimato in un range di valore tra 0,8 e 1, in diminuzione questa settimana, e il numero di infezioni sta calando. Il numero delle ospedalizzazioni non è più in aumento e quello dei decessi giornalieri sembra aver raggiunto un plateau a circa 140-150 morti al giorno. Si tratta di numeri riportati dalla stampa che fanno riferimento alle morti accadute nelle settimane precedenti.

Come è stato gestito l’aumento dei contagi? 

Non è stato gestito in nessun modo particolare. La situazione non è molto chiara. Il numero di infezioni è salito fino a raggiungere un plateau appena prima delle vacanze scolastiche. Queste hanno contribuito ad interrompere importanti vie di trasmissione, dai bambini in età scolastica ai genitori e ai nonni, per esempio, e da allora il numero di infezioni non è finora risalito.

Che cosa è cambiato? Merito della terza dose partita in anticipo rispetto a tutti gli altri paesi? O gli inglesi hanno cominciato a rispettare le regole di sicurezza basiche, come le mascherine in metropolitana?

No, assolutamente. Al momento la maggioranza delle persone non indossa più le mascherine, neanche in metropolitana. Quello che può essere successo è che abbiamo raggiunto un alto livello di immunità dovuta alle vaccinazioni e al fatto che da settembre in poi abbiamo registrato un elevato livello di infezioni, che hanno contribuito a creare maggiore protezione. Però è tutto da confermare, stiamo ancora cercando di capire meglio che cosa ha causato il declino delle infezioni.

Che tipo di emergenza hanno vissuto gli ospedali? 

Abbiamo assistito a un aumento del numero dei ricoveri dalla fine di settembre, particolarmente fra i soggetti adulti, e nelle fascia di età 65-84 anni, ma sembra che adesso le ospedalizzazioni legate al Covid stiano diminuendo. Il problema è che l’Nhs, il sistema sanitario inglese, è particolarmente sotto pressione, perché deve assolutamente ricominciare a fornire servizi sanitari negati nei due anni precedenti. Le corsie sono piene e ancora non si vedono segnali di rientro alla normalità. L’inverno, alle porte, sarà difficile, che ci sia il Covid o no.

E nelle terapie intensive? Sono state prese misure straordinarie?

Non che io sappia, ma anche lì la situazione resta difficile.

(Paolo Vites)

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