CRISANTI “NUOVI CRITERI ZONE ROSSE NON BASTANO”/ “Variante inglese Veneto? Chiudiamo”

- Silvana Palazzo

Secondo Andrea Crisanti, noto microbiologo dell'università di Padova, sono sbagliati i criteri per assegnare le varie regioni alle zone

andrea crisanti (Agorà)

Il microbiologo e professore dell’università di Padova, Andrea Crisanti, ribadisce il suo pensiero in merito alla divisione dell’Italia a colori: “I nuovi criteri sulle zone rosse non sono abbastanza – le sue parole ai microfoni di Radio Capital rilasciate stamane – vuol dire che si fa la zona rossa in Lombardia quando ci sono 10 mila casi, che sono troppi. Quando si arriva a quei numeri vuol dire che poi avremo un numero inaccettabile di morti”. Crisanti ha poi aggiunto, ribadendo: “Quando arriviamo a quei livelli crescono le possibilità di mutazioni. E questa non è una cosa buona mentre ci si vaccina: si aumenta il rischio che si generino varianti resistenti al vaccino”.

E a proposito di variante, c’è il forte rischio che l’impennata di casi di covid in Veneto sia strettamente legata alla variante inglese, e se così fosse “bisogna fare come in Gran Bretagna – ha proseguito Crisanti – tutto chiuso e strade d’accesso per la regione bloccate“. Tra l’altro se in Italia dovesse imporsi questa nuova variante “Allora per raggiungere l’immunità di gregge bisognerebbe superare la soglia del 70% di persone vaccinate”. Infine una frecciata al governo: “Ai cittadini arrivano dei messaggi incoerenti, tra cashback e negozi aperti non ci possiamo stupire che la gente giri per strada a fare acquisti. Io sono per misure chiare, semplici e annunciate con anticipo”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

CRISANTI “MORTI COVID? STRAGE EVITABILE. SERVE LOCKDOWN, NON ARLECCHINATA DI COLORI”

L’Italia deve cambiare passo nella battaglia contro il coronavirus, soprattutto ora che è partita la campagna vaccinale. A provare a mettere pressione al Governo è il professor Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia a Padova e da anni all’Imperial College di Londra. Ogni volta che si avvicina un nuovo Dpcm, il microbiologo ribadisce: «Le misure non bastano. Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione», afferma in un’intervista rilasciata oggi a La Stampa. Tra l’altro sta procedendo tutto per il meglio per le vaccinazioni in Italia, anche se per il microbiologo «il governo ha scelto la via più facile, cioè partire da medici e infermieri, mentre in altri Paesi sono state pensate altre priorità». Per Crisanti comunque è possibile completare la campagna vaccinale entro la fine dell’anno, seppur non semplice. Ma servirà l’impegno di tutti. A proposito di vaccino anti Covid, è inevitabile un riferimento alle perplessità che espresse tempo fa. «Dissi semplicemente che per decidere di vaccinarmi avrei aspettato la fine della fase tre e la pubblicazione dei dati. Appena tutto questo si è verificato mi sono vaccinato perché l’evidenza scientifica, seppure in una situazione di emergenza, giustifica una simile scelta», la spiegazione fornita ora da Crisanti.

LA RICETTA CRISANTI “LOCKDOWN E VACCINAZIONE”

Andrea Crisanti è preoccupato più dall’andamento dell’epidemia Covid che dai rifornimenti per la campagna vaccinale. Per questo nell’intervista a La Stampa ribadisce la sua strategia, che in fondo è sempre la stessa: «Farei un lockdown duro per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa». Una sorta di terapia choc per impedire che l’elevata trasmissione del coronavirus favorisca lo sviluppo di varianti che potrebbero creare dei problemi nella vaccinazione. Il riferimento non è a quella inglese, che pare non influire sull’efficacia del vaccino anti Covid. «Col passare del tempo potrebbero esserci altre varianti. Inoltre quella inglese, che si candida a diventare dominante, è difficilmente controllabile e potrebbe aumentare la soglia dell’immunità di gregge all’80%», avverte il microbiologo. Tornando poi alla questione del “sistema a colori”, quello che Crisanti definisce «arlecchinata dei colori», ha commentato la possibilità che il nuovo Dpcm imponga la zona rossa con 250 nuovi casi su 100mila abitanti. «È un passo avanti rispetto, ma abbasserei la soglia a 50-80».

CRISANTI “ZONE GIALLE SONO UN FALLIMENTO”

Il giudizio di Crisanti sul sistema a colori è netto: «Le zone gialle sono state un fallimento, specialmente in Veneto dove ci sono stati 5mila morti», dice a La Stampa. A proposito dell’alto numero di decessi: «È una strage inutile che poteva essere evitata. Invece di spendere in banchi a rotelle e bonus vacanze bisognava potenziare il sistema territoriale». Quello che si può fare ora per il microbiologo è portare la pandemia ad un livello tracciabile. Ma questo è possibile con un lockdown “vero” e il potenziamento dei test. «È anche la via più veloce per una vera ripresa economica». Infine, riguardo il fatto che il viceministro Pierpaolo Sileri abbia rivelato nel suo libro che voleva lui e il professor Massimo Galli nel Comitato tecnico scientifico (Cts), scontrandosi con le resistenze “dell’apparato”, Crisanti conclude: «Meglio, così posso esprimermi liberamente e senza avere problemi con persone con cui sono sempre stato in forte dissenso sulla gestione della pandemia». Il suo auspicio è che stavolta lo ascoltino.





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